TREZZANO S/N – Riceviamo e pubblichiamo da Andrea Pasini, giovane imprenditore di Trezzano sul Naviglio: “Solo legittimando pienamente il diritto e il dovere delle Forze dell’ordine di usare l’arma che lo Stato da loro in dotazione, potremo garantire il primato della legge e la sicurezza dei cittadini. Non possiamo in alcun modo dubitare da che parte stare tra le Forze dell’ordine e tutti i nemici dello Stato cioè chi delinque non rispettando le leggi e le regole.           Le Forze dell’ordine sono istituzionalmente preposte alla tutela della vita e alla salvaguardia dei beni dei cittadini, compresi la propria vita e i propri beni. Le Forze dell’ordine sono l’argine  a difesa dello Stato di diritto e della democrazia. Io sono Andrea Pasini un giovane imprenditore di Trezzano Sul Naviglio in provincia Milano e non ho vergogna di dire che se le Forze dell’ordine non vengono messe nella condizione di adempiere al proprio dovere istituzionale s’ingenerano l’arbitrio e il caos e si afferma la legge della giungla, la supremazia del più violento. Per cui solo legittimando pienamente il diritto e il dovere delle Forze dell’ordine di usare l’arma che lo Stato da loro in dotazione, potremo garantire il primato della legge e la sicurezza dei cittadini. Ricordo a chi oggi grida allo scandalo invocando giustizia per il rapinatore ucciso da un carabiniere pochi giorni fa a Napoli Che nel 2008 un Ufficiale dei Carabinieri  venne barbaramente freddato da un rapinatore quindicenne intento a rapinare un ufficio postale. Questo delinquete freddo con vari colpi di pistola un’altro giovane ragazzo di 30 anni, un Ufficiale dei dell’Arma dei Carabinieri che si chiamava Marco Pittoni. I familiari del sottotenente Pittoni non distrussero nessun ospedale, non espressero nessuna indignazione, non lanciarono nessun grido di vergogna  in TV, sui giornali o sui social, solo silenzio e si rinchiusero nel Loro dolore più profondo. Alla mamma del povero Marco gli fu consegnato un tricolore e una medaglia di ferro d’orata. Io vorrei tanto sapere dove erano quelli che oggi si indignano e gridano vendetta per la morte di un rapinatore quando quel servitore dello Stato fu brutalmente ucciso? Certamente è sempre una tragedia la morte di una persona sopratutto se giovane come il quindicenne rapinatore di Napoli, ma se non avesse scelto di andare armato a fare una rapina oggi ci sarebbero due vite rovinate in meno: la sua e quella del carabiniere che è vero che a differenza del rapinatore è ancora vivo ma che moralmente dopo ciò che gli è successo ha perso una parte della sua anima che sarà morta per sempre.
Volevo ricordare ciò che successe a Londra lo scorso 29 novembre il terrorista islamico Usman Khan, 28 anni, cittadino britannico di origine pachistana, fu ucciso dalla Polizia dopo aver accoltellato a morte due persone sul London Bridge, perché aveva addosso un giubbotto esplosivo poi rivelatosi falso. Di fatto Usman Khan fu giustiziato dai tre poliziotti accorsi dopo che tre persone, tra cui un ergastolano, erano riusciti a neutralizzare il terrorista islamico investendolo con il getto di un idrante e a sottrargli il coltello. I poliziotti dopo averli allontanati hanno sparato su Usman Khan quando era a terra disarmato. Il fatto che terrorista islamico avesse addosso un giubbotto esplosivo, rivelatosi solo dopo che era falso, ha formalmente legittimato l’esecuzione capitale a distanza di pochi metri. In quella circostanza nessuno ha obiettato sull’operato delle Forze dell’ordine. Nessuno ha finora denunciato un uso eccessivo e improprio della forza, o la violazione delle leggi di uno Stato di diritto. In Gran Bretagna, culla della democrazia, del multiculturalismo e dello Stato di diritto, si considera legittimo che le Forze dell’ordine eseguano una condanna capitale sul campo di battaglia uccidendo a freddo un terrorista islamico già neutralizzato, disarmato, accasciato per terra, perché si è ritenuto un diritto e un dovere uccidere un criminale che avrebbe potuto continuare a provocare altre morti facendosi esplodere.
Ebbene, anche nella tragica vicenda del carabiniere di 23 anni che sabato scorso a Napoli si è trovato con una pistola puntata alla tempia, rivelatosi solo dopo finta, e che si è difeso sparando ed uccidendo il potenziale assassino, un ragazzo di quindici anni dedito al furto, ha adempiuto al proprio diritto e dovere istituzionale di tutelare la vita e salvaguardare i beni dei cittadini, compresi la propria vita e i propri beni. Ma in Italia, a differenza della Gran Bretagna, il carabiniere è indagato di omicidio volontario. Probabilmente verrà sospeso dal servizio e dallo stipendio in attesa della sentenza. Dovrà pagarsi di tasca sua l’avvocato. Ma soprattutto è già stato additato dalla stampa come il vero criminale.

Io sempre più con convinzione e decisione sto e starò sempre dalla parte delle Forze dell’ordine ed in questo caso io sto dalla parte del Carabiniere. Dobbiamo sempre di più acquisire la consapevolezza che senza delle  Forze dell’ordine  forti e adeguate la vita e i beni di noi tutti saranno perennemente minacciati. Dobbiamo mobilitarci affinché le Forze dell’ordine siano pienamente tutelate dalla legge e che la Magistratura si limiti a far rispettare la legge in ugual modo su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo aver del tutto chiaro che le Forze dell’ordine solo se hanno il diritto e il dovere di usare l’arma d’ordinanza vengono messe nella condizione di garantire la sicurezza e la giustizia. Non possiamo in alcun modo dubitare da che parte stare tra le Forze dell’ordine e tutti i nemici dello Stato di diritto”. Andrea Pasini Trezzano Sul Naviglio

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