ABBIATEGRASSO – Lunedì 31 dicembre ne ha scritto Giovanna Maria Fagnani sul “Corriere della Sera”: lo storico abbiatense Mario Comincini ha fatto un’ennesima straordinaria scoperta. Il volume, che giaceva sullo scaffale di un armadio tra vecchi messali, in tanti anni sarà capitato tra le mani di molti che, contrariamente a lui, non lo ha riconosciuto come un rarissimo esemplare di incunabolo. Per incunabolo si intende un libro non più manoscritto ma, dalla metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento, stampato grazie ai caratteri mobili: la Bibbia di Gutenberg fu il primo di questi libri. Libri ovviamente rarissimi e conservati in biblioteche importanti in ogni parte del mondo, come è anche per il nostro. Esso fu stampato nel 1492, si tratta di uno dei 50 esemplari di “Chronica bossiana”, così chiamata perché scritta dal notaio Donato Bossi, una storia di Milano dalla creazione del mondo ai giorni in cui il manoscritto fu affidato allo stampatore Antonio Zarotto, tra i primi tipografi milanesi. Chiediamo a Mario Comincini di raccontarci il momento del ritrovamento: “Lo scorso mese di agosto, mentre consultavo l’archivio della parrocchia di Bernate Ticino durante la preparazione del libro “Magenta e Bernate Ticino in età sforzesca” di cui è editore il Centro Studi Kennedy di Magenta, accompagnato da Roberto Zaninelli, responsabile dell’archivio, in mezzo a messali ho notato un libro che per le dimensioni non poteva essere un messale e così mi sono ritrovato tra le mani un volume rilegato in pergamena, molto ben conservato. Bastò aprirlo alla prima pagina per leggerci “«Chronica  bossiana», la celeberrima e rarissima opera scritta in latino e dedicata a Gian Galeazzo Maria Sforza. Si tratta di per sé di un libro prezioso e quindi con un alto valore commerciale (NDR: dal “Corriere” precisato in 14.000 euro, come si può anche rilevare nel sito di una prestigiosa libreria antiquaria milanese). Ma la copia di Bernate è ancora più rara, perché qualcuno l’ha continuata dopo il 1492, anno della sua edizione, annotando su una pagina bianca alcuni fatti storici posteriori, come la morte di Alessandro VI nel 1503, le imprese di suo figlio Cesare Borgia e la sommossa popolare a Genova nel 1506 e 1507. Come arrivarono quelle notizie nella canonica agostiniana posta tra i boschi del Ticino e il Naviglio Grande? E chi fu il continuatore del Bossi? Un particolare ci assicura che l’incunabolo appartenne alla biblioteca della canonica, perché nell’elenco degli arcivescovi milanesi, da S. Barnaba a Guidoantonio Arcimboldi, posto in fondo al volume, risulta evidenziato il nome di papa Urbano III Crivelli, che appunto fu arcivescovo di Milano ma anche fondatore della canonica stessa nel 1186″. Al nostro giornale Comincini ha fornito la foto della prima pagina del libro, finora mai pubblicata, e quindi lo ringraziamo per questa esclusiva. Enrica Galeazzi

 

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