ABBIATEGRASSO – Il vicepresidente e componente del CdA della RSA Città di Abbiategrasso, di strada Cassinetta, avv. Francesco Catania, ha condiviso le sue preoccupazioni sulla somministrazione dei vaccini agli ospiti . “Partiamo dalla premessa che presumibilmente, dal momento in cui si ritireranno le dosi di vaccino anti-Covid , queste andranno somministrate entro cinque giorni (o in alternativa, dovremo essere riforniti di ghiaccio secco e contenitori a sufficienza). Nel caso in cui l’ospite della RSA sia in grado di intendere e volere, il problema non si pone: consenso informato e vaccinazione si svolgono regolarmente.
I problemi sorgono quando l’ospite è incapace di intendere e volere ed è privo, temporaneamente o effettivamente, di un amministratore di sostegno o di un tutore. Molti parenti, infatti, sono allergici ai tribunali e preferiscono evitare di ricorrere al Giudice Tutelare. Secondo le statistiche italiane, il 40% degli ospiti di una RSA è ‘incapace naturale’. Con il Decreto Legge n. 1 del 2020, il Governo ha dato libero sfogo ai suoi impulsi burocratici, trasformando la procedura per la somministrazione di un vaccino in una gara contro il tempo. In primo luogo la struttura deve accertare che il fiduciario (tutore, curatore, amministratore di sostegno) mancano o non sono reperibili per almeno 48 ore… Poi il Direttore Sanitario (o il medico della struttura) può esprimere il consenso, ma deve sentire ‘quando gia’ noti, il coniuge, la persona parte  di  unione  civile  o stabilmente convivente o, in difetto, il parente piu’ prossimo  entro il terzo grado’. Se sono tutti d’accordo (e bisogna vedere se per provare l’accordo basta sentirli al telefono o se è necessario assicurarsi una prova diversa del consenso), si procede.
In difetto di consenso (o nella migliore delle ipotesi interpretative: di rifiuto), il Direttore sanitario può rinunciare alla vaccinazione o chiedere con ricorso al giudice tutelare di essere autorizzato. Grazie al cielo non è necessario iscrivere il procedimento a mezzo avvocato ma è sufficiente trasmettere istanza e documentazione a mezzo pec. Idem se mancano i soggetti di cui sopra.
Una volta spedito tutto al giudice tutelare, bisogna attendere 48 ore nelle quali il giudice convalida, con decreto motivato, il consenso o il diniego e poi comunicare il risultato entro altre 48 ore all’interessato e al relativo rappresentante. Nel caso in cui il vaccino non fosse già andato a male (ricordiamo che nei frigoriferi comuni deve essere inoculato entro cinque giorni da quando ha raggiunto temperatura tra i 2 e gli 8 gradi, si procede con l’inoculazione. Francamente – sostiene  l’avv. Catania – è una norma che lascia molte perplessità: da una parte è talmente laboriosa che rende difficile rispettare il termine di scadenza del vaccino ed assorbe notevoli risorse da parte dell’RSA di turno; dall’altra non sembra tutelare minimamente l’ospite, perché, come risulta ovvio, non ha modo di interloquire direttamente con il giudice e di far valere le sue ragioni in caso di parere difforme rispetto a quello della direzione sanitaria. Per non parlare della privacy e dello ‘scaricabarile’ sulle responsabilità, laddove viene previsto che il consenso debba essere espresso dal “direttore sanitario” (e passi: fa parte del rischio professionale) e da soggetti come il coniuge, il convivente civile o un parente fino al terzo grado che però non sono tutori e che non hanno alcun titolo (se non la previsione di legge) per esprimersi in merito. Parliamo poi della responsabilità? Cosa accade se il vaccino deperisce mentre si effettuano le ricerche e si attendono i tempi previsti dalla legge? E del lavoro scaricato sui Tribunali da un giorno all’altro? Se davvero il 40% degli ospiti nelle RSA italiane è incapace naturale, quanti ricorsi ed istanze pioveranno sulle cancellerie e sui giudici nell’arco di pochi giorni? E le segreterie delle RSA che devono fare comunicazioni a soggetti terzi? Come si rintracciano i parenti fino al terzo grado? Come provo che li ho informati? Basta una telefonata registrata o devo fargli ricevere una copia del decreto del giudice tutelare, magari sottoscritto pagina per pagina?”. Domande tutt’altro che ‘retoriche’ quindi. L’avv. Catania conclude dicendo: “L’RSA di Abbiategrasso sta operando per fare in modo che le vaccinazioni si svolgano in sicurezza e liceità, ma attualmente il Governo non ci sta certo facilitando il compito. Il Sindaco ha già dato la disponibilità del Quartiere Fiera per poter effettuare le vaccinazioni in sicurezza per la popolazione. Come Ente cittadino, se la Regione ci darà la possibilità, sono sicuro che saremo in prima linea per aiutare non solo i nostri ospiti, ma tutta la popolazione di Abbiategrasso e del Circondario. Abbiamo infatti personale e capacità per aiutare la popolazione. Chi desidera il vaccino, ha tutto il diritto di ottenerlo in tempi brevi e di effettuarlo in sicurezza”. E.G.

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