ABBIATENSE – La pandemia ha reso l’assistenza territoriale una priorità. La Telemedicina serve a curare il paziente a distanza, creando una rete tra ospedale, medici e pazienti post Covid, ma serve per controllare altre patologie e per la prevenzione. Il monitoraggio del paziente collegato con il medico di base a cui arrivano dati a fini diagnostici e terapeutici, anche se non sostituisce la medicina tradizionale, può migliorare la gestione del malato. Una rivoluzione nella cura, che il Servizio Sanitario Nazionale ha ritenuto utile, ha predisposto il 15/1272020 un documento, per riconoscere le prestazioni sanitarie di telemedicina alla pari di quelle in presenza. Televisite, teleconsulto, teleassistenza, teleferertazioni come innovazione organizzativa fanno parte del processo assistenziale. Ora oltre all’ospedale e al P.S. per le fasi acute, nella rete di servizi per i cittadini, si aggiunge come luogo di cura la casa ma a patto di non essere abbandonati, potendo contare sulla Telemedicina e sull’assistenza domiciliare. Da tutto questo nasce anche il progetto dell’Assst ovest-milanese di cui fanno parte gli ospedali di Abbiategrasso, Magenta, Cuggiono, Legnano, progetto presentato lunedì 15 in conferenza stampa. La dott.ssa Gabriella Monolo, direttore socio-sanitario, ha introdotto il programma dell’Azienda Ospedaliera “per implementare e rinnovare l’assistenza territoriale grazie all’infermiere di famiglia e di comunità, con nuove competenze da sviluppare con la Telemedicina, molto appropriata in questa fase in cui nuove tecnologie e una nuova modalità richiedono una fase di sperimentazione per rispondere ai bisogni della popolazione. Anche Regione Lombardia, durante la pandemia, ha emanato una delibera per servizi erogabili a distanza, a pazienti domiciliati”. Il prof. Antonino Mazzone ha riferito che dal 2007 è in fase di realizzazione con ATS e medici di base, un progetto sperimentale di telemonitoraggio, per controllare il paziente e se occorre andare poi al suo domicilio”. Sono state citate dai diversi dirigenti intervenuti, alcune esperienze in corso, i cui risultati vengono giudicati promettenti. La dott.ssa Paola Faggioli, dirigente di medicina interna, ha sottolineato l’importanza della Telemedicina nel campo della reumatologia per pazienti che non necessitano immediatamente di visita in presenza ma di un controllo esami. Per esempio, ai pazienti affetti da osteoporosi che inviano i loro esami arriva subito la risposta del medico e se il referto è poco rassicurante, si fissa la data per la visita. I pazienti si sentono rassicurati perché monitorati dallo specialista e le terapie sono più congrue. La dott.ssa Laura Pogliani, direttore di Pediatria e Neonatologia, sta utilizzando l’opportunità della Telemedicina per continuare anche da remoto i corsi pre-parto e la gestione di mamme e neonati. “Dal 6 novembre – ha detto – sono stati monitorati 20 bimbi di mamme positive al virus”. Il diabete è la patologia che ha maggiori benefici dalla telemedicina, dovendo più volte al giorno controllare i valori, in quanto non più con un pungidito ma con un cerotto con sensore che valuta il valore del glucosio e, tramite lo smartphone, trasmettere i dati che vengono elaborati dal medico”. Nel periodo del lockdown in cui era impossibile eseguire controlli in presenza, il sensore e il kit con il materiale necessario per i telecontrolli è stato recapitato per posta, con le relative istruzioni. Sono stati citati alcuni casi di ragazzi seguiti da remoto e migliorati grazie alla appropriata modifica della terapia insulinica resa possibile dal controllo in continuo. La dott.ssa Rocco ha spiegato le modalità di sorveglianza, quella telefonica tramite rilevazioni con termometro e saturimetro per pazienti Covid dimessi e il telemonitoraggio vero e proprio con dispositivi collegati allo smartphone. Per essere monitorati servono tre requisiti: saper utilizzare la tecnologia, risiedere nel territorio, condividere con il medico di base. Al paziente o al caregiver che se ne prende cura viene detto cosa deve rilevare e a che ora, dalle 8 alle 20. I dati sono visibili all’infermiere di famiglia e al medico di base, se c’è un parametro anomalo viene richiesta un’altra rilevazione che, se fuori range, interviene il medico di famiglia. Terminato il periodo di monitoraggio, il kit viene ritirato dall’azienda, sanificato e inviato a un altro paziente. Per ora l’Asst ha a disposizione 40 kit che verranno implementati secondo necessità. La Telemedicina, da tempo a disposizione, con l’arrivo del Covid si sta rivelando preziosa “una strada su cui proseguire” ha concluso, in conferenza stampa, il prof. Mazzone. E.G.

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