ABBIATEGRASSO – Al rientro dalle festività natalizie, l’Istituto IIS Bachelet offre agli studenti un ritorno alle attività didattiche degno di nota. Martedì 11 gennaio è stata ospite la giornalista freelance Sara Manisera, giovane reporter che nel curriculum può già vantare collaborazioni con testate ed emittenti di peso nazionale e internazionale come Al Jazeera, Rai 1 e la Repubblica. Il suo lavoro di cronista si è svolto soprattutto in Paesi in gravi situazioni di disagio civile, politico e militare come la Siria, il Libano, la Tunisia e l’Iraq. Da quest’ultimo Stato si è sviluppata la prima parte dell’incontro. Il fil rouge della lezione è il consumo alimentare, le sue relazioni e i suoi effetti. Gesti per noi normali, come comprare i pomodori d’inverno, hanno, in larga scala, impatti devastanti di cui neppure siamo consapevoli. Gran parte dei settori industriali più inquinanti, come quello alimentare (agricoltura e allevamento), o quello energetico, fa affidamento quasi totale sul petrolio e i suoi derivati. Gli insetticidi e gli anticrittogamici utilizzati nell’agricoltura in serra non solo contribuiscono a creare un prodotto malsano per i consumatori, ma hanno anche un’influenza sul mercato petrolifero. Buona parte delle Nazioni che detengono le più grandi riserve di oro nero al mondo si trovano in Medio Oriente, come l’Iraq. Conosciuto un tempo come “la Terra dei fiumi”, questo Stato versa oggi in una situazione tragica, causata dalla penuria d’acqua. Il susseguirsi di eventi avversi nel corso degli ultimi 30 anni ha provocato una crisi umanitaria: lo sfruttamento idrico dei fiumi Tigri ed Eufrate da parte di Turchia, Siria e Iran, la distruzione delle infrastrutture durante la Guerra del Golfo e delle guerre civili, l’utilizzo dell’acqua come arma da parte dell’ISIS attraverso il controllo delle dighe e l’inquinamento dei canali provocato dal petrolio e dai rifiuti. Questo accanimento politico, economico e militare ha come unica vittima la popolazione irachena, che da decenni non trova pace a casa propria. Un modo di combattere questa situazione è stato proposto dall’ospite: acquistare e consumare prodotti biologici e a filiera controllata, o consumare meno carne, sono piccoli accorgimenti che possono aiutare il sistema a convergere verso una realtà più sana e con meno effetti collaterali per altre persone. “Di chi sono le mani che raccolgono la frutta e la verdura che arriva sulla nostra tavola? Chi sono queste persone? Che storie hanno? Quanto sono pagate?”. Sara Manisera riassume attraverso queste domande il suo libro “Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne”, libro dal quale parte la seconda sezione dell’incontro. Seguendo il ciclo delle stagioni, la giornalista ha assistito e studiato la raccolta dei prodotti agricoli in varie regioni italiane, come il pomodoro nelle estati pugliesi o le mele nei freddi autunni del Piemonte. La prima domanda ha trovato risposta immediatamente: a raccogliere frutta e verdura nel nostro Paese sono gli stranieri. Il fenomeno del caporalato nasce nell’ottocento, quando la manodopera era ancora italiana. Al giorno d’oggi ad essere sfruttati sono gli stranieri in cerca di lavoro, provenienti dall’ Est Europa, dal Nordafrica e dall’Africa sub-sahariana. Le condizioni lavorative documentate da Sara Manisera sono disumane: salari ridicoli senza contratto, 12 ore di lavoro al giorno sotto il sole cocente o la pioggia battente, senza alcun diritto o tutela. La passione e il trasporto emotivo dell’ospite hanno reso l’incontro estremamente interessante e formativo. In fondo non poteva essere altrimenti, Sara Manisera ha fatto del suo lavoro una missione e ciò è risultato a tutti i presenti oltremodo evidente. Alessandro Gastaldi

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