ABBIATEGRASSO – Giovedì 6 febbraio, dopo mesi, il sindaco e presidente Nai ha convocato la Consulta sui temi dell’ospedale. Una convocazione molto attesa dopo che era trapelata la notizia l’11 dicembre della dichiarazione del direttore generale Bergamaschi di ATS (Agenzia Tutela Salute, direzione amministrativa dell’azienda sanitaria Asst) che non si intende più riaprire il P.S. di Abbiategrasso di notte. Il punto non era però previsto all’ordine del giorno di giovedì scorso che invece indicava al primo punto “Comunicazioni del Presidente relative al regolamento della Consulta”, al 2° “aggiornamento intervento Sindaci dell’Abbiatense al Ministero della Salute e 3° “Situazione ospedale Cantù”. Il sindaco Nai ha chiarito il “mistero” del primo punto, annunciando le sue dimissioni da Presidente che avrebbe protocollato il giorno dopo con la motivazione degli  “impegni  in questa seconda fase del mandato”. Una sorpresa inaspettata, tanto più che proprio Nai e la sua maggioranza, nonostante la contrarietà dei gruppi di minoranza, aveva imposto la sua nomina a presidente della Consulta, addirittura cambiando la normativa che ora, ha detto, dovrà riportare a com’era prima della nomina del nuovo presidente. Dichiarazioni che hanno suscitato domande a cui Nai ha risposto dicendo che “al di là delle polemiche in Consiglio, ritengo sia stata una cosa utile per dei passaggi propedeutici al prosieguo. Era una cosa diversa dall’ordinario che richiedeva condivisione, ora protocollerò le mie dimissioni e bisognerà rifare il regolamento per riportare la Consulta all’ordinario. Parteciperò come sindaco, la Consulta deciderà il presidente (non quindi il Consiglio comunale? N.d.r.) non ho voluto darle prima per rispetto, ci avviciniamo alla seconda parte del mandato quindi avrò ancora più da fare”. Ha poi ribadito i momenti salienti della battaglia quali il 16 dicembre 2018 in piazza Marconi, il 7 maggio 2019 a Milano e l’incontro al Ministero. “Molto si è fatto – ha aggiunto – difficile proseguire ma è impegnativo farlo. La mozione della maggioranza ha chiesto a Regione Lombardia conto della delibera, la Regione ha risposto il 23 gennaio”. Risposta di cui la Consulta non ha ancora ricevuto copia da parte di Nai che ha riferito che comunque risponde con le stesse motivazioni e dati di sempre, ritenuti discutibili e non aderenti alla realtà. Durante la Consulta è stata anche annunciata, da parte di alcuni membri, la costituzione di un Comitato Popolare Intercomunale, sollecitato dai cittadini che intendono continuare la battaglia per l’ospedale ‘alzando la voce’ soprattutto con Regione Lombardia che, al di là della Deroga al DM70 che comunque le compete, è responsabile della decisione politica di chiusura notturna del P.S. e il cui Consiglio ha deliberato il 7 maggio scorso, con 58 voti su 60, la riapertuta del P.S. anche di notte e il ripotenziamento dell’ospedale Cantù. Nel report sull’incontro al Ministero è stato riferito a questo proposito lo stupore dei collaboratori del Ministro, per l’inadempienza della Giunta regionale a una delibera del suo stesso Consiglio. L’inadempienza e la politica sanitaria dell’ass. Gallera, è stato rimarcato, è fortemente contestata anche da 70 sindaci della provincia di Cremona perché ritenuta “contro le esigenze espresse dai sindaci e dai loro territori”. L’ass. Gallera, che insiste che serve la Deroga del Ministro per riaprire di notte il P.S. , va ricordato che altrove vedi Angera, Cittiglio, Luino, ha concesso Deroghe senza interpellare nessuno. E’ stato chiesto ai sindaci, in questa fase di rifacimento del Poas che programma il futuro degli ospedali, di essere interpellati, come previsto dalle legge regionale 23 finora incredibilmente disattesa dalla stessa Regione. L’aggiornamento sulla situazione dell’ospedale Cantù ha fatto riscontrare ulteriori peggioramenti e preoccupazioni, dalla cardiologia che, in previsione del pensionamento dello stoico dott. Signorini entro l’estate, ha subito la cancellazione di visite ed esami dopo luglio 2020, altri esami, anche urgenti, non risultano effettuabili nei 4 ospedali dell’Asst ovest milanese a cui apparteniamo, si costringe l’utenza a un “turismo sanitario” in altre strutture, per lo più private, con disagi notevoli soprattutto per gli anziani e perdite di tempo pericolose. E’ stato suggerito ai sindaci di convocare il direttore generale Odinolfi per chiedere di partecipare al Poas e di presentare un esposto alla Corte dei conti per “danno erariale”, valutando anche per la chiusura del P.S. di notte, il reato di “interruzione di servizio essenziale”, da segnalare eventualmente anche alla “Corte europea dei diritti dell’uomo”. Insomma  con o senza Nai, che lascia la Consulta per altri impegni, la mobilitazione non si ferma. Anzi, i sindaci del territorio e la polazione non si arrendono e lottano per riavere un ospedale sicuro h.24. E.G.

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