ABBIATEGRASSO – Lunedì mattina telefona in redazione un lettore per informare di aver chiamato il 118 per un intervento in largo Pollak alle ore 9 per la moglie, ma l’ambulanza è arrivata solo alle 10.30: “Un’ora e mezza di attesa per quella che potrebbe rivelarsi un’emergenza importante, non sono tempi accettabili”. Con una fotografia, domenica si documenta che “nel reparto di medicina del Fornaroli di Magenta mancano anche le lenzuola e i pazienti risultano non sufficientemente monitorati: carenza di personale o di organizzazione?”. Per non parlare dei numerosi, preoccupati commenti alla notizia che al Fornaroli si è sfiorata la tragedia quando il 5 luglio un’infermiera di 44 anni avrebbe rischiato di morire per una overdose di morfina e cocaina, salvata per un pelo da un collega che l’ha trovata casualmente e ha dato l’allarme. Un episodio tenuto riservato ma la notizia è trapelata e un’inchiesta interna avrebbe scoperto ammanchi di sostanza stupefacente conservata in ospedale, dove deve essere puntualmente monitorata in un apposito registro. In un articolo postato anche sui social si parla in generale dei turni massacranti a cui si costringono negli ospedali italiani medici e infermieri e si ipotizza che lo stress a cui vengono sottoposti possa spingere a cercare un “aiuto” in sostante proibite. La notizia, che non abbiamo potuto verificare, ha scatenato clamore e preoccupazione, inevitabili i commenti come: “Ci hanno chiuso il P.S. del Cantù definendolo poco sicuro e indicato il Fornaroli di Magenta come il punto di riferimento sicuro per il territorio dell’abbiatense. La realtà smentisce di continuo quanto dichiarato dalla dirigenza e dall’assessore Gallera”. E.G.

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