ABBIATEGRASSO – L’approvazione della fusione tra Amaga spa e Amaga Energia e Servizi srl, al secondo punto, ha impegnato il Consiglio fino all’una meno un quarto. Ancora prima che il progetto venisse descritto, è intervenuto il consigliere Gornati (PdL) per chiederne il rinvio, dovuto alla risposta dei revisori dei conti ai suoi quesiti. Hanno scritto che “data la complessità dell’operazione della fusione e la mole di documenti da visionare” non sarebbero stati in grado di dare un parere prima di giovedì 27 e per questo Gornati ha chiesto di rimandare di una settimana la discussione in Consiglio. A questo punto è intervenuto il presidente Matarazzo che ha smentito i revisori sostenendo che hanno avuto tutto il tempo per rispondere e che avrebbero fatto sapere di non volerlo fare, tanto da meritarsi nella mail il commento: “La risposta è sconfortante”. Il sindaco Arrara ha smorzato dicendo che i revisori ritengono che il loro parere non serva trattandosi di due società in house. Tesi subito supportata dal consigliere Albini (Pd) che ritiene “la cosa semplice”, affermazione che ha suscita la reazione di Finiguerra (Cambiamo Abbiategrasso) che ricorda che dai revisori è invece considerata, al contrario, complessa. Visto che non se ne esce, Matarazzo concede 5 minuti di sospensione perché i capigruppo si confrontino e decidano se rimandare come richiesto da Gornati. Dopo oltre mezz’ora Matarazzo annuncia che “c’era disponibilità a rinviare ma i tecnici dicono che entro il 28 dev’essere depositato l’atto di fusione dal notaio e alla Camera di Commercio perché non salti l’operazione e se poi non arriva il parere dei revisori rimandare risulterebbe comunque inutile”. Si vota per il rinvio e il risultato è di perfetta parità: 8 favorevoli e 8 contrari, come da regolamento si è quindi trattato il punto. Tra i favorevoli al rinvio non solo la minoranza dei 3 PdL, 2 Officina e 1 Cambiamo Abbiategrasso ma anche Ceretti e Buzzi della lista civica Vivere Abbiategrasso che, pur facendo parte della maggioranza, si dissocia, così come durante la votazione del bilancio in cui solo il voto di Balzarotti dell’altra lista civica ha permesso alla giunta Arrara di continuare a governare. Anche questa volta la lista di Ceretti ha confermato una posizione da tempo critica che Albini (Pd) non ha mancato di sottolineare ironizzando durante il dibattito. Un lungo dibattito che è seguito alla breve presentazione del sindaco e alla relazione del presidente di Amaga, dott. Bignamini, che ha illustrato motivazioni e vantaggi della fusione, in primo luogo la razionalizzazione. Una fusione già proposta nel 2015 e resa improcrastinabile dal decreto Madìa, accelerata nei tempi per fruire di vantaggi economici, a cominciare da 30 a 50 mila euro in meno di costi di servizio. Tutti si sono detti più o meno d’accordo con la finalità ma non con ‘l’urgenza’. Gornati (PdL) ha chiesto perché non è stata presentata prima la relazione di Bignamini, sentita per la prima volta in aula, Nicoli (Officina) ha lamentato per l’ennesima volta “dati lacunosi, ci viene chiesto di votare un provvedimento di un piano industriale mai presentato”. Sul metodo hanno eccepito anche Finiguerra (Cambiamo A.) e Ceretti (Vivere A.) che hanno dichiarato che per protesta non avrebbero partecipato al voto. La votazione si è conclusa con 8 voti favorevoli, utili ad approvare la fusione, 2 contrari (Officina), 1 astenuto (Buzzi), mentre i 3 consiglieri del PdL, Finiguerra e Ceretti, come annunciato, hanno lasciato l’aula. E.G.

 

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