ABBIATEGRASSO – Non sembra vero, varcando la soglia di via Dante, non trovare Carlo Vichi, alla sua scrivania. Il geniale fondatore del celebre marchio italiano di televisori se n’è andato il 20 settembre 2021, il 5 febbraio avrebbe compiuto 99 anni. La Mivar, dopo decenni di importante presenza sul mercato con i suoi televisori, ha subito la concorrenza asiatica e, nonostante Vichi abbia provato in tutti i modi a tenere in vita l’azienda, fino a rimanere unico in Italia e in Europa a produrre tv, cercando partnership in oriente per riuscire a rimanere competitivo, rinunciando ai profitti, integrando le perdite, si è visto costretto a fermare la produzione, ma ha perseverato con l’obiettivo di dare continuità alla Mivar. Ora il suo sogno si realizza grazie al suo successore alla presidenza di Mivar S.R.L., Marco Tacchella, genero di Carlo Vichi, a cui chiediamo qual è il futuro dell’azienda. Marco Tacchella risponde con l’entusiasmo e l’energia di chi ha lo sguardo   rivolto al futuro. “La Mivar prosegue con i televisori, ma solo in parte. La collaborazione con Davide Marsella ha spostato la produzione in Polonia (in partnership con una società cinese), mentre la ricerca, lo sviluppo, la distribuzione e l’assistenza di TV a marchio Mivar sono affidati alla Bolva, Società anch’essa produttrice di televisori, il cui direttore commerciale è lo stesso Davide Marsella.Questa scelta si deve alla volontà di mantenere e tutelare il marchio, una decisione del cda che, oltre al sottoscritto, è composto da altri membri della famiglia, le figlie Luisa e Valeria e il nipote Riccardo Zini”. Ma questa è solo una delle attività previste per Mivar…Come possiamo definire quindi ora la Mivar? “Direi che è una grande scatola per ora vuota ma in cui stanno prendendo forma le molte idee che stiamo portando avanti, in collaborazione ad esempio con il Politecnico e con Deloitte che ha il compito di valutarne la fattibilità”. Qual è l’idea principale? “E’ quella di una Fondazione che esordisce con MIVart e un Museo che raccolga, conservi e tramandi progetti, brevetti, prototipi, scritti, tutto quanto Vichi ha realizzato e rappresenta il suo pensiero, accogliendo e valorizzando artisti del territorio, artigiani di cui premiare intelligenza e genialità, caratteristiche principali del creatore di Mivar e da lui tanto apprezzate. Un’immobiliare controllata da Mivar s.r.l. sta intanto valutando ulteriori progetti per gli altri spazi della sede storica di via Dante 45 in cui siamo ora”. Ci sono idee anche per la Mivar ‘nuova’ ovvero la palazzina in via Alzaia Naviglio di Bereguardo? “Ce ne sono, anche se in stato embrionale, che potrebbero espandersi nell’ambito medicale”. Rimangono molti altri spazi a disposizione in via Dante… “E’ vero, oltre a televisori ‘pret à porter’che rientrano nella fascia dell’elettronica di consumo, pensiamo alla creatività di maestri artigiani per produrre, come aveva iniziato a fare Vichi, mobili razionali ‘elettronici’ su misura, ovvero contenitori di apparecchiature elettroniche, ad esempio per l’ascolto della musica”. E’ possibile prevedere un cronoprogramma per realizzare tutto questo? “I tempi non dipendono solo da Mivar, attendiamo i progetti strutturali dal Politecnico e la relativa valutazione di fattibilità da Deloitte. La palazzina principale che ospitava gli uffici è destinata ai marchi Mivar e Bolva”. Quindi sono già disponibili di nuovo sul mercato tv a marchio Mivar? “Esatto, si tratta di televisori di ultima generazione, smart tv provviste di app, prodotti in Polonia. I 2 piani intermedi della stessa palazzina hanno destato l’interesse di un importante gruppo bancario-assicurativo, mentre l’ultimo piano ospiterà un bar ristorante che avrà la mia supervisione”. Dove verrà collocato il Museo? “Il Museo occuperà lo spazio al primo piano dove si trovavano la mensa e i magazzini. I restanti 3 piani saranno trasformati in appartamenti e loft. Gli altri spazi saranno a disposizione di un hub artistico-artigianale per ospitare progetti alternativi e innovativi con un’attenzione particolare al green e alle energie rinnovabili, un’ipotesi condivisa con le università interessate”. Una vera e propria ‘rinascita’ dello storico marchio Mivar, che non è solo la realizzazione del sogno di Carlo Vichi ma è auspicata da gran parte degli abbiatensi. “E’ vero, abbiamo ricevuto molte testimonianze di apprezzamento e riconoscenza per quanto ha fatto Vichi e siamo anche sollecitati a chiedere che la rotonda da lui stesso progettata e pagata, su cui affaccia la Mivar nuova ora in via Alzaia Naviglio di Bereguardo, gli venga dedicata, chiamandola Mivar, come l’insegna della fabbrica che è diventata punto di riferimento”. Non solo tv quindi, ma una Fondazione con un Museo trasformerà la Mivar in un laboratorio di idee, in cui chi ha ingegno avrà l’opportunità di creare e realizzare sogni, proprio come ha fatto Carlo Vichi. Non c’è modo migliore per ricordarlo.

Enrica Galeazzi

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