ABBIATEGRASSO – Accolto da un caloroso applauso dei fedeli che affollavano le navate, nella serata di venerdì 28 ottobre, ha fatto il suo ingresso nella basilica di Santa Maria Nuova l’Arcivescovo di Milano, S.E.R. Mons. Mario Delpini, che ha voluto essere presente al momento conclusivo delle iniziative organizzate dalla Comunità Pastorale San Carlo Borromeo per il 60° anniversario dell’elevazione a Basilica Romana Minore della nostra chiesa.

“Abbiamo vissuto incontri di conoscenza e contemplazione – ha affermato dal pulpito una parrocchiana – Ora portiamo a compimento questo cammino con uno sguardo sulla nostra comunità, altrettanto bella e viva. In preparazione alla Festa di tutti i Santi, desideriamo fare memoria di due nostri parrocchiani per i quali è aperto il processo canonico di beatificazione. Ci piace averli davanti a noi come modelli ed esempio di santità, nella speranza di saperli imitare nell’ardore della fede e nel fervore della carità”.

Arcivescovo Basilica Abbiategrasso

Seduto davanti all’altare, l’Arcivescovo ha ascoltato le due testimonianze. La prima proposta da Gianni Mereghetti sul Servo di Dio Andrea Aziani, “non un superuomo ma un uomo vero”, di cui è stata sottolineata “la tensione missionaria continua che ha segnato la sua vita intensa, mossa da carità concreta in tutti i luoghi frequentati, dall’oratorio all’Annunciata verso i migranti, all’Università, da Siena a Firenze sino a Lima, la sua ‘febbre di vita’, la sua umanità esplosiva e affascinante, il suo essere sempre in azione, mosso da una passione irrefrenabile che gli faceva dire ‘dobbiamo ardere di passione per l’uomo, il fuoco ha da ardere!’ e ‘l’amore è forte come la morte, ma più forte della morte è l’amore’”.

Ha proposto la seconda Padre Mariano dei Cappuccini di Casalpusterlengo sul Venerabile Padre Carlo Vigevano, “la cui avventura di 33 anni è iniziata in questa città, dove a 5 anni si è verificata una sua improvvisa guarigione da una malattia durante una processione della Madonna Addolorata sotto le finestre di casa. Si è sempre dedicato ai più fragili, ai piccoli, ai carcerati, ai condannati a morte, fino alla scelta vocazionale nell’ordine dei Cappuccini, dove era molto stimato e ricercato, anche dalla gente perché accoglieva e amava. La sua figura ha molto da dire anche ai nostri tempi”. E’ iniziata, quindi, la S. Messa solenne, concelebrata da tutti i sacerdoti delle parrocchie cittadine e presieduta dall’Arcivescovo, che si è dichiarato “contento di celebrare la significativa ricorrenza in questa bella chiesa e di ricordare questi personaggi che vanno verso la santità”. Intensa la sua omelia dal pulpito, iniziata con una serie di domande che ciascuno di noi può porsi, le stesse che i discepoli rivolsero a Gesù durante l’ultima cena, smarriti e preoccupati per la prossima dipartita di chi li aveva sempre accompagnati: “Gesù indica la via per trovare le risposte alle loro domande, non elenca delle prescrizioni, risponde di obbedire al comandamento ed entrare in relazione con Dio che ci ama. L’inquietudine dei discepoli è quella che sperimentiamo anche noi, in un contesto che ci mette alla prova. Come vivere questo presente? E’ il tempo giusto per decidere l’appartenenza: vogliamo essere di Dio o del mondo, di un modo di vivere secondo egoismo e prepotenza? Il compito di questo tempo è di costruire la Chiesa, la comunità cristiana, con la capacità di accogliere, di trasformare stranieri e ospiti in concittadini dei Santi e familiari di Dio.

Questa chiesa costruita e abbellita nei secoli è qualcosa che c’è e rimane, ma la comunità rimane solo se è viva, se c’è un fuoco che arde, come in Andrea Aziani, se ciascuno di noi è pietra viva, se ciascuno vive la sua vocazione, come Padre Carlo, nato qui, che ha sentito la vocazione ad accogliere le persone, consolare chi soffre, incoraggiare chi è provato dalla vita, chiamare a conversione i peccatori. Il presente è il tempo del Cenacolo: il Signore converte i discepoli da un protagonismo frenetico a una docilità contemplativa. Lo zelo inopportuno è convinto a diventare attesa, semplice dedizione all’essenziale. Non una posizione di contrapposizione polemica e aggressiva, ma apprendistato all’annuncio, all’ascolto, all’accogliere ciascuno come presenza desiderata”. E avviandosi alla conclusione, Mons. Delpini ha così sintetizzato e ribadito: “Celebrando questo anniversario significativo, ci poniamo delle domande, ma il Signore non ci lascia smarriti e preoccupati, ci indica come qualificare il presente, che è il tempo per decidere l’appartenenza al Signore, il tempo per edificare la Chiesa, il tempo del Cenacolo. Rendiamo, dunque, vive queste pietre antiche, questa bellezza dipinta sui muri, rendiamo viva questa chiesa, perché siamo una comunità viva che oggi sceglie di raccogliersi in preghiera nella concordia e nella perseveranza, perché il nostro stare insieme non sia un’aggregazione momentanea o legata agli eventi, ma sia un dimorare in fraternità, nella docilità che ci rende segno per il mondo”.

Al termine della S. Messa è stata consegnata all’Arcivescovo, in ricordo del momento vissuto, la copia della pergamena con cui Papa Giovanni XXIII dava l’assenso all’elevazione a Basilica della nostra chiesa, insieme all’annullo speciale delle Poste Italiane per l’occasione e un contributo per le attività caritative, e gli è stata chiesta la disponibilità per alcune foto ricordo. Mons. Delpini ha ringraziato tutti e ha poi invocato la benedizione solenne sui presenti, invitando a “portarla ovunque si vada per essere benedizione per chi s’incontra”. M.B.

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