ABBIATEGRASSO – Attorno a una montagna di fascine da bruciare, nella ricorrenza di Sant’Antonio Abate, si radunavano un tempo le famiglie del contado con tanta voglia di scacciare l’inverno e far tornare la bella stagione; le ceneri venivano poi raccolte in sacchettini da tenere in tasca per allontanare le malattie. Attorno a uno scoppiettante falò acceso in uno spiazzo erboso dell’oratorio, domenica pomeriggio, si sono ritrovate le famiglie che fanno capo alla parrocchia di Sant’Antonio Abate a Castelletto, per trascorrere alcune ore insieme in allegria, mangiando dolci frittelle e bevendo vin brulé. Non sono mancati i momenti di preghiera e i canti di lode al Santo Patrono e al Signore per invocare la sua benedizione su “bipedi e quadrupedi”, riuniti attorno al parroco, don Pierangelo Garavaglia. Ricorrendo la Festa Patronale della parrocchia, i fedeli hanno vissuto diversi momenti significativi. Durante la S. Messa solenne celebrata in mattinata, si è assistito allo svelamento e alla benedizione del bellissimo dipinto di Camillo Procaccini che, riportato al suo antico splendore, è tornato al suo posto in una cappella della chiesa. Il quadro, che rappresenta la Madonna Assunta circondata da angeli in volo, con la veduta in un paesaggio bruno con tocchi di azzurro degli apostoli al sepolcro, è stato donato alla parrocchia di Castelletto dalla famiglia Cittadini probabilmente nel 1697 ed ora, restaurato, lo si può ammirare in tutta la sua luminosità. Nel pomeriggio alle 16.00 è iniziata in chiesa la liturgia vespertina, con canti, preghiere e la narrazione della vita del Santo, mentre sul sagrato pian piano arrivavano con i loro padroni gli animali desiderosi di ricevere la benedizione, cani di diverse taglie che abbaiavano impazienti nell’incontro con i propri simili. Alla fine del Vespro, i sacerdoti sono usciti sul sagrato e don Pierangelo ha impartito la benedizione con queste parole: “Gli animali sono creature poste da Dio al nostro servizio, sono un aiuto e un sostegno nella fatica quotidiana, partecipano al patto di alleanza con noi; per intercessione di Sant’Antonio, fa’, o Dio, che sappiamo servirci di loro saggiamente, riconoscendo la dignità e il limite della nostra condizione umana”, passando poi a benedire ad uno ad uno gli animali presenti. Tutti si sono, quindi, messi in fila per il controllo del green pass all’ingresso dell’oratorio, dove in cortile, sorseggiando vin brulè e gustando le carsenze, hanno atteso il momento in cui il fuoco è stato appiccato alla catasta di legna e sterpaglie allestita in mezzo all’erba. Il bagliore delle fiamme, dapprima piccole e basse, poi sempre più grandi e alte, fatto questo ritenuto di buon auspicio, ha ridato allegria a piccoli e grandi, andati a rifocillarsi con bevande calde e a scambiare quattro chiacchiere con amici e conoscenti, o fermi in solitudine e in silenzio davanti al falò scoppiettante ad aspettare che la legna diventasse cenere infuocata. Negli sguardi e nei pensieri si leggeva il desiderio di ognuno che quello fosse, come ai vecchi tempi, un rito propiziatorio, che allontanasse i rigori dell’inverno e sollecitasse l’arrivo della stagione più mite, ma esorcizzasse anche gli eventi negativi dell’esistenza, nel nostro caso la pandemia che ancora opprime il mondo, il terribile virus che in tutte le sue varianti non sembra deciso a lasciarci tanto presto. Mariagrazia Broglia  

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