ABBIATEGRASSO – Mercoledì scorso, invitati a Portofranco, abbiamo registrato in Facebook la testimonianza di padre Ibrahim, francescano in un convento ad Aleppo. Riportiamo parti del suo intervento che ha descritto una situazione terribile di guerra e sofferenza, in cui però c’è chi si sente “custode della vita di ogni fratello. Quello che cerchiamo di fare di fronte all’uomo privato della sua umanità, è cercare di capire e dare risposte. Il male è forte ma il bene è più forte anche se il male è più visibile. Questa settimana sono stato in una scuola di Montecchio, con bambini piccoli, alcuni provenienti da Paesi in guerra, uno di loro ha mostrato le cicatrici lasciate da due pallottole che l’hanno colpito, altri hanno parlato dell’uccisione dello zio, del nonno, del fratello, le insegnanti erano sorprese perché non ne sapevano niente. Ai bambini italiani ho detto di ascoltare bene perché i loro compagni sono venuti qua. E’ vero che arrivano anche dei fondamentalisti  che si fingono profughi ma in molti si buttano in mare con la speranza di una vita migliore come alcune nostre giovani parrocchiane, che hanno consegnato i soldi che avevano e hanno intrapreso un viaggio pericoloso… Per noi è molto importante la carità, una carità prudente, intelligente e creativa che davanti al bisogno non si risparmia. La vita nella società così come nella Chiesa è sempre un interpellarsi di come donarsi ai fratelli, questa è la Carità. Il nostro cammino è una donazione. Voi qui date il vostro tempo, da noi ci sono altre preoccupazioni, i ragazzi universitari devono fare almeno tre lavori, oltre a studiare, per sfamare la famiglia. Importante far vincere la vita, anche là dove da anni regna l’odio e la guerra bisogna far prevalere l’accoglienza, il perdono, far vincere il bene”. Il prof. Gianni Mereghetti, impegnato con altri a Portofranco nell’aiuto allo studio ai ragazzi delle scuole superiori, gli ha chiesto di raccontare i progetti concreti che con i confratelli sta portando avanti in Siria. “Sono molti, si parte dai bisogni più essenziali come l’acqua che non arriva dai rubinetti,  per questo il convento è stato aperto di giorno e di notte per offrire l’acqua e, per farla arrivare ad anziani e a famiglie con bimbi piccoli, utilizziamo camioncini e piccole pompe a gasolio. Gli alimentari sono difficilissimi da reperire e costosissimi a causa dell’inflazione, 1 dollaro corrispondeva a 50 lire siriane 9 anni fa, in due settimane era arrivato a 700 e di recente in due ore a 1.150 lire mentre la gente percepisce gli stessi stipendi. Quello che prima bastava per una famiglia ora non basta per comprare il pane, tutti si sono impoveriti. Il 92% dei miei parrocchiani sono sotto la soglia della povertà, le famiglie non ce la fanno a sopravvivere senza l’aiuto del pacco alimentare che distribuiamo. Siamo arrivati a 3.800 pacchi ma sono ca. 10.000 le famiglie bisognose. Continueremo contando sulla Provvidenza. Oltretutto sono ricominciati i bombardamenti, la città è bloccata. Nessuno vuole vendere quello che ha perché teme che con l’inflazione, non riuscirà a ricomprarla il giorno dopo, visti i prezzi in continuo aumento. Si preferisce chiudere l’attività, nelle ultime tre settimane la città è ferma. Il pacco alimentare è essenziale per sfamare per almeno una ventina di giorni. Ora ci aiutano a distribuire anche padri, madri, giovani che ritengono un buon modello la nostra rete di solidarietà. Manca l’assistenza sanitaria, le cure come la chemioterapia, gli ormoni per i bambini che non crescono, molti giovani diventano sterili per il malnutrimento. Lo Stato non riesce più a pagare per salvare la vita alla gente, l’assistenza sanitaria è al collasso. Procuriamo anche i pannolini e il latte per i bambini…” Un lungo elenco di atti di carità che fanno veri e propri miracoli. Tra i progetti anche quello di scoprire i talenti dei bambini per aiutarli a preparare il loro futuro. Un futuro di speranza nonostante tutto, grazie all’amore, alla disponibilità, alla generosità che sfida la guerra e la morte. Enrica Galeazzi

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