ABBIATEGRASSO – Il presidente della consulta sanitaria Roberto Albetti giovedì 9 febbraio ha invitato i primari di Chirurgia dott. Sarro e del Piede Diabetico dott. Di Giglio perché illustrassero la loro attività ospedaliera, al secondo punto dell’ordine del giorno le “valutazioni sulle iniziative  intraprese per la chiusura del Pronto Soccorso”. Oltre ai rappresentanti delle forze politiche nominati nella consulta, erano presenti il sindaco Arrara, il vicesindaco, alcuni consiglieri, qualche cittadino e dei giornalisti. Albetti ha annunciato l’intenzione di incontrare “chi opera e ha responsabilità all’interno dell’ospedale come i due primari presenti, per capire cosa si è fatto e quali prospettive ci sono”. Il dott. Sarro che dirige la Chirurgia di Magenta e Abbiategrasso (ricordiamo che nel Poas i due ospedali risultano accorpati) ha riferito che sono 17 i medici, di cui 15 ruotano sui 2 ospedali. Ad Abbiategrasso si effettuano interventi di ernia, coliciste, di proctologia dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14,30. Nel 2016 sono stati effettuati 740 interventi al Cantù con 28 letti a disposizione, si effettuano 3 ambulatori la settimana “non facciamo l’urgenza ad Abbiategrasso perché gli ultra 75enni hanno bisogno di rianimazione. A Magenta si effettua anche la chirurgia tumorale e si opera fino alle 20, ci si occupa dei pazienti a rischio che necessitano di rianimazione e…” L’ospedale di Abbiategrasso non è un ospedale che muore, ha attrezzature d’avanguardia che qualificano l’ospedale e chi ci lavora. E’ andato in onda oggi un servizio su Rai 3 sulla nuova tecnologia che  permette con  la telemedicina a un unico radiologo di leggere e refertare da Legnano anche per Magenta e Abbiategrasso. Il livello tecnologico attuale del Cantù  è meglio di quello del Fornaroli. Per quanto riguarda la sicurezza, bisogna tener presente i volumi, se si fanno 1.000 interventi di un certo tipo all’anno, i risultati sono migliori perché c’è più esperienza e sensibilità”. Il dott. Di Giglio ha ricordato che si occupa da 20 anni del Piede Diabetico, “una strada aperta dal dott. Caravaggi che ha portato a potenziare da 3 ai 7 medici odierni, 350 milioni di persone nel mondo e il 5% della popolazione italiana ne soffre, offriamo un servizio specialistico di cui pochi dispongono, gestiamo ca. 500 pazienti di piede diabetico all’anno in proficua collaborazione con diabetologia e oculistica. Gestiamo inoltre i microdiffusori per la somministrazione continua sottocutanea di insulina, dal 1 gennaio abbiamo aggiunto 2 dottori a tempo pieno, siamo un centro invidiato. Da ottobre 2016 sono anche primario di Medicina dove ci sono criticità in termini di risorse ma la dirigenza si è impegnata a dotarci di un’internista in più. Offriamo un servizio di medicina generale, se serve la specialistica il paziente viene spostato negli altri ospedali dell’azienda. L’oncologia non può avere un futuro al Cantù dove però può essere seguito in ambulatori dopo un intervento. Meglio avere un P.S. chiuso di notte ma un ospedale funzionante, bisogna lottare per avere  qualità”. Non proprio dello stesso parere il dott. Montecchio, medico di famiglia che ritiene sia ancora troppo lunghe le liste d’attesa che “utile il P.S. di notte a cui il paziente si rivolge quando ritiene di averne bisogno, perché dopo le 20 deve andare a Magenta?” il consigliere Domenico Finiguerra ha sottolineato che da quanto esposto è emerso che “non si tratta di un problema strutturale ma organizzativo”, altri hanno chiesto che anche il P.S. diventi un’eccellenza “perchè se so che qui funziona bene non vado all’Humanitas…” il dott. Sarro ha replicato che a Magenta sono presenti sempre un radiologo, 2 internisti, 2 rianimatori, 1 cardiologo, 1 ginecologo, 1 radiologo, il laboratorio analisi. Per riaprire il P.S. di notte non basta quindi l’anestesista rianimatore com’è stato fino a dicembre e il numero di accessi non è sufficiente a giustificare l’investimento richiesto. Ancora una volta però le esperienze dei pazienti che si rivolgono al P.S. di Magenta con attese lunghissime, 10 km da Abbiategrasso ma molti più da Motta o da altri comuni dell’abbiatense che facevano riferimento al Cantù, non collimano con quanto deciso e programmato dalla dirigenza. Il sindaco è infine intervenuto per annunciare di aver ricevuto finalmente la risposta dalla Regione dove è fissato l’incontro con i sindaci del distretto il 16 febbraio. Il sindaco Arrara ha voluto rimarcare che, secondo lui, “non si può dire che l’ospedale sta morendo e il parlare di depotenziamento ha screditato l’ospedale”. Affermazione che ha stupito più d’uno dei presenti perché entrambi i dirigenti presenti avevano poco prima riconosciuto tra l’altro che “il depotenziamento è vero come ovunque, nei reparti, riduzione del personale, aumento dei tempi di attesa”. Albetti ha chiuso l’incontro dicendo che la battaglia per il P.S. continuerà. Lapidario infine il commento di un cittadino intervenuto: “Del resto non stupisce il non accorgersi del depotenziamento da parte del sindaco, in linea  con il suo non accorgersi del depotenziamento di tutti i servizi della città”. E.G.

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