ABBIATENSE – Sabato dalle 9.30 alle 13 un interessante convegno a Magenta, organizzato dal Centro Studi Politico/Sociali Kennedy presieduto con la consueta verve da Ambrogio Colombo. Un convegno con il patrocinio delle città di Abbiategrasso, Castano, Legnano, Magenta, per parlare della Sanità nel territorio dell’Est-Ticino e presentare i risultati del questionario distribuito ai 50 comuni dei 4 distretti e la situazione del sistema sanitario territoriale. Anche in questa occasione l’ass. Gallera non si è presentato né ha mandato un sostituto, come ad Abbiategrasso all’assemblea dei sindaci, è mancata la presenza dell’interlocutore politico più importante, la Regione Lombardia è stata comunque rappresentata da due consiglieri di minoranza, Sara Valmaggi (Pd) e Paola Macchi (Mov.5*). A rappresentare l’Ats il dott. Ponciroli e per l’ASST il dott. Schieppati. I lavori sono stati coordinati dal dott. Giuseppe Imbalzano. Marco Invernizzi, sindaco di Magenta, ha premesso che “tutte le decisioni vanno condivise, ci teniamo molto al nostro ospedale che fa parte di una rete di ospedali, come sindaci abbiamo presentato le nostre richieste, ora attendiamo risposte per sapere dove stiamo andando…” Il sindaco di Abbiategrasso ha affermato che “tutto si può misurare economicamente tranne la sanità, noi sindaci siamo responsabili della salute dei nostri concittadini ma siamo impotenti, L’abbiatense è un’area molto estesa e non può perdere un servizio fondamentale come il P.S.”. Gli ha risposto il dott. Imbalzano: “La sanità ha un prezzo e un limite, siamo partiti in agosto a preparare questo incontro, abbiamo rilevato malcontento e insoddisfazione, la chiusura del P.S. ha mobilitato i sindaci, mancano sia una visione di programmazione che le risposte ai bisogni. Per gli ospedali del territorio sono stati spesi negli ultimi 20 anni 500 milioni di euro, 2 ospedali, a Legnano e Abbiategrasso rifatti completamente, e grossi lavori sono stati fatti per quelli di Magenta e Cuggiono. Ciascuno di loro ha una vocazione per quanto riguarda il P.S., Legnano per la grande emergenza, Magenta una via di mezzo, Abbiategrasso no per la grande emergenza. Senza medici non si può fare pronto soccorso, Abbiategrasso prevedeva anche 150 letti di riabilitazione cardiologica, motoria, ecc, per mantenere in piedi un ospedale non per acuti. Ricostruirlo è stata una scelta negativa, avere un albergo senza servizi non ha senso, allora va chiuso. Dobbiamo rafforzare Abbiategrasso non con gli acuti ma con servizi per il territorio, hanno stanziato 7 milioni di euro per abbattere la vecchia struttura che invece potrebbero essere usati per riqualificarla e dedicarla alla riabilitazione”. Ipotesi che riguardano il Cantù  finora  sconosciute, Imbalzano, oltre a riconoscere che la struttura del P.S. di Abbiategrasso è meglio di quella di Magenta, ha chiesto poi conto di eccellenze sparite dal Fornaroli quali quella organizzata dall’urologo prof. Zanollo e la chirurgia della mano. Ha chiesto maggiore attenzione al servizio sanitario da parte della Regione. I dati ufficiali della sanità pubblica del territorio commentati da Rodolfo Vialba, un confronto dal ’97 al 2013, meriterebbero intere pagine ma si possono riassumere con una costante perdita di posti letto delle strutture pubbliche a favore delle private che, tra l’altro, sono state lasciate libere di scegliersi le prestazioni ambulatoriali da offrire. Ovviamente le più costose e non secondo le esigenze del territorio, poiché è mancata una forte e controllata programmazione. A Ponciroli dell’ATS è stato chiesto quali sono le linee di indirizzo per questo territorio, ma le risposte non sono arrivate. Ma dopo l’accenno alla pesante nebbia incontrata da Pavia e altri dati autobiografici, alcuni dati interessanti: ai dipendenti interesserà sapere che “l’ATS della Città Metropolitana che conta 3 milioni 500mila abitanti passerà dagli attuali 3.000 dipendenti a 2.000”, L’altra affermazione che non è sfuggita agli abbiatensi presenti ed è stata rimarcata riguarda il P.S. di Abbiategrasso. “Abbiamo valutato 3 giorni fa – ha dichiarato Ponciroli – con il gruppo di approfondimento di Regione Lombardia che i punti di offerta che non riescono a dare risposte appropriate vanno chiusi e che la riduzione notturna del P.S. non incide sulla sicurezza locale”. Si è valutata la chiusura dopo averlo chiuso? Dall’intervento del  dott. Schieppati è stato invece interessante scoprire che “il Poas non è stato approvato ma dobbiamo considerarlo tale”. Ma forse bisogna interpretare questa affermazione con la chiave offerta dall’intervento di Valmaggi che ha sostenuto “il Poas arriva in Commissione Sanità dopo essere stato approvato in Giunta, quindi a cose fatte”. Macchi invece ha ricordato molte riflessioni condivisibili, dalla gestione delle liste d’attesa che spingono più verso il privato alla percezione sempre più diffusa delle persone di essere abbandonate dalle politiche sanitarie. E dire che la nuova legge regionale parla di “Evoluzione del servizio socio-sanitario”, una riorganizzazione che, calata nella realtà, risulta già un peggioramento inaccettabile, come dimostra la chiusura notturna del P.S. E.G.

 

 

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