L’Italia s’è destra. Il nostro Paese, nella mattina di lunedì, si è svegliato avvolto da una certezza il tempo del renzismo e del grillismo è alle strette. Ancora presto per cantare vittoria, ma i presupposti ci sono tutti. “La macchina renziana si è inceppata perdendo nella gran parte dei 22 capoluoghi di provincia in gioco. Il centrodestra espugna Genova e L’Aquila, vince a Verona, Taranto, Monza, La Spezia, Piacenza, Alessandria, Trapani, Como, Asti, L’Aquila e si aggiudica pure Sesto San Giovanni, la cosiddetta Stalingrado d’Italia. Un tracollo netto quello di Renzi, che nella sua Toscana perde pure Pistoia, altra città storicamente amministrata dalla sinistra, che passa al centrodestra e Carrara, unico capoluogo che l’armata Brancaleone grillina riesce ad espugnare. Il centrosinistra si conferma soltanto a Lucca, si tiene Taranto e si prende Lecce e Padova. In Sicilia c’è poi il caso di Trapani, senza quorum verrà commissariata”. Questo riporta Il Primato Nazionale. Un crollo ai ballottaggi. Un crollo quando tutto diventa decisivo. Un crollo quando serve il voto di “militanza” e non il centrista imborghesito da ombrellone e mojito. La gauche con i lifting progressisti degli anni ’10 ha perso. “La sinistra hipster è il succedaneo, nell’ordine, della cosiddetta ‘sinistra dei club’ (la stessa che, nei primissimi anni Novanta, avrebbe dovuto fiancheggiare e nutrire in senso lib-lab la nascita del nuovo soggetto voluto da Occhetto, con un personale borghese laico) e ancora i ‘girotondi’, il cui scopo primario d’esistenza, in nome dello sdegno, era forse quello di liberare il paese da Berlusconi e le sue brame affaristiche e di ‘patonza'”. La sconfitta nelle parole di Fulvio Abbate, sul sito Linkiesta. Il volto peggiore dell’Italia, il volto subdolo e falso, il volto contratto in una smorfia mentre la democrazia compie il suo decorso e riscrive pagine nuove, a partite dalla Stalingrado tricolore tale Sesto San Giovanni.

“Nemmeno nei suoi sogni più voluttuosi la destra poteva augurarsi un tale rientro in partita. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini avrebbero messo dieci anzi cento firme sotto la conquista di Genova la ‘rossa’. Figurarsi con quale soddisfazione sono stati accolti i primi exit-poll di stanotte, con la cattura di 15 città, da Catanzaro a Verona passando per L’Aquila e la sola debacle di Lecce. Gode il mondo berlusconiano, con il Cav che oggi canterà vittoria”, scrive La Stampa. Ma il vero trionfatore porta il fazzoletto verde al collo e risponde al nome di Matteo Salvini. Il leader leghista ammonisce il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Non rappresenta più nessuno. Se dopo decenni ci chiedono di governare Genova, Pistoia o Sesto San Giovanni, vuol dire che possiamo governare anche il Paese”. Un uomo sicuro dei propri mezzi, capace di tornare a far volare la Lega Nord dopo l’oblio targato trota ed affini. Tra lauree comprate, diamanti venduti e l’organicità politica colpevolmente assente. Battagliero. “Invitiamo il Pd a portare la legge elettorale subito al Senato, con tre righe che premino le coalizioni, penso che si possa portare a casa in una settimana”. Spocchioso. “Con Berlusconi ci vedremo, ci sentiremo, ragioneremo, ma la leadership è l’ultima delle mie preoccupazioni”. Determinato. “Le primarie? Le ho proposte diciotto volte non solo sul leader ma anche sul programma”. Una rincorsa che ha portato il Nabucco ad essere il primo partito a Genova. 12,95% il risultato in termini di consensi, per l’esattezza 28.194 voti con 9 seggi da sfoggiare in consiglio comunale. E tutti gli altri a distanza.

Il nocciolo della questione la tocca Alessandro Catto direttamente dal suo blog qui su Il Giornale. La sconfitta è figlia dello Ius Soli: “In un momento storico nel quale l’immigrazione è spesso percepita come un pericolo e come una filiera di lucro e di interesse, proporre una discussione parlamentare sul tema, oltre che dare l’idea di una totale lontananza dalle esigenze dell’elettorato comune, costituisce un autogol pazzesco, conclamato dal voto anche in assenza di un centrodestra particolarmente in salute”. Ed è qui che la Lega tira la volata alla destra, ed è qui che la Lega viene premiata. L’assalto agli scranni dorati della politica italiana di Gian Marco Centinaio armato di foglio, bianco con scritta verde, che riportava la dicitura No Ius Soli ha pagato. E Salvini, che strizza l’occhio al premierato, passa ad incassare. Essere contro l’Europa delle banche, delle privazioni e delle vessazioni convince sempre più italiani. Populismo? Assurdo definire con un termine del genere la volontà di difendere la dignità del proprio popolo. Ed è qui che si combatte la battaglia decisiva. La volontà di non snaturarsi regala gioie in termini di percentuali. Accentarsi non è la soluzione, ma un’ulteriore perdita di tempo e di voti. L’immigrazione è il male per questo Paese, bisogna avere il coraggio di dirlo. Lo Ius Soli distruggerà la nostra identità, affogandoci nel nulla, bisogna avere il coraggio di dirlo. I soldi regalati agli istituti di credito, danaro sfilato di tasca ai contribuenti e devoluto agli amici degli amici, è una metastasi per questa nazione, bisogna avere il coraggio di dirlo. Tutto il resto è ‘paraculismo’, volta faccia e volta gabbana in attesa di una nuova poltrona dove contare i soldi derubati agli elettori.

Mantenersi in piedi tra le rovine, per citare Julius Evola, è l’unico modo per far ritrovare la sovranità all’Italia. Lo insegna anche il caso di CasaPound, scusate il gioco di parole. Il movimento guidato da Simone di Stefano ha ottenuto l’8% in quel di Lucca e a Todi ha superato il 5%. Seguire la propria natura, mettersi dalla parte degli italiani in ogni istanza, in ogni circostanza, anche rimettendoci a livello personale, è l’unica scelta possibile per non far sprofondare nel pantano lo Stivale. Matteo Salvini ha le armi ed il tempo dalla sua parte, saprà usarli al meglio? Lo scopriremo solo vivendo. “Se in ogni circostanza non rapporterai la tua azione al fine secondo natura, ma, nella scelta o nel rifiuto, ti indirizzerai ad altro fine, le tue azioni non saranno in coerenza con le tue parole”. Epicuro. In politica la saggezza non è mai abbastanza.

Andrea Pasini