ABBIATEGRASSO – Di Carlo Tagliabue l’Eco della città aveva parlato in un articolo del gennaio 2018, in prossimità del Giorno della Memoria, per ricordare un episodio accaduto ad Abbiategrasso durante la seconda guerra mondiale, reso noto nel 2006 dallo storico Mario Comincini presso il Centro di Documentazione Ebraica, in qualità di nipote di don Ambrogio Palestra che glielo aveva raccontato. Una trentina di donne ebree erano state nascoste al Golgi, allora Pia Casa degli Incurabili, don Palestra lo scrive anche in un suo libro: “Il direttore rag. Carlo Tagliabue, ufficiale combattente nella guerra ’15 – ’18, che aderì sinceramente e in buona fede al Fascismo ma che essendo un ottimo cattolico, quando vide gli orribili delitti del nazifascismo, divenne un ribelle e sfidò la polizia con suo grave rischio personale. Nella Pia Casa raccolse in un reparto femminile una trentina o forse più di donne ebree, mimetizzate con la mortificante e pur provvidenziale divisa degli ospiti della Pia Casa e le custodì e le nutrì vigilando attentamente sulla loro incolumità: solo lui, il cappellano don Filippo Carminati, un paio di suore, il medico ed io stesso conoscevamo il rifugio delle donne ebree alla Pia Casa e ogni tanto andavamo a trovarle per riferire loro le notizie che venivano trasmesse dalle radio straniere, infondendo così nei loro animi fiducia e speranza“. L’articolo terminava con: “Ci auguriamo che Abbiategrasso prenda qualche iniziativa per ricordare degnamente questo episodio di eroismo così poco conosciuto”. Ebbene il momento è arrivato venerdì 6 maggio 2022 grazie all’Istituto Bachelet e soprattutto grazie all’impegno della prof. Annamaria Maffeis e del prof. Gianni Mereghetti. Una cerimonia di grande valore educativo si è svolta nell’aula magna dell’Istituto, dove i ragazzi hanno potuto approfondire la conoscenza del protagonista di questo atto coraggioso e il contesto storico in cui ha vissuto. Dopo il saluto del Preside, l’introduzione della prof. Maffeis accompagnata da un trailer del film ‘Giorgio Perlasca, un eroe italiano, uno dei Giusti’ come altri citati dagli studenti Edoardo, Dario, Massimiliano. Sono poi intervenuti Matteo Cucchi, ex studente ora insegnante nello stesso istituto, e Gabriele Raimondi, laureando in Storia. Matteo Cucchi ha ricostruito la storia di Carlo Tagliabue, nato nel 1888 nella cascina Forestina di Morimondo, di origine contadina quindi con una spiccata dedizione al lavoro e al dovere. Dal 1900 in poi scala i gradi della carriera e diventa nel 23 Direttore dell’Istituto Golgi, dove compie una serie di esperimenti all’avanguardia con 3 finalità: estendere la possibilità di lavoro dei ricoverati all’esterno, assicurare il rifornimento alimentare all’istituto e migliorare il rendimento agricolo e zootecnico del territorio. Negli anni ‘30 fece acquistare la cascina Pellizzera, convinto che la terapia più efficace fosse quella del lavoro. I risultati della colonia agricola gli davano ragione visto il miglioramento generale dei ricoverati impiegati nelle molte attività. Oltre a coltivare, allevavano per esempio il baco da seta, seta che poi lavoravano al telaio. Carlo Tagliabue riuscì, riducendo i costi, anche a calmierare le rette del ricovero. Un’autosufficienza, come ha ben spiegato Gabriele Raimondi, che l’economo Tagliabue applica nel migliore dei modi, seguendo la richiesta di autarchia del governo fascista. Matteo e Gabriele hanno effettuato anche accurate ricerche d’archivio, esaminando “i libroni scritti dalla penna del Giusto”, hanno trovato nell’agosto del ’43 una pista che fa pensare alle donne ebraiche salvate. In uno stesso giorno viene registrato l’ingresso di 52 sfollati da Milano che veniva continuamente bombardata, alcuni nomi rivelano un’origine ebraica. Dopo il saluto del sindaco e un breve stacco, è seguita la seconda parte con momenti musicali intervallati da interventi intensi ed emozionanti, come quello della figlia Emilia di Carlo Tagliabue, che ha testimoniato come la vita del padre sia sempre stata caratterizzata dall’attenzione e dall’amore per il prossimo. Altrettanto ha fatto il nipote Alessandro Picone, che ha affermato con forza che “anche noi possiamo uscire dal gregge, tutti i giorni, con i valori che sentiamo dentro. Noi, facciamo la Storia, questo il messaggio di Carlo Tagliabue”. Annamaria Samuelli dell’ass. Gariwo, che lavora per far conoscere i Giusti e crea i Giardini dei Giusti nel mondo, è stata più volte ospite al Bachelet come in altre scuole dove porta i testimoni, figli di sopravvissuti alla Shoah o al genocidio armeno, come il Console armeno in Italia, Pietro Kuciukian, intervenuto subito dopo, vittime che con i Giusti vogliono rappresentare il bene insito dell’umano anche in presenza dell’orrore. “I Giusti sono persone che sanno da che parte stare, dimostrano che si può dire sì o un no. L’obiettivo è diffondere questi messaggi ovunque, per portare una luce di speranza”. Parole che hanno trovato conferma con Kuciukuian ‘cercatore’ di Giusti da 30 anni in tutto il mondo, da New York ad Aleppo, fiducioso che il centro internazionale oggi attivo per avere giustizia e condannare chi compie crimini contro l’umanità possa essere un deterrente. Il prof. Gianni Mereghetti ha confidato che le testimonianze raccolte durante gli incontri organizzati a scuola gli han fatto capire che “importante è andare a cercare il bene” e ha invitato a continuare a cercare e a scoprire i Giusti, persone che hanno lottato per la libertà, che è la nostra di oggi. Il ciliegio dedicato a Carlo Tagliabue che crescerà nel Giardino dei Giusti del Bachelet ricorderà ai ragazzi questa memorabile giornata che farà germogliare, a sua volta, il seme del valore e della difesa della vita.  Enrica Galeazzi   

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