ABBIATEGRASSO – Promettevano ottimi rendimenti, da un 10 al 20% con l’acquisto di lingotti d’oro, bene rifugio per eccellenza che, nei momenti di crisi come l’attuale, torna ad essere considerato un bene sicuro. Ma questa volta tanti risparmiatori, almeno 150, hanno affidato i loro risparmi, anche somme ingenti, dai Tfr, il trattamento di fine rapporto o liquidazione a quanto accantonato a lungo, con sacrifici, a dei truffatori. Sono stati arrestati Stefano Mutti 45enne di Voghera, Andrea Rigolli 57enne di Alessandria e Antonio Perego 66enne di Bergamo. Un’associazione a delinquere di cui facevano parte anche due abbiatensi che poiché sono imputati con obbligo di firma, si presume avessero ruoli minori. Si tratta di Elisabetta Speroni di 59 anni e Mario Beretta di 61. Entrambi conosciuti in città, ora sono accusati come gli altri di esercizio abusivo del credito, di truffa e riciclaggio. Gli ‘organizzatori’ avevano aperto una società a Voghera con diverse sedi in provincia di Milano, ma anche in altre regioni italiane. Le indagini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza erano partite dalla denuncia della Italpreziosi S.p.a di Arezzo, azienda autorevole nel settore gioielli, per uso illecito del suo marchio. Gli imbroglioni avevano utilizzato per il raggiro l’omonimia creando l’equivoco che ha fatto cadere in trappola i tanti truffati. Gli investitori infatti se cercavano in internet notizie sulla Italpreziosi, trovavano notizie rassicuranti sulla società di Arezzo, definito “uno dei principali operatori nell’affinazione, nel trading e commercio di metalli preziosi, lingotti, monete d’oro da investimento”, ma quella a cui avevano affidato il loro denaro era invece la Italpreziosi con sede a Voghera, sul cui sito c’era  Italpreziosi Italia srl, la mappa di Voghera e l’indirizzo: 168, via Emilia, 27058 Voghera, quella dei truffatori. Le somme incamerate da questi ultimi superano i 2 milioni e mezzo di euro ma potrebbero essere anche molti di più, non solo infatti la zona di Voghera ma un raggiro ramificato in tutta Italia. I risparmiatori venivano attratti dagli ottimi interessi promessi, dai rendiconti falsi, non chiedevano di ritirare il capitale che veniva ‘reinvestito’, per convincerli meglio venivano versati in un primo tempo interessi mensili che provenivano non dalla rendita degli investimenti ma dal denaro versato da altri, o venivano rassicurati con qualche lingottino. Per ora è tutto quello che rimane loro, perché i soldi li facevano sparire gli arrestati di cui si sta occupando la giustizia. I truffati avevano investito in media tra i 15 e i 20 mila euro ma anche molto di più, ora possono solo sperare che si riesca a recuperare e restituire il maltolto. E.G.

 

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