ALBAIRATE – Il 30 giugno si è svolta la terza e ultima serata con il prof. Gianluca Fumagalli, docente a Milano e negli Stati Uniti di cinema e regista di film e serie tv premiati in festival internazionali.

L’incontro ha visto partecipi un gruppo numeroso di cittadini albairatesi, incuriositi dai precedenti due incontri, che hanno deciso di approfondire il genio di Pier Paolo Pasolini attraverso la visione di spezzoni di uno dei film più caratteristici del celebre regista, ossia “Uccellacci e uccellini”.

Qui vediamo ancora una volta Pasolini percorrere l’Italia degli anni ‘60 in continuo cambiamento, lo spettatore si ritrova oltre la periferia di Roma, in una campagna abbandonata che vede protagonisti Totò, la più grande maschera del cinema popolare italiano, e Ninetto Davoli. Il film non è però un film popolare, è un film inusuale e molto poco tradizionale, un tipico film anni ‘60, molto moderno e contemporaneo.

Proprio per questo il regista, come spiegato dal prof. Gianluca Fumagalli, coinvolge Ennio Morricone per l’accompagnamento musicale; la musica, infatti, prevede nella prima parte la presenza di chitarre elettriche del pop con sfumature del western, nella seconda parte invece un coro apocalittico che canta “Fischia il vento”, riadattamento della canzone popolare sovietica “Katiuscia”.

L’idea fu quella di far cantare i titoli di testa, idea altamente originale e sbarazzina, e la voce che si sente cantare nel film è quella di Domenico Modugno, all’epoca il più grande cantautore italiano, famoso in tutto il mondo, solo otto anni prima aveva inciso “Nel blu dipinto di blu” e “Volare”. 

Il film comincia con una citazione ideo-comica che fa sorridere. Siamo su una strada che sembra non portare da nessuna parte, ma che ci porta ad un viadotto interrotto. Vediamo il protagonista Totò camminare sulla strada insieme al figlio Ninetto, strade che percorreranno per tutto il film. Saranno poi i personaggi e i paesaggi più o meno estremi che incontreranno che faranno la storia di questo film, perché siamo davanti a una pellicola senza trama, una pellicola picaresca. Totò inizia il film con un monologo sulla morte che riecheggia la sua poesia ‘A Livella pubblicata un paio d’anni prima. Egli, principe della risata, ha tutte le qualità per interpretare il malinconico Don Chisciotte del film d’autore e d’arte e cultura.

Il Sancho Panza di Totò è Ninetto Davoli, colui che viene dalle borgate e che non ha ancora compiuto 18 anni. Il terzo personaggio è un corvo ciarliero che accompagnerà Totò e Ninetto sulla loro lunga strada moralizzando secondo la sua ideologia e raccontando la favola di secoli prima con Totò e Ninetto seguaci di Francesco D’Assisi.

Il prof. Gianluca Fumagalli ha accompagnato l’incontro con curiosità che hanno intrattenuto ancora di più i presenti, come il fatto che Totò all’epoca fosse quasi completamente cieco e questo rese difficile il processo del doppiaggio che si risolse con l’aiuto di Oreste Lionello.

Vediamo quindi un Totò non più solo come maschera, ma come attore stanco e cieco capace di raccontare la storia che sta vivendo, ma anche la nostra, solo attraverso piccoli movimenti degli occhi o del viso.

Pier Paolo Pasolini afferma che “Uccellacci e uccellini” è stato il film che più ha amato, perché fu il più povero e bello, ma soprattutto grazie alla collaborazione con Totò e con Ninetto Davoli.

Fu proprio grazie a questo film che Totò fu insignito al Festival del Cinema di Cannes con il Nastro d’Argento al miglior attore protagonista e con il Logo D’Oro al miglior attore.

Vediamo come Pasolini, quindi, prende gusto a raccontare favole, e lo fa anche quando decide di girare una parodia dell’Otello di Shakespeare in “Che cosa sono le nuvole?”, cortometraggio a colori dati dalla pittura che ricopre il corpo dei personaggi, che ancora una volta sono Totò e Ninetto Davoli.

Con queste pellicole Pasolini sottolinea il suo essere una forza del passato, come egli stesso afferma, che si oppone a un’Italia degli anni ‘60 in continuo mutamento. Irene Morini

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