ABBIATEGRASSO – “Quanta felicità puoi sopportare?” è il titolo dell’ultimo romanzo dell’abbiatense Alessandro De Vecchi, un’autoproduzione pubblicata attraverso la collana ilmiolibro.it e che è possibile ordinare in tutte le librerie Feltrinelli o acquistare online sui siti Feltrinelli. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua nuova esperienza letteraria. “E’ la continuazione del mio romanzo precedente ‘Le risposte del silenzio’, una sua evoluzione, il mio sogno è quello di scriverne un terzo e realizzare una sorta di ‘trilogia familiare’. In questo libro il protagonista è Davide, un ragazzo muto a causa di una patologia congenita, ha 37 anni ed è il cugino di Pablo, il protagonista del primo libro, con cui ha uno splendido rapporto di amicizia, lo considera un fratello. Un ponte di collegamento tra i due libri che però sono leggibili anche in maniera autonoma”, ci spiega Alessandro, a cui chiediamo come è venuta l’ispirazione di iniziare il nuovo romanzo. “Io amo molto la natura e il nostro territorio, vado spesso a fare passeggiate e giri in bicicletta. Un giorno, immerso nel verde del Parco del Ticino ho fatto alcune riflessioni e ho sentito il bisogno di continuare un discorso che avevo iniziato con il romanzo su Pablo, incentrato sul tema del perdono, un libro con connotati fortemente etici e spirituali, Pablo fa un viaggio in Nepal alla ricerca di risposte sulla sua vita, su sè stesso. L’auto-accettazione è il tema cardine di quest’ultimo romanzo. Davide deve accettare un deficit, di cui ha fatto il suo punto di forza, è un interprete del linguaggio dei segni. Il tema dell’auto-accettazione riguarda tutti noi, ognuno prima o poi deve imparare ad accettare qualcosa di sè che lo fa soffrire”. Perché questo titolo, che sembra contraddittorio? “C’è un ossimoro nel titolo… La felicità non è una condizione che si dovrebbe ‘sopportare’.  Nel libro però dico più volte che cercare la felicità è come inseguire un arcobaleno, come disse un saggio è necessario ‘essere la felicità’ e per esserlo bisogna fare un percorso, un lavoro su sè stessi. Sopportare questo ‘scavarsi dentro’ è il primo passo che contiene già la meta”. Cosa si racconta nel romanzo? “Ci sono elementi particolari. E’ una storia di amicizia vera, quella che ci permette di essere noi stessi senza per forza dover piacere. E’ una storia d’amore perché Davide si innamora di una ragazza e torna ad avere fiducia, visto che in passato era rimasto ‘scottato’. Si può dire che Davide e questa donna si ‘curano’ a vicenda. Davide, nonostante il suo handicap, riesce a portare nella sua vita luce e positività e con l’aiuto di lei riuscirà ad esprimere tutta la sua vitalità”. Dov’è ambientata la storia? “Questa volta ho deciso di omaggiare il nostro territorio. Il libro è ricchissimo di descrizioni di Abbiategrasso, Morimondo, Pavia, la valle del Ticino… luogo in cui sono nato e che amo. Ci sono frasi, personaggi, dialoghi molto ‘reali’”. Il tema della disabilità, legato all’auto-accettazione, è centrale nel romanzo: hai avuto esperienze vicine a questa realtà? “Sì, ho lavorato con persone affette da disabilità e mi sono sempre reso conto che le persone che soffrono di più sono anche quelle che ridono di più. Non si piangono addosso, molti di loro hanno fatto del proprio ‘limite’ un motore per essere più vitali e addirittura di aiuto ad altre persone con problemi simili. Accettazione non è rassegnazione, prendi atto di qualcosa e vai avanti a vivere, non a sopravvivere. Ovviamente ho fatto anche ricerche mediche per poter conoscere e far conoscere meglio Davide”. Che effetto ha su di te scrivere? “E’ come se mi coccolassi. Mi aiuta a rilassarmi e a rielaborare le cose negative. Da sette anni faccio anche meditazione e posso dire che la scrittura è quasi una forma di meditazione, sono due facce della stessa medaglia”. Un libro che, come ben descrive la presentazione di Edmondo Masuzzi, racconta come la felicità sia “una conquista legata più alla mente e all’accettazione della realtà che ad elementi contingenti, come insegna la via del Dharma”. Un romanzo di forte spiritualità che dà un messaggio positivo in un’epoca e in una realtà sempre più difficili, distratte e talvolta superficiali. Un libro che con la luce e il calore che sa trasmettere la personalità positiva di Alessandro De Vecchi lascia il sorriso sulle labbra, fa apprezzare la bellezza che ci circonda, la natura, la bellezza interiore che possiamo cogliere in noi stessi e negli altri, nella gentilezza di un panettiere, nel coraggio e nella gioia di vivere di un giovane uomo che non ha il dono della parola ma riesce a dire e spiegarci meglio di chiunque altro che possiamo essere felici imparando ad amare e ad amarci per come siamo. Il libro sarà presentato il 28 ottobre alle ore 21.00 al Castello durante la rassegna Profili d’autore, organizzata da Gala 108 (il gruppo letterario di cui De Vecchi fa parte), Ducato di Abbiategrasso e Selae insieme ad altri scrittori: Giuseppe La Barbera, Filippo Amato, Julio Araya Toro e Victor Escobar. S.O.

 

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