ABBIATEGRASSO – L’incontro con i consiglieri regionali organizzato dalla Consulta per l’ospedale mercoledì 30 giugno, per capire come e se la revisione della legge 23 che decide il futuro della Sanità lombarda, risponderà finalmente ai bisogni del territorio, non ha dato risposte ma elementi utili per capire le diverse posizioni politiche e le possibili conseguenze. Questo articolo propone la cronaca della serata con accenni ai singoli interventi. La presidente della Consulta Baietta ha presentato brevemente le difficoltà incontrate negli ultimi anni dall’ospedale Cantù e subite a causa dell’accorpamento improprio con Legnano. Ha ricordato il lavoro svolto dalla Consulta fino ad oggi, la mobilitazione che ha contribuito alla delibera del 7/5/2019 che ha deciso la riapertura h24 del P.S. e il rilancio dell’ospedale, mai applicata. Ha concluso con la richiesta ai rappresentanti regionali di raccogliere gli stimoli che arrivano dal territorio. Ha quindi dovuto cedere la parola al cons. reg. Emanuele Monti (Lega), presidente della Commissione Sanità regionale, perché, come ha detto lui stesso: “Sto poco, ho un impegno a Varese ma ci tenevo a venire. La legge 23 del 2015 – ha ricordato – nasce dall’assenza da 14 anni, di un Piano Sanitario nazionale, oggi in vista del DM 71, si rimette mano alla legge 23. La Lombardia spende per la Sanità l’80% del bilancio”. Ha parlato dell’invecchiamento che costringe a prendersi sempre più cura di malati cronici e ha aggiunto: “Siamo in stagione di risorse economiche con il PNRR dopo 10 anni di tagli alla sanità pubblica occorre mettere di più nella sanità, soprattutto in spesa corrente. La Regione potrebbe farlo ma le risorse dovrebbe mettercele lo Stato”. Ha citato la Telemedicina come valido aiuto, le verifiche di Agenas. Ha presentato le nuove linee della legge 23 come “positiva per i territori, in quanto i sindaci potranno avere un rapporto diretto con il Distretto che – ha sostenuto – per funzionare deve ricevere risorse costanti dallo Stato”. Ha quindi salutato e se n’è andato, rinunciando ad ascoltare i sindaci, la cui audizione era fondamentale. E’ intervenuto il sindaco Nai che si è rivolto ai relatori, ribadendo “le richieste forti del territorio con oltre 80.000 abitanti che, aggiungendo Trezzano, raggiungerebbe i 100.000 richiesti dalla riforma della presidente Moratti. Prima della legge 23 c’erano molti più servizi che sono poi venuti a mancare. Il nostro ospedale ha subito una regressione, credo comunque nella politica che è vincente quando interpreta la volontà dei cittadini, chiedo un intervento importante e un ripensamento per l’ospedale”. Dopo di lui il presidente dei sindaci Marelli, ha invitato la Regione a non fare una legge ‘dall’alto’, com’è già accaduto, perché come succede ora, a posteriori, i risultati se negativi si vedranno tra 5 anni. Ha chiesto di rivedere la proposta di Distretto a 100.000 abitanti perché questa soglia vorrebbe dire per questo territorio, contare ancora meno, “vogliamo sapere cosa avete previsto per Abbiategrasso”. Villani, sindaco di Ozzero, ha ricordato che la Regione ha speso 35 milioni di euro per rifare l’ospedale e ha detto: “Invece, se io sindaco spendo 100.000 euro per qualcosa che non utilizzo non vi dico cosa mi succede, vogliamo che l’ospedale funzioni, non ci bastano più le promesse. Diteci una volta per tutte cosa volete fare di questo ospedale. Abbiamo avuto un’emergenza devastante, abbiamo un territorio vasto che abbiamo conservato, ma con pochi abitanti e per questo non contiamo nulla e vediamo diminuire i servizi. Ci stiamo spopolando perché la gente va dove ci sono servizi e dove si sente più sicura. Nessuno sta prendendo una decisione e noi sindaci sembriamo quelli che non fanno abbastanza”. La cons. reg. Elisabetta Strada (Civici europeisti) dopo aver ricordato le tappe del suo percorso in Regione a favore del Cantù ha parlato delle criticità “della riforma della 23 proposta dalla maggioranza che non tiene conto dei problemi oggettivi come il decremento dei medici, prevedibile con il pensionamento in quota 100 ma non vengono sostituiti”. Il cons. Comazzi, capogruppo di Forza Italia in Regione, ha elogiato la Sanità lombarda che però “dipende dal punto di vista costituzionale dal Ministero. Entro fine anno dobbiamo spendere 18 milioni del PNRR ma come Regione abbiamo dei parametri da rispettare. La Regione ha la volontà di ascoltare, ha calendarizzato più di 300 audizioni, per esempio con Anci, ma è giusto anche un incontro itinerante come questo. Nai è spesso in Regione per la chiusura del P.S. che è stata un errore perché l’abbiatense ha 80.000 abitanti e c’è stato un investimento importante. Abbiamo la possibilità di correggere questa scelta, io non sono qui a promettere nulla, mi prendo però l’impegno ufficiale di dare una risposta”. Subito dopo il collega Samuele Astuti (Pd) ha però contestato le dichiarazioni di Comazzi, ricordando che Agenas (Agenzia Nazionale che controlla i servizi sanitari regionali) ha messo in luce varie criticità lombarde su P.S, liste d’attesa, il rapporto pubblico-privato che non funziona, il passaggio della Sanità lombarda dal 1° al 5° posto, i cambiamenti continui ai vertici di Aria, “una radiografia quella di Agenas – ha affermato Astuti – su cui lavorare, ma non è stata presa in considerazione e la linea emersa mi preoccupa rispetto ai vostri interrogativi, per esempio il numero di abitanti per Distretto è a 100mila quando la legge dello Stato prevede 60.000 abitanti, perché si vogliono creare difficoltà? La partecipazione dei sindaci alle decisioni è doverosa nelle programmazioni ma anche nelle fasi di controllo. Importante è la mobilitazione dei cittadini, a Saronno le persone si sono radunate davanti all’ospedale e hanno costretto la politica a rivedere le scelte”. Il cons. Del Gobbo (Noi per l’Italia) ha espresso da ex sindaco di Magenta la solidarietà ai sindaci, scagliandosi contro “chi è a Roma”. Dopo un excursus sul suo percorso politico ha rispolverato la sua proposta di “trasformare l’ospedale di Cuggiono in un Pot” e rimettere risorse su Abbiategrasso. Bandecchi, delegato dal sindaco di Morimondo, è intervenuto con una riflessione a 360°, è partito dalla legge 23, in realtà mai applicata e ha criticato Del Gobbo che ha definito “più interessato alla fiorentina che al suo territorio”, ha detto di avergli proposto senza risposta, un progetto territoriale complessivo per l’est-Ticino, perché anche Magenta è stata penalizzata dalle scelte che riguardano il Cantù. Ha infine chiesto l’applicazione della delibera. Il sindaco Durè di Cisliano ha chiesto con forza la riapertura del P.S. del Cantù “il cittadino ha la netta sensazione che il sistema sanitario ci abbandona, non c’è la capacità di dare risposte ai cittadini”. Anche Andrea Cipullo sindaco di Vermezzo con Zelo ha lamentato la mancanza di un interlocutore e la mancanza di risposte. “Voi consiglieri regionali – ha detto – potete legiferare, noi dobbiamo subire. La popolazione è sempre più anziana e non può avere un ospedale lontano, deve avere un P.S. il più vicino possibile. Vi chiedo di raccogliere le istanze di questo territorio”. Anche Crivellin, sindaco di Albairate, ha preteso risposte concrete al posto degli “elogi ai sindaci”. Il cons. reg. Piccirillo del M5S si è rammaricato perché non è stato esteso l’invito ai Direttori Generali Odinolfi (Asst) e Zoli (Areu), tecnici che avrebbero potuto aggiungere informazioni utili e che non intendono riaprire e ripotenziare, ha consigliato di leggere l’ultima pagina delle linee proposte dall’ass. Moratti in cui già, ha detto, “si trovano risposte, o meglio ‘un faremo’, nessuno sa dare risposte ma è questo il momento o mai più, di pretendere risposte e risorse, perché ci sia un cambiamento di linea e non si faccia solo propaganda”. Ha annunciato la presentazione in Regione di un’altra mozione che riguarda il Cantù. Chiara è risultata la volontà dei sindaci dei 14 Comuni, presenti personalmente o attraverso loro delegati, che hanno chiesto con ancora più forza il rilancio dell’ospedale di Abbiategrasso, punto cardine della riorganizzazione della sanità territoriale. L’incontro ha permesso anche di misurare la disponibilità e cosa possiamo aspettarci dai consiglieri regionali e dalle singole forze politiche che rappresentano. E.G. 

 

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