ABBIATEGRASSO – Una mattinata di sole, dopo giorni di tempo incerto, ha illuminato la celebrazione del 25 Aprile in città e il tradizionale corteo che, molto partecipato, ha sfilato per vie e piazze, facendo tappa dinnanzi a lapidi e monumenti eretti in ricordo di chi ha combattuto contro il nazifascismo. Ma l’atmosfera non era quella gioiosa d’altri tempi, con tanta voglia di fare festa, con tante bandiere e striscioni, con tanti sorrisi. Si percepiva la tristezza nell’aria, tra la gente, sui volti e nelle menti dei manifestanti, in una città non imbandierata come al solito. L’ombra della guerra che un Paese non lontano sta vivendo aleggiava nei pensieri di ognuno. Aperto, come sempre, da una delegazione di alunni delle scuole cittadine, dietro a quattro bimbi che reggevano il tricolore, e accompagnato dalle note del Complesso Bandistico “La Filarmonica”, da piazza Marconi il corteo si è diretto al Monumento della Resistenza, dopo due soste, alla lapide in piazza Castello e a quella in via Colombo, per onorare fatti e persone del nostro passato. E lì tutti in cerchio, come in un grande abbraccio, si è assistito all’alzabandiera e alla deposizione di una corona d’alloro, gesti che hanno preceduto i saluti delle autorità e i discorsi commemorativi. Il sindaco Cesare Nai ha ricordato che “nel ’45 finiva un conflitto mondiale, oggi ci giungono notizie di bombardamenti e morti fra civili e militari”. Ha raccontato poi un aneddoto personale sul padre che, nato nel 1921, durante lo sbarco degli alleati a Gela, in Sicilia, aveva visto centinaia di giovani morire, per questo non guardava mai i film di guerra e diceva di non aver paura di nulla, perché quel che di tremendo avrebbe potuto vedere l’aveva già visto quel giorno. “Oggi dobbiamo porci tutti degli interrogativi – ha continuato riferendosi alla guerra in Ucraina – Si potevano prevedere ed evitare certe situazioni? Chiuso un conflitto, le ferite rimangono aperte, è difficile dimenticare, impossibile perdonare. Ci vorrà molto tempo per ricucire le cicatrici dei due Paesi. Richiamo l’appello del Papa a un negoziato che ponga subito fine al conflitto. Non penso che con più armi si possa risolvere la questione. La nostra speranza è che tacciano le armi e la pace riprenda il suo posto – ha concluso – I padri della Repubblica, i giovani che hanno sacrificato la vita ci hanno lasciato in dono, la libertà, la democrazia, la Repubblica e la Costituzione, beni comuni da coltivare e custodire per sempre”. Michele Bona, attuale presidente dell’Anpi, per far capire che “quanto è successo nel passato si ripresenta anche oggi sotto forme differenti”, ha ricordato che “abbiamo bisogno anche oggi di partigiani, di comprendere l’importanza di essere partigiani nel nostro agire quotidiano”. Dopo aver spiegato che “essere partigiano vuol dire credere in un ideale di giustizia e uguaglianza, nella libertà di parola, di espressione, nella libertà delle proprie idee e nel rispetto di quelle degli altri, essere capaci di negare se stessi, per aiutare qualcun altro”, Bona ha elencato i resistenti di oggi: “Sono partigiani i medici, gli infermieri, i ricercatori e i volontari che in questi anni hanno combattuto per sconfiggere la pandemia. Sono partigiane Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, e le ONG che pattugliano il mare in cerca di vite da salvare, arrivando persino a farsi arrestare pur di offrire un porto sicuro ai migranti che scappano da guerre e violenze. E’ partigiana la giovane Greta Thunberg, icona delle battaglie ambientaliste nel mondo, che è riuscita a mobilitare migliaia di ragazzi per salvare la nostra Terra e il nostro futuro. E’ partigiana Cuba, che da decenni è sottoposta a un embargo commerciale, economico e finanziario e nonostante ciò ha da sempre investito nell’istruzione, nella formazione e nella sanità pubblica, sfornando eccellenze mediche, alcune delle quali arrivate anche da noi ad aiutarci contro la pandemia. E’ partigiano a suo modo Papa Francesco, quando afferma con coraggio di essersi vergognato a leggere che un gruppo di Stati, tra i quali l’Italia, hanno investito il 2% del Pil per l’acquisto di armi come risposta a quanto sta accadendo in Ucraina. Sono partigiani le donne e gli uomini che hanno denunciato e combattuto a costo della vita, con ruoli differenti, il sistema mafioso in Italia, come Falcone, Borsellino, Peppino Impastato, Dalla Chiesa, il sindaco Vassallo e tanti altri. E’ stato partigiano Vittorio Arrigoni, giornalista, che a Gaza ha fatto più volte da scudo umano per i civili palestinesi contro l’esercito israeliano, raccontando questa guerra e morendo nel 2011 per mano di terroristi. E’ stato partigiano Iqbal Masih, il bambino pakistano che a soli 12 anni nel ‘95 è stato ucciso per la sua lotta contro lo sfruttamento schiavistico di centinaia di milioni di bambini soltanto in Asia. Questo per far capire ai ragazzi di oggi, donne e uomini di domani, che l’insegnamento e i valori che ci hanno lasciato i partigiani di allora non è un mero capitolo di storia da studiare sui libri, ma qualcosa che trova attualità nelle opere e nel lavoro dei partigiani di oggi”. E contro un certo tipo di pessimo giornalismo che stravolge le dichiarazioni per esautorare l’Anpi, Bona ha affermato: “Noi rimaniamo fermi, condannando qualsiasi tipo di guerra (anche mediatica) e sopruso, in tutto il mondo, perché la verità, l’accoglienza, il rispetto dell’altro, il dialogo rimangano l’unico strumento di vera pace”. E in chiusura ha voluto ricordare a tutti, alla politica in primis, le parole di un famoso partigiano, nonché amato Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che nel ’49 durante il suo discorso al Senato votò contro l’ingresso dell’Italia nella Nato e in un passaggio del suo insediamento come Presidente della Repubblica disse “si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita”. Il corteo ha poi ripreso il cammino verso il Monumento ai Caduti, dove due ragazzi hanno deposto una corona d’alloro e tutti i presenti hanno reso omaggio, prima di avviarsi verso la Basilica per la celebrazione della Messa, durante la quale la parola ‘pace’ è risuonata più volte nelle navate, nell’omelia di mons. Binda, nelle invocazioni e nelle preghiere di tutti elevate al cielo, nella “Preghiera per la Pace”, recitata prima che le note del Silenzio concludessero il momento religioso. Uscito dalla chiesa, il corteo si è sciolto in piazza Marconi, dopo gli onori al Gonfalone del Comune e il grazie del Sindaco a tutti i partecipanti. M.B.

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