ABBIATEGRASSO – Uno studio importante e ambizioso che ha coinvolto più di 1.300 persone in un percorso di 5 anni. Grazie alla loro disponibilità e al loro impegno sono stati raccolti dati importanti per la ricerca che la Fondazione “Golgi-Cenci” mette a disposizione del mondo scientifico per conoscere meglio il cervello umano, il suo funzionamento, con l’obbiettivo di combattere una grave malattia, l’Alzheimer, e le altre demenze senili. I cittadini di Abbiategrasso delle classi 1935-1936-1937-1938 e 1939 hanno donato volontariamente il proprio tempo sottoponendosi ad una serie di esami, domande, test, attraverso cui è stato possibile raccogliere dati sulle loro abitudini di vita, la loro condizione di salute, le loro funzioni mentali. Sabato pomeriggio sono stati resi pubblici i risultati di questo studio, che si chiama “InveCe.Ab” (Invecchiamento Cerebrale in Abbiategrasso). Il salone dell’immenso stabilimento Mivar, messo gentilmente a disposizione dal suo proprietario Carlo Vichi, ha ospitato oltre 500 persone delle 1.000 arrivate alla fine dei 5 anni di studio (nel 2010 erano partiti in 1.321, nel 2014 sono rimasti 1.010 per via di alcuni rifiuti. Un risultato comunque incredibile, 85,7 % della popolazione iniziale). Dopo il saluto di Gianfranco Platti, presidente della Fondazione “Golgi-Cenci” che ha ringraziato tutti i partecipanti, il dott. Antonio Guaita, direttore della Fondazione, ha introdotto tutti gli altri ospiti sul palco, dando vita ad un piacevole pomeriggio, durante il quale si sono intervallati momenti di musica e poesia (si sono esibiti Lucio Da Col, Enrico Cislaghi e la poetessa Calicantus) all’esposizione dei dati scientifici. Dopo la commovente lettura di un brano della scrittrice abbiatense Maria Pia Trevisan dedicato alla Mivar dove ha lavorato per una vita, è intervenuto il sindaco Pierluigi Arrara che ha detto: “La grandezza di una nazione si misura dall’attenzione che dà agli anziani e ai bambini. Questa ricerca coinvolge gli anziani ma guarda al futuro… E’ una scommessa che la città ha abbracciato con grande interesse” e ha poi ringraziato il padrone di casa, Carlo Vichi. Ha preso parola il prof. Marco Racchi che insegna Farmacologia all’Università di Pavia, con la quale la Fondazione collabora, da 20 anni si occupa di invecchiamento e ha parlato dell’importanza della ricerca e del lavoro dei giovani ricercatori. Sergio Masini, presidente del Lions Club Abbiategrasso che sostiene questo studio, ha ringraziato tutte le persone che vi partecipano: “Voi offrite tempo per la ricerca sull’invecchiamento, in questo modo altre persone potranno migliorare la loro vita. Nella vita non puoi andare lontano se non hai fatto qualcosa per gli altri”. Come si è svolto questo studio, primo in Italia? A tutti è stata chiesta la partecipazione ad un primo appuntamento per eseguire un prelievo ematico, l’intervista sociale e il test della velocità del cammino; poi un secondo appuntamento per il colloquio con l’esecuzione dei test delle funzione cognitive e della visita medica per un impegno complessivo di oltre tre ore (per tre volte, nel 2010, 2012 e 2014). Il 54% dei partecipanti sono donne, il 46 % uomini. La classe più numerosa è quella del 1938. Il 57% è andato a scuola per un massimo di 5 anni, hanno studiato più a lungo gli uomini (52%). La maggior parte ha svolto un’attività di tipo manuale nella propria vita (operaio, artigiano, agricoltore), significativa la presenza di casalinghe. Attività altamente qualificate come imprenditori, professionisti, dirigenti, insegnanti sono un caratteristica più maschile. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, come spiegato dal dott. Daniele Zaccaria, consumare frutta fresca è un’abitudine quotidiana del 96% degli uomini e 97% delle donne, solo il 24% mangia pesce due volte alla settimana e sono soprattutto quelli della classe 1939. “La dieta mediterranea, il livello di istruzione, camminare sono elementi protettivi” ha detto il dott. Ceretti, a cui abbiamo chiesto un commento sulla ricerca. Sono i nati del 1935 a camminare di più e usare più spesso la bicicletta per le attività quotidiane, mentre per l’attività fisica e il divertimento per mantenersi in forma i più attivi sono i nati nel 1939. Passiamo alle brutte abitudini: l’83% degli uomini e il 49% delle donne consuma alcolici (moderatamente, nei pasti). Solo il 12% degli uomini e il 7% delle donne fumano ancora, mentre, dato ammirevole, il 78% delle donne non ha mai fumato e il 54% degli uomini ha smesso. Per quanto riguarda il tempo libero: il 91% guarda la tv, il 61% legge giornali, il 40% ascolta musica, il 26% fa la Settimana Enigmistica, il 35% delle donne legge libri e fa lavori a maglia, il 41 % degli uomini gioca a carte e lavora nell’orto. Tecnologia: l’80% usa un cellulare, il pc viene utilizzato solo dal 20 % e sono uomini delle classi 1938-39. Interessanti i dati emersi dai test delle funzioni mentali: nel test di memoria di una lista di parole, è risultato che le donne apprendono in media più parole ma nel corso tempo la differenza tra maschi e femmine diminuisce. Maggiore l’abilità degli uomini nei test visuo-spaziali. Prestazioni elevate al test di cognitività globale è tra le donne, tra chi ha più di 5 anni di scolarità e tra chi ha svolto lavori non manuali. I problemi di salute più frequenti sono la pressione alta (58%), diabete e colesterolo (40%), problemi muscolari e articolari (30%). In media la propria salute, su una scala da 0 a 10, è stata valutata 7,5. Quasi il 40% dice di avere problemi di memoria ma solo nel 9% dei casi interferiscono nel proprio quotidiano. In media si assumono 3 farmaci al giorno, ma il 10% non assume farmaci. E’ stata inoltre creata una banca di materiale biologico, un patrimonio importante per la ricerca scientifica a livello internazionale. I campioni sono conservati a –80°, possono essere studiati anche dopo anni. La Biobanca conta 27.306 provette tra sangue e plasma, è stato estratto il DNA di 1.317 persone. La ricerca InveCe.Ab si completa con la Banca del cervello. Ogni cervello è unico, è risultato di uno stile di vita, di un tipo di alimentazione e di un corredo genetico, per questo il laboratorio neuropatologico deve studiare dei cervelli che abbiano una “storia”. Tutte le informazioni sulla “storia” di ogni cervello sono state raccolte attraverso la ricerca, per questo sarebbe utile poter comparare questi dati con il cervello delle persone che hanno partecipato: sono quindi state invitate ad aderire al programma di Donazione della Banca del cervello, che ora conta 150 partecipanti (100 dello studio Invece.Ab e 50 esterne, infatti chiunque può scegliere di donare post mortem il proprio cervello alla ricerca). Non ci sono spese per diventare donatori, anzi si usufruisce di un esame del sangue e di una valutazione neuropsicologica gratuiti, e si può partecipare ad eventi ricreativi e di informazione scientifica organizzati dalla Fondazione. Grazie agli abbiatensi che si sono resi disponibili per essere “studiati” si ha quindi a disposizione una risorsa incredibile per la ricerca, affinché si possa invecchiare sempre meglio, conservando il più possibile la memoria e le altre funzioni mentali. Di sicuro la più bella eredità da lasciare ai posteri. S.O.

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