ABBIATEGRASSO – Piccoli frammenti ossei racchiusi in una teca d’argento costituiscono le reliquie dei tre Re Magi che, accompagnate da una pergamena che ne certifica contenuto e provenienza, sono state donate alla Confraternita del Santissimo Sacramento e da questa consegnate alla parrocchia di Santa Maria Nuova durante una breve cerimonia che si è svolta in Basilica mercoledì 5 gennaio alle ore 17.30, nella vigilia dell’Epifania. Un momento di preghiera vissuto dai fedeli, che hanno rivolto ai Magi diverse invocazioni, concluse dalla benedizione impartita per loro intercessione da mons. Innocente Binda, che poco prima aveva espresso questo pensiero: “Pensiamo già da stasera ad essere dono gratuito che possiamo offrire a chi vive la difficoltà, la solitudine, la sofferenza e chiediamo a Dio la forza di riscoprire la gioia e di fare questo percorso come i Magi, guardando in alto camminando e offrendo noi stessi”. Il parroco di Santa Maria Nuova, durante la S. Messa vigiliare, ha parlato diffusamente nell’omelia della figura dei tre Magi e della Stella che li ha guidati alla capanna d Gesù appena nato. Se la loro identità storica è sconosciuta, non possiamo dire che non sono realmente esistiti, sono solo un’invenzione letteraria dell’Evangelista per dire che Gesù si rivela a tutti i popoli. La parola ‘Magi’ è già una carta d’identità, prima dei Vangeli, ne parla lo storico greco Erodoto, che li descrive come una delle sei tribù dei Medi, popolo dell’Iran; essi costituivano la casta sacerdotale, ma coltivavano anche l’astronomia. In quanto astronomi, è plausibile che si siano messi in viaggio seguendo una stella, un segno del cielo. Sulla stella che li ha guidati sappiamo tutto e possiamo parlare con certezza scientifica dal 1925, quando nei pressi dell’antica Babilonia è stata riscoperta una tavoletta d’argilla che parla di una grande congiunzione tra Saturno e Giove, nell’anno della nascita di Gesù, che crea una luce luminosissima. Già Keplero aveva osservato come questa congiunzione avvenga ogni 794 anni, solo in quell’anno si è verificata per ben tre volte, il 29 maggio, il 1° ottobre e il 5 dicembre. La stella che guida i Magi è qualcosa di concreto. Nella tradizione ebraica poi Giove è simbolo del re, Saturno del sacerdote, e anche ciò assume un profondo significato. Letteratura e leggenda del resto abbondano: la fantasia dei popoli e delle culture ha cercato di dare ai Magi un volto, un nome, una diversa provenienza, per rappresentare in loro tutte le razze, tutte le età, tutti i popoli. I loro nomi: Gaspare, il nero della Nubia; Baldassarre, il giovane dell’Iran; Melchiorre, l’anziano fenicio. Perché la tradizione ne ha sempre rappresentati tre? Perché allora erano solo tre i continenti conosciuti, quindi in loro si vedevano rappresentati tutti i popoli della Terra, che rendono omaggio al Signore Gesù, venuto per tutti, come previsto dal profeta Isaia. “Ma cosa dice a noi, uomini di oggi, l’esperienza dei Magi? – si è chiesto don Innocente a conclusione dell’omelia – Essi ci invitano a essere cercatori di Dio, non superficiali e banali, ma attenti e profondi. Non erano sprovveduti, erano persone che sapevano guardare, osservare, discernere, decidere con sapienza. Quante volte avranno osservato il cielo e le stelle, perché seguirne una? Perché rischiare un viaggio con disagi e difficoltà? La loro risposta: abbiamo visto spuntare la Sua stella, abbiamo capito che quella luce è unica, è segno di qualcosa di grande che vogliamo incontrare. Anche noi, dunque, come i Magi, dobbiamo decidere per cosa e chi vale la pena vivere la nostra vita. Solo chi cerca Gesù lo può trovare, solo chi trova Gesù prova una gioia immensa. Mettiamoci in cammino anche noi, come i Magi, cerchiamo Gesù e quella gioia che potremo offrire a tutti i nostri fratelli”. Alla fine della S. Messa, ai piedi dell’altare il sacerdote ha tenuto in braccio Gesù Bambino, mentre il popolo dei fedeli, ad imitazione dei Magi, in fila si è diretto verso di Lui e, giuntogli dinnanzi, ciascuno gli ha rivolto un piccolo inchino. M.B.

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