ABBIATEGRASSO – In città infuria la polemica sulla mensa scolastica, troppo costosa, qualitativamente eccepibile, un cattivo esempio di spreco alimentare che ha spinto il comitato abbiatense “Bene Comune” a richiamare l’attenzione al  problema e a iniziare una raccolta firme per lasciare libere le famiglie di dotare i propri figli di una “schiscetta” portata da casa, per mangiare meglio e risparmiare. Una nonna racconta: “Mia nipote, in prima elementare, si è presentata con il piatto davanti alla maestra e le ha detto: ‘Io il riso nell’acqua non lo mangio’”.  Molti i genitori che lamentano di spendere molto per il cibo della mensa che i figli rifiutano non per capriccio ma perché spesso, dicono i genitori, risulta “immangiabile”. Tempo fa avevamo affrontato l’argomento tramite la segnalazione di una mamma che proponeva un primo di pasta o riso ben cucinato e un frutto, per risparmiare e non sprecare. Inutili, sosteneva, i menù settimanali diversificati, inutile l’insalata che buona parte dei ragazzini rifiuta. E’ vero che il costo è diversificato in base alle fasce di reddito ma, come dice Andrea Zorza di Bene Comune, “Una famiglia con un reddito ISEE di 21.849, 63 euro, secondo la maggioranza Arrara può permettersi di pagare 4,68 euro al giorno per la refezione scolastica, se ha due figli vuol dire che paga quasi 2.000 euro l’anno. Chiediamo di firmare per poter scegliere cosa dare da mangiare ai figli, abbattere i costi elevati della refezione scolastica e abbattere gli sprechi alimentari delle mense”. Sabato scorso Bene Comune ha raccolto firme in piazzetta Golgi, annuncia che la raccolta continuerà nelle prossime settimane, sempre di sabato,  in corso Italia. La proposta alletta diversi genitori ma i problemi logistici non sono pochi, dalla difficoltà o quasi certa impossibilità di scaldare il pranzo a scuola, proprio mentre si va verso la stagione più fredda in cui pasta, insalata di riso o altri piatti freddi sono meno indicati. Vero è, e quindi ritenuto peggiore, che la maggior parte di quanto viene proposto finisce nella spazzatura o diventa cibo per gatti, in ogni caso una sonora bocciatura ai pasti proposti, non tanto per la varietà di alimenti da sperimentare nell’ottica di una corretta educazione alimentare, ma perché di qualità dubbia, cibo scotto, insipido. Anche se non si potrà realizzare una mensa mista, servizio mensa scolastica e schiscetta da casa, questa provocazione servirà probabilmente a controllare e a far sì che il pasto degli alunni abbiatensi migliori. E.G.

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