ABBIATEGRASSO –  La settecentesca chiesa di San Bernardino si è riempita alle 21 di venerdì scorso per la prima di molte serate dedicate al recupero della quadreria di Santa Maria Nuova, un progetto di Imagines Memoriae, per recuperare la memoria del nostro passato che, come ha detto nella presentazione Mons. Innocente Binda, ci deve aiutare a vivere il presente con la consapevolezza di chi siamo e da dove veniamo. Un laboratorio aperto che vuol essere condiviso con tutti i cittadini, che ha trovato già degli sponsor come l’utensileria Gorla. Un laboratorio che si avvale delle competenze del Project Manager arch. Giuseppina Montanari, dell’Art Director Jlenia Selis e delle restauratrici Giovanna Colombo, Veronica Sfondrini, Anna Valeria Soragna che stanno lavorando sui primi due quadri, quello del primo ‘600 che ritrae San Carlo e quello dell’800 di  Mons. Palazzi, un prevosto garibaldino che si dice avesse anche imbracciato il fucile per partecipare alle Cinque giornate di Milano. Sull’altare un busto di San Carlo e, in una teca, il suo berretto cardinalizio custodito a Castelletto dove l’ha lasciato quando aveva sostato nel 1584. Il compito di far capire quanto sia stato importante per Abbiategrasso lo ha ben assolto la prof.ssa Silvana Lovati raccontando il percorso di vita di Carlo Borromeo, nato nel 1538, nipote da parte di madre di Papa Pio IV°, nominato a soli 22 anni Segretario di Stato, a 28 è a capo della diocesi di Milano per i successivi 18 anni. Da Cardinale visitò più volte tutto il territorio seppure molto esteso della diocesi, stremato dai lunghi viaggi a dorso di mulo, muore a soli 46 anni nel 1584, lasciando un’eredità importante, paragonabile solo a quella di Sant’Ambrogio. San Carlo è stato descritto ‘rigorosissimo ed esigente’, 3 anni prima di visitare Abbiategrasso inviò un suo delegato, il padre gesuita Flamonio perché riferisse dettagliate informazioni sulla realtà ecclesiale abbiatense. Padre Flamonio riferì dell’unica parrocchia esistente presso la chiesa di San Pietro del XII° sec. costruita sulla precedente del V° sec.d.C. fondata dai primi missionari provenienti dalla Pieve di Corbetta. Una chiesa che definì ‘molto malandata’ mentre  elogiava la chiesa di Santa Maria Nuova ‘bella e ben officiata’. Tra gli altri edifici di culto visitati e descritti, la chiesa di Santa Maria Vecchia accanto al convento di Santa Maria delle Rose, la chiesa di San Martino in piazza Cinque giornate e quella all’interno del Castello. Chiese e conventi di cui rimane in qualche caso una minima traccia, molte anche le Confraternite di cui si dà notizia. La prima visita di San Carlo è del 1573, nel 1578 eleva Santa Maria Nuova a Prepositurale Collegiata e le conferisce la supremazia sulle altre chiese, alla parrocchia di San Pietro vengono affidate sobborgo e cascine. L’ultima presenza di San Carlo è a Castelletto il 2 novembre 1584, di ritorno febbricitante da una visita sul lago Maggiore, mentre è moribondo e già accompagnato dalla fama di santità. Poco dopo inizia la Quadreria e il primo quadro è il suo ritratto, il primo tra i 22 che seguiranno ad essere restaurato. Una serata speciale, allietata anche dall’esecuzione di Mozart dall’Ensamble Quartetto d’Archi e conclusa con la visita del laboratorio lungo il coro, dietro all’altare, dove le valenti restauratrici hanno illustrato lo stato dei lavori sui primi due quadri. Solo la prima di una serie di serate in cui, com’è stato dimostrato, sarà possibile di volta in volta, attraverso le immagini, far riemergere la storia della nostra comunità. E.G.

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