ABBIATEGRASSO – Navate gremite, venerdì sera nella chiesa di Santa Maria Nuova, di autorità, non solo abbiatensi ma anche provenienti dal circondario, e di cittadini, appassionati di musica classica e non, lì per assistere al Concerto “Pietà popolare e sofferenza nella musica del ‘700” proposto dall’Accademia dell’Annunciata. Valeriano Puricelli, presidente dell’associazione “Lo Scrigno della Musica”, ha ringraziato i presenti e quanti hanno permesso la realizzazione dell’evento, sottolineando che “c’è bisogno di ripartire, anche attraverso l’arte”. Ha poi spiegato le motivazioni dell’iniziativa, promossa proprio in questo momento: il concerto è stato dedicato a quanti se ne sono andati a causa della pandemia e a coloro che in ogni ambito hanno offerto aiuto e collaborazione per superare un momento molto difficile per tutti. E’ seguito un momento toccante, quando è stata proposta la lettura di una lettera inviata dall’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, che ha espresso la sua vicinanza alla comunità abbiatense, condividendo i sentimenti che hanno motivato l’evento: “ Nel ricordo struggente delle vittime del Covid, le parole talora non bastano, le lacrime finiscono e il dolore ancora vuole esprimersi. Serve la musica. La gratitudine per chi si è prodigato nella cura dei malati non ha bisogno di premi, di riconoscimenti. Serve la musica”. E’ poi intervenuto il sindaco Cesare Nai, che si è detto emozionato per il momento solenne e doveroso: “E’ giusto, nei momenti che vivremo in questi giorni di festa della nostra città, gioiosi momenti di socialità e incontro, fermarsi un attimo a riflettere, a pensare alle persone che non ci sono più e al dolore delle loro famiglie. Un pensiero va rivolto anche a quanti hanno dato il massimo della dedizione perché la nostra vita continuasse. E’ giusto dedicare un pensiero a loro con la musica e con l’eccellenza dell’Accademia dell’Annunciata, perché la sofferenza anche nel passato è stata espressa spesso con la musica”. Anche mons. Innocente Binda, parroco di Santa Maria Nuova,  ha voluto esprimere un breve commento: “La pietà popolare, presente nel titolo dato al concerto di questa sera, dava un volto alla comunità. Ma c’è ancora una comunità che ha un volto, si identifica in alcuni valori oppure vi è il rischio di avere una comunità dispersa e confusa? Questo evento ci aiuti a ripensare, per ritrovare per noi dei valori, degli ideali che abbiano a caratterizzarci come comunità. Questa è la sfida. Lasciamoci non solo commuovere dalla musica, ma anche muovere, camminare insieme per qualcosa di bello e grande”. La parola è, quindi, stata data alla musica con la prima Sonata dello “Stabat Mater” di Pergolesi, seguita da un minuto di silenzio in ricordo di chi ha dato la vita vittima della pandemia. Altri pezzi sono stati eseguiti con maestria dagli orchestrali e seguiti con emozione dal pubblico. E l’alternanza di brani lenti e malinconici con pezzi più veloci e allegri ha ben reso il ricordo dei tempi difficili vissuti e la speranza in un presente e in un futuro migliori. M. B.

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