Sono Andrea Pasini un giovane imprenditore di Trezzano Sul Naviglio. Vorrei lanciare un messaggio forte e chiaro a tutte le lobby romane di sinistra marce e opportuniste che fino ad oggi hanno gestito la televisione di stato come se…

Foa sì. Foa no. La macchina del fango è entrata in gioco contro Marcello Luigi Foa, milanese nato il 30 settembre 1963, di professione giornalista e saggista. Il 27 luglio è stato proposto dal Governo Conte, la santa alleanza Lega-M5S, come nuovo presidente della Rai. La sinistra si è alzata, all’unisono, in piedi per dire no. Andrea Marcucci, capogruppo Dem al Senato, afferma: “Ci opporremo in tutti i modi all’elezione di Marcello Foa a presidente della Rai. Ci appelliamo a tutte le forze di opposizione affinché impediscano che un amico di Putin, un giornalista-editore che ha fatto campagne contro i vaccini, diffuso fake news, ingiuriato il capo dello Stato, possa presiedere il servizio pubblico. Come ha detto il collega Faraone, il 1 agosto daremo battaglia”. Parla di battaglie, sempre e solo in difesa del padrone contro la realtà. Ma il Partito Democratico e Liberi&Uguali non sono gli unici ad avversare Foa verso la presidenza del servizio pubblico, in prima fila c’è anche Forza Italia.Un partito che traballa, che non ascolta più il popolo, che è divenuto portavoce delle guerre della sinistra, pur di fare lo sgambetto a Matteo Salvini, si è affidata alle parole di Giorgio Mulè: “Il metodo utilizzato dal governo – ha asserito ai microfoni di TgCom24 – ci ha sorpreso trattandosi di individuare e proporre una figura di garanzia qual è il presidente della Rai. Per una figura del genere e per la maggioranza che richiede, i due terzi e dunque non solo i voti della maggioranza, era necessario una verifica preliminare. Il governo ha inteso invece sottoporre alla Vigilanza un candidato che per le posizioni espresse e i giudizi anche su importanti figure istituzionali come il presidente della Repubblica ha incontrato immediatamente il ‘no’ di Pd e LeU. Nessuno pensa che esista una figura che raccolga il 100 per cento dei consensi, ma il momento dell’informazione che viviamo pretendeva la più ampia condivisione. Il nome di Foa non la avrà ed è una certezza e questo contraddice lo spirito della nomina. Quanto a noi abbiamo tempo fino a mercoledì per verificare se è possibile ritrovare questa condivisione. Lo stiamo facendo e continueremo a farlo”. A ruota la capogruppo di FI alla Camera dei deputati, Maristella Gelimini, rincara la dose: “La maggioranza, prima di proporre un suo nome per la presidenza della Rai, avrebbe dovuto avviare un’istruttoria tra i gruppi parlamentari presenti in commissione di Vigilanza Rai e solo dopo esprimere un candidato di sintesi, in grado di avere il voto dei 2/3 dei componenti, necessari per concludere l’iter. Proponendo Foa al buio, il governo ha utilizzato un metodo sbagliato. Forza Italia farà un’attenta riflessione, ma al momento il nostro voto è no”.Si parla, a spron battuto, di notizie false, fake news. Della difesa dell’informazione. Ma la realtà è che si vuole impedire ad un allievo di Indro Montanelli, ad un giornalista che viene dalle scomode poltrone del glorioso Il Giornale, di sedere sullo scranno della Rai. Foa, non più di 10 giorni fa, aveva annunciato una querela, come ricorda Il Primato Nazionale: “Nei confronti del settimanale – L’Espresso, ndr – di De Benedetti, che aveva ipotizzato un collegamento tra Lega e Cinque Stelle, per arrivare fino a Putin, con il gruppo del Corriere del Ticino, di cui Marcello Foa fino a questa mattina ricopriva il ruolo di amministratore delegato”. Gioco di potere. Ma questa volta ci affidiamo ad Humphrey Bogart ne L’ultima minaccia quando al telefono recita: “E’ la stampa bellezza, la stampa, e tu non ci puoi far niente”. Perché la verità, nemica dell’imperante impolitica di questi decenni, dev’essere la nostra guida per non perdere la rotta. Nel volume La cultura della destra scritto da Marcello Veneziani, l’intellettuale pugliese si interroga sulla presidenza della Rai formulando un perfetto vademecum per dare lustro alla Radiotelevisione Italiana: “Innanzitutto la difesa e la riaffermazione del servizio pubblico, della sua specificità e della sua dignità. Un’affermazione che stride evidentemente con la diffusa tendenza alla commercializzazione e alla privatizzazione dei servizi, ma anche con la regionalizzazione del servizio televisivo. La cultura del servizio pubblico resta aperta alle istanze locali e a quelle europee e internazionali, ma imperniata sull’identità culturale italiana”. Ancora: “Alla tv tocca anche il compito di riaprire capitoli rimossi e mai esplorati in vide e nella memoria ufficiale del paese, come le foibe, i bombardamenti alleati in Italia, i massacri a guerra finita”. Per concludere: “Si può citare il liberale Popper in Cattiva maestra televisione, a supporto di una tv educata ed educatrice: lui, il teorico della società aperta, chiedeva una tv etica, con un patentino per chi conduce i programmi”. Il compito focale è quello di tutelare la cultura del nostro Paese andando a scovare nei labirinti del sapere italiano. Un compito che spetta, o meglio spetterà non resta che attendere il 1 agosto, a Marcello Foa contro i potentati della erudizione artificiale. Uno di questi, ahinoi, è diventato Silvio Berlusconi. Berlusconi ha avuto, tra le sue mani, la possibilità, mai tramutatasi in volontà, di trasformare il suo potere politico nella rivoluzione liberale tanto invocata negli anni ’90. Ed ora, avvolto dall’odio politico dei suoi collaborati, naviga a vista alla guida di un partito fantasma. Cavaliere ci ripensi, la rifondazione del clima intellettuale passa, anche, da Foa presidente della Rai. Andrea Pasini Imprenditore Trezzano Sul Naviglio 

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