ABBIATENSE – Nel momento peggiore per la ristorazione, periodo in cui i locali contano danni enormi, sono arrivati comunque i giudizi dei critici delle più prestigiose Guide che ogni anno creano suspence nel gotha delle migliori ‘cucine’ e sono attese dai gourmets. Anche quest’anno il territorio dell’abbiatense non è rimasto ‘a bocca asciutta’. Ad Abbiategrasso si inizia dalle ‘3 torte’ della premiata  Pasticceria Besuschio di piazza Marconi che ha scalato la classifica stilata dal Gambero Rosso. La storica guida Michelin ha giudicato il Ristorante di Agostino Campari:”Roccaforte della cucina lombarda, gli amanti della tradizione non si perderanno i risotti e quel sapore particolarmente e irresistibilmente antico del carrello di arrosti e bolliti. Servizio estivo sotto un glicine, su tutto veglia una calorosa ospitalità familiare”. Una meritata celebrazione di questo delizioso ristorante abbiatense che si trova in via Novara 81. Ma non mancano riconoscimenti da Slow Food che inserisce  nella sua nuova guida “Osterie d’Italia 202” la trattoria di Caselle di Morimondo per la sua atmosfera ‘casalinga’ e in particolare per i salumi nostrani proposti. L’edizione 2021 de Il Golosario Ristoranti, ottima guida alla buona tavola del duo Paolo Massobrio- Marco gatti, attribuisce oltre alla ‘corona radiosa’ anche i ‘faccini radiosi’, uno di questi è stato riconosciuto al Ristorante della Ripa di Robecco sul Naviglio, un luogo suggestivo che propone piatti particolari con prodotti di stagione. Ma nella Guida del Gambero Rosso è citata, per il quarto anno, anche la teeria abbiatense Tete à thé, una vera ‘chicca’ descritta come “un’oasi di relax, è la seconda sala da the più antica d’Italia, il locale di stampo medievale è caratterizzato da ampie volte e realizzato con mattoni a vista…”. Questa ‘chicca’ è in via Santa Maria, a due passi dal Castello Visconteo, si scendono alcuni gradini  e ci si ritrova in un’atmosfera incantevole in cui è possibile scegliere e conoscere  un’incredibile e insospettata varietà di the. Il Gambero Rosso non ha dimenticato di segnalare anche alcune cascine del territorio, come la Costa, la Fraschina o la Bullona dove trovare i migliori prodotti freschi. Soddisfazione e orgoglio quindi per queste nostre eccellenze che non cancellano però il malessere e la disperazione di tante altre realtà del settore, simili a quelle di tutta Italia. L’aver recepito le numerose e costose misure di sicurezza richieste non è bastato, il governo ha aperto e chiuso, come premendo di continuo su un interruttore, seguendo l’andamento del Covid e, ripetono ristoratori  e albergatori, senza mai mettere  mano seriamente all’organizzazione dei trasporti in primis e senza dare ristori adeguati. Le perdite risultano astronomiche ed il fatto che un giorno si possa sedere al tavolo e il giorno dopo si debba bere il caffè solo per strada, continua a risultare incomprensibile. L’asporto è una cura palliativa che non risolve la profonda crisi, l’impossibilità di pianificare le attività, l’incertezza, le promesse non mantenute come il “chiudiamo adesso per salvare il Natale che non ha salvato un bel niente se non la richiesta di ulteriori sacrifici oltre al mancato contenimento del contagio”, il tutto se sommato al ritardo nell’acquisto e somministrazione dei vaccini, scuote gli animi rischiando di esacerbarli sempre più. Questa segregazione di massa non rende nessuno migliore. La gran parte degli italiani attende non briciole ma ristori adeguati e, a nostra volta, auguriamo ai ristoratori di ‘ristorarci’ al più presto, in presenza, con le loro prelibatezze. E.G.

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