ABBIATEGRASSO – Venerdì 19 novembre, il Tar (Tribunale amministrativo regionale) lombardo lo ha confermato, rigettando anche il secondo ricorso, presentato principalmente dall’associazione commercianti Ascom, a cui hanno aderito una cinquantina di abbiatensi. Il Tar ha deciso, dopo aver bocciato quello di un privato contro il Piano di Bcs, di bocciare anche questo ricorso, dando quindi il via libera al Parco Commerciale, un progetto diverso da quello presentato dalla proprietà BCS che si trova dalla parte opposta di viale PaoloVI. Il Progetto di Essedue riguarda l’area molto più vasta, limitrofa all’ex Siltal, il Comune l’aveva già approvato nel luglio 2020. Ora il Tar ha respinto tutte le obiezioni per le presunte difformità segnalate dai ricorrenti, ha dato ragione al Comune e alle proprietà e condannato i commercianti a pagare le spese legali, quantificate in 20.000 euro. A questo proposito intervistiamo Brunella Agnelli, Segretario di Confcommercio Abbiategrasso, in prima linea in questa battaglia. Le chiediamo di commentare la sentenza. Risponde: “La sentenza ci ha destabilizzato perché a senso unico. Tutte le censure racchiuse nei venti motivi fondati su temi urbanistici, ambientali e commerciali sono state respinte. Eccessivamente punitiva è stata anche la condanna a rifondere le spese. 20 000 € sono un importo iniquo, considerando la situazione complessiva. E’indubbio che l’esito abbia funto da deterrente per eventuali azioni future. Riteniamo, però, che ci siano i presupposti per proseguire. Per questo stiamo valutando seriamente l’opzione dell’appello”. Che impatto avrà, secondo lei, ammesso che venga realizzato, un centro commerciale su un’area molto estesa, tanto da poter ospitare 60 campi di calcio e in cui sono previste diverse strutture di vendita, un frazionamento utile ad ottenere agevolazioni burocratiche ed economiche, con una parte anche residenziale di cui la città, con l’offerta già presente che supera la domanda, dimostra di non aver bisogno. Chiamarlo Parco Commerciale non serve a distinguerlo da centro commerciale, qual è in realtà. Brunella Agnelli afferma: “Il modo di gestire questa faccenda è anomalo e lo è stato fin dall’inizio: una variante al PGT approvata e dimenticata nel cassetto; legali incaricati e pagati dal Comune per trovare soluzioni finalizzate a minimizzare i costi per i privati ed evitare loro contenziosi; l’urgenza di approvare i piani prima dell’entrata in vigore del nuovo PTM che avrebbe impedito questo spezzatino. Per questa Amministrazione soddisfare l’interesse del privato (a scapito del pubblico) è stata una priorità fin dal suo insediamento. A livello ambientale, urbanistico, paesaggistico e socio economico quest’operazione sarà devastante. Basti considerare che oggi ad Abbiategrasso su tutto il territorio operano già 18 medie strutture che presentano una superficie commerciale complessiva di circa 17000mq. I due piani ne prevedono 20321, quindi più dell’esistente, ma tutti concentrati in un’unica zona; un’area commerciale superiore anche a quella di tutti i 310 negozi presenti nella nostra città (19607). Questo ci porterà a diventare il terzo Comune nella provincia di Milano per superficie commerciale di media distribuzione dopo Milano e Legnano e prima di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo”. Cosa farete ora? “L’unico spiraglio che ci resta è quello del ricorso in appello. Non ci sono strade alternative. E’il solo modo che abbiamo per cercare di arginare questo scempio. Sarebbe stato un percorso di per sé gravoso, ma con questa condanna la dose è stata rincarata e siamo stati messi in una situazione di grande difficoltà. Per questo chiederemo aiuto a tutti coloro che nutrono interesse a preservare le caratteristiche uniche di questo territorio. Non stiamo lottando solo per difendere interessi di bottega, ma per salvaguardare il nostro valore aggiunto, consapevoli che il nostro territorio sia un patrimonio da cui partire per costruire uno sviluppo di qualità, che quest’operazione potrebbe compromettere in modo irreversibile. La nostra voce è anche la voce di una fascia più ampia di cittadini”. C’è anche chi pensa che, se si realizzerà questo nuovo mega centro commerciale, darà opportunità di lavoro a un centinaio e più di persone che potrebbero essere assunte. A proposito di questo, si vocifera che la scorsa settimana sia stata firmata la Convenzione tra Comune ed Essedue, in cui tra l’altro sarebbe entrata a far parte della società anche Tigros, realtà importante nella grande distribuzione, che si è guadagnata la presidenza del gruppo. Ascom è a conoscenza della stipula di   questa Convenzione che dovrebbe aver quantificato gli oneri dovuti al Comune e se ci sono clausole  da parte dell’amministrazione a favore della cittadinanza, come x es. la richiesta che gli eventuali dipendenti devono essere del territorio? O di altre opportunità  e vantaggi a cui ha accennato il sindaco ma senza entrare nel merito? “Non sono ancora a conoscenza della Convenzione firmata. Ho letto la bozza di convenzione allegata al piano. In sede di osservazioni avevamo evidenziato quanto fossero penalizzanti per i cittadini le condizioni contenute. È stata formalizzata la scelta di portare a scomputo degli oneri di urbanizzazione i costi delle opere di urbanizzazione relativi ai parcheggi di superficie, considerati di uso pubblico, ma che di fatto verranno utilizzati esclusivamente dalle strutture; del sistema di strade dichiarate pubbliche, ma che di fatto rappresentano uno spazio di distribuzione funzionale all’accesso ai singoli esercizi; della rotatoria che serve unicamente il comparto. Pertanto i costi degli interventi strutturali, che sono a esclusivo servizio dell’insediamento commerciale, sono stati imputati alla cittadinanza, così come quelli di gestione negli anni a venire. L’importo in convenzione, poi, è eccessivamente esiguo se rapportato all’ingente impatto ambientale ed economico degli insediamenti sulla città e sulla collettività. Riguardo all’incremento occupazionale, questa è una grande balla raccontata per rendere accettabili e accattivanti le operazioni insediative. Le elaborazioni Èupolis sui dati Istat dimostrano che il commercio in Regione Lombardia ha un minore peso sul complesso dell’economia rispetto a quanto avvenga nel resto del Paese e continui a diminuire molto più rapidamente. Questo è interamente attribuibile alla maggiore diffusione della grande distribuzione e alla conseguente minore presenza del piccolo commercio. L’occupazione cresce in modo inversamente proporzionale al crescere degli insediamenti di Grande Distribuzione. E questo è facilmente spiegabile per il fatto che, sempre in base ai dati Istat, a parità di superficie commerciale, il piccolo commercio impiega quasi il doppio del personale rispetto alla grande e media, in cui la vendita non è assistita. Anche il vincolo di assumere personale abbiatense è una grande balla, perché è illegittimo qualsiasi accordo stipulato con la Pubblica Amministrazione che contenga criteri restrittivi della concorrenza, quali quelli localistici, in quanto violano i principi della libera concorrenza e sono incompatibili col diritto comunitario”. Enrica Galeazzi

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