ABBIATEGRASSO – Un pomeriggio interessante quello di sabato 26 novembre, presso la Cooperativa Rinascita, per un’iniziativa proposta da “Num de Bià” contro la vilenza di genere.

Ha iniziato lo scrittore Alessandro De Vecchi con un intervento per la Giornata contro la violenza sulle donne inserito nella manifestazione #MaComeTiSeiVestita: “Ringrazio Giovanna Giunta, Simona Posla, Simona Foi, Angelo Parini e Andrea Baj per l’invito a leggere un mio testo in cui parlo dell’emancipazione femminile.

violenza di genere

La donna è relegata al ruolo di madre, a stare ai fornelli e a badare ai figli e alla famiglia. Oggi la donna viene giudicata con troppa superficialità nel suo modo di vestire. La gente è diventata troppo vanitosa ed egoista, i filtri dei social coprono e mascherano le nostre imperfezioni e le donne non possono invecchiare. Certa gente, prima di puntare il dito e giudicare, è meglio che impari a rispettare gli altri e tacere”. E’ intervenuta poi la signora Gatti a leggere un brano tratto dal romanzo “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella.

Nata nel 1950, ha raccontato che negli anni ‘60 e ‘70 degli stupri non si parlava mai. Oggi, invece, se ne parla molto di più. Ha raccontato della protagonista del libro, Lara, che vuole indossare i pantaloni, ma i suoi genitori non approvano perché è troppo ribelle e la rifiutano. La violenza è mancanza di amore e di rispetto per le nostre idee, che sono diverse da quelle altrui. Margherita Quaglia ha spiegato che diverse scuole hanno partecipato all’iniziativa: Alessandrini, Lombardini, Clerici, Carducci e Bachelet.

Gli studenti della redazione Blog dell’Istituto Bachelet hanno proposto un post scritto da un’autrice: “Alle donne vengono fatte offese generalizzanti, insulti che sminuiscono le loro competenze sul lavoro e riguardo al loro aspetto devono essere sempre giovani e belle.

Oggi tutto ciò viene giustificato, bisogna cambiare il tessuto interno della nostra società”. Due studentesse hanno letto alcuni brani. Il primo incoraggia le ragazze a non arrendersi mai. Il secondo è una poesia. Il terzo è tratto da un libro che racconta la storia dell’atleta Kiran Gandhi che ha vinto la maratona di Londra nel 2015, con il ciclo e senza assorbente ha gareggiato contro i tabù delle donne. Ha protestato per denunciare la tassa sugli assorbenti troppo elevata e non si è vergognata affatto del suo corpo, dimostrando la sua forza femminile.

E’ stata poi recitata una poesia di una studentessa anonima dal titolo “Pianto”: “Sono chiusa nella mia stanza a piangere dal dolore per un padre assente”. Una docente ha ringraziato per gli interventi e ha invitato il pubblico a visitare la mostra fotografica dal titolo “Il corpo del reato” a cura del Gruppo “Io Sono Lilith”, realizzata dagli Istituti Alessandrini e Lombardini e dal fotografo Ahmed Elnahif.

Ogni studente ha scelto di farsi fotografare in una istantanea che denuncia quanto ancora gli abiti siano sinonimi di gabbia, prigione, palcoscenico di affermazione. Ogni foto è un orlo scucito di pregiudizio. Il pubblico ha apprezzato e applaudito l’iniziativa, che ha avuto molto successo. G.C.

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