ABBIATEGRASSO – In un grande salotto virtuale, martedì 24 novembre, si è tenuto un incontro organizzato dal Rotary Club Abbiategrasso a cui hanno partecipato decine di rotariani di vari Club e Distretti, ciascuno dalla poltrona di casa, per ascoltare la preziosa testimonianza e interloquire con Riccardo Barlaam, giornalista, inviato del Sole 24 Ore a New York dove segue politica ed economia. Riccardo Barlaam abita a Cassinetta di Lugagnano, è socio onorario del Rotary abbiatense ed è padre di Simone, pluri campione del mondo di nuoto paralimpico, promessa anche delle prossime Paralimpiadi di Tokyo. Raccontare in poche righe il curriculum di padre o figlio è impossibile, si riempirebbero pagine anche solo per citare esperienze e competenze del relatore della serata, giornalista, scrittore ma anche sportivo che si cimenta in varie discipline. Un grande piacere ascoltarlo, questa volta a proposito delle elezioni americane che ha seguito da vicino. “Il giorno delle elezioni – ha detto – ero davanti alla Casa Bianca, si è trattato delle elezioni più importanti della storia. Oltre 79 milioni di voti per Biden che ha vinto nonostante Trump fosse diventato presidente 4 anni fa con 8 milioni in meno di quelli avuti ora. Una particolarità: è la terza volta dal dopoguerra, dopo Carter e Bush padre, che un presidente non viene confermato per il secondo mandato, casi in cui è stata determinante la crisi economica. Questa volta sono state le elezioni più divisive della storia, l’America è un Paese lacerato, diviso in due. Negli ultimi 3 anni ho seguito da vicino la presidenza, come giornalista accreditato alla Casa Bianca e fino a gennaio avrei datto che Trump avrebbe vinto, durante la sua presidenza ha fatto cose importanti come la riforma fiscale, a gennaio 2018 ha ridotto le tasse alle aziende dal 35 al 21%. Ha ridotto gli scaglioni sul reddito personale, scelte che hanno costituito un volano per l’economia. Più controversa invece la sua politica sui dazi con Cina ed Europa, che non hanno giovato alle relazioni con l’Europa e nemmeno al disavanzo commerciale con la Cina. Poi è arrivato il Covid che ha sparigliato le carte e la gestione di Trump della pandemia è stata contraddittoria con conseguenze negative sull’economia. Il partito Democratico si è riconosciuto nell’antitrumpismo, Biden anche se meno popolare ha avuto la meglio, ha gestito da casa la campagna elettorale, ha evitato bagni di folla e mentre Trump si contraddiceva di continuo, Biden anche stando zitto riceveva più consensi. Secondo me Trump ha perso per la sua mala gestione del Coronavirus. Alla Casa Bianca, c’è un vialetto dove si poteva passeggiare, ora è una fortezza inespugnabile dopo le proteste per l’afroamericano ucciso da un poliziotto, ci sono recinzioni alte 3 metri, c’era molta tensione, anche i negozi prima delle elezioni sono stati coperti da barriere perché si temevano violenze, per fortuna non è successo niente. Sono stato al seggio davanti alla Casa Bianca ma non c’era nessuno, secondo il sistema elettorale americano si poteva votare in anticipo e non solo al seggio ma anche per posta. Quest’anno per il Covid, almeno 20 Stati hanno cambiato le regole elettorali spostando la data fino al 20 novembre per poter ricevere tutte le schede postali. Per eleggere il presidente servono secondo il loro sistema, 270 grandi elettori dei 538, ogni Stato ne elegge un numero diverso in base alla popolazione, il primo candidato che arriva a 270 ha vinto. Ero a New York quando Biden li ha raggiunti e la sensazione era come se fosse finita la guerra, c’era gioia quando sono arrivati i risultati, anche se Trump non accettava la sconfitta. Ho capito che la democrazia in America è ancora forte, Trump parla di frodi e di brogli ma senza prove. Il voto postale ha favorito i Democratici perché negli Stati repubblicani si ostacola il voto, i Democratici han fatto una campagna massiccia. Le prossime date importanti sono: il 7 dicembre, termine ultimo dei ricorsi giudiziari e per la presentazione dei dati ufficiali di tutti gli Stati. Il 14 dicembre si trovano i grandi elettori e Trump deve riconoscere la sconfitta, il 6 gennaio si terrà il Congresso a Camere riunite e ci sarà il giuramento del Presidente e del suo Vice. Trump che vive ancora alla Casa Bianca se non se ne sarà andato verrà cacciato”. Alle domande su come si comporterà probabilmente Biden, Barlaam ha risposto che “Proverà a fare, come ha già detto, il Presidente di tutti, la scelta dei ministri rivela prudenza. Molto dipende dal 5 gennaio quando si decideranno gli ultimi 2 Senatori in Georgia, se risulteranno democratici, ci sarà parità in Senato e Biden sarà facilitato a governare per 2 anni, almeno fino a metà mandato. Per noi europei è positiva l’elezione di Biden che vuole riallacciare i rapporti, togliere i dazi, rivedere le posizioni di Trump su clima e ambiente. Il prossimo anno si terrà il G20 in Italia, è previsto un vertice per luglio, forse a Roma, un’opportunità per noi. Mi aspetto un rilancio economico, anche Biden cercherà di rilanciare l’industria manifatturiera americana, tenderà una mano alla Cina a cui chiederà però di rispettare regole precise”. E’ stato poi ribadito che Trump risulta comunque ancora molto popolare e l’America è divisa in 2, le coste e il centro. L’odio per Trump ha unito i Democratici. In questa campagna elettorale più che i media contro Trump sono stati efficaci i social che hanno spinto ad andare a votare. Il Covid ha causato una forte disoccupazione e in America non c’è una rete sociale, chi perde il lavoro, Barlaam ha riferito che si suole dire “è a 2 mesi dalla strada”, per indicare il tempo dopo il quale si è perso tutto e chi non può pagare non può neanche curarsi. L’eredità peggiore lasciata da Trump è il deficit record. La politica estera dovrà cercare di riportare l’America nell’alveo dell’ONU, Biden non avrà vita facile ma “ha impedito all’America di diventare uno Stato autoritario”, secondo un politologo americano intervistato da Barlaam, e questo davvero non è poco, anche se accontentare tutti sarà praticamente impossibile. Enrica Galeazzi

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