ABBIATEGRASSO – Nelle giornate del 22 e 23 ottobre, presso l’ex Convento dell’Annunciata, si è tenuta la quarta edizione del Picabù Festival, un evento che propone incontri, laboratori, installazioni artistiche, cinema, teatro e musica.

In particolare, il pomeriggio di sabato 22 era incentrato su un incontro-laboratorio di teatro sociale e comunitario, chiamato “Parole in gioco – dentro e fuori (d)al luogo comune”, promosso dal collettivo Picabù di Abbiategrasso e curato dal gruppo vigevanese Scarpanō Teatro e Metodi Attivi.

È stata un’occasione per focalizzare l’attenzione sul mondo degli stereotipi e dei luoghi comuni, obiettivo condiviso da sempre dal collettivo Picabù, attivo dal 2017 e nato in forma spontanea grazie all’aggregazione di singole persone e associazioni del territorio. Questa volta ha deciso di utilizzare una forma di comunicazione particolare in sinergia con Scarpanō Teatro Metodi Attivi, una compagnia che sfrutta una sua propria produzione teatrale sia sotto il profilo artistico e performativo, sia da un punto di vista sociale e terapeutico, in maniera da favorire lo sviluppo di creatività, spontaneità, socialità, benessere del singolo, del gruppo, della comunità anche attraverso l’ausilio dei metodi attivi d’intervento. Uno di questi è il teatro sociale, inteso come strumento di aggregazione, condivisione, azione e riflessione.

Come ha detto Francesco Viletti, fondatore e co-direttore del gruppo: “Il teatro non è solo uno stabile situato all’interno di un edificio, dove recitare a nastro opere di drammaturghi e autori contemporanei e non. Anzi, anche questo non è altro che uno stereotipo. Da qui nasce l’esigenza di un teatro detto ‘sociale’, con lo scopo di abbattere la quarta parete, cioè lo spazio immaginario tra attore e spettatore, aiutando la collettività a rispondere a questioni irrisolte, come lo è appunto quella dei luoghi comuni”. In questo progetto entrano anche gli studenti e i docenti delle Scuole Alessandrini, Bachelet, Lombardini e di via Palestro, che hanno realizzato insieme al collettivo Picabù l’“Abecedario dei luoghi comuni”, una specie di catalogo critico, ragionato e sviscerato dello stereotipo e del luogo comune. Il ricavo generato dalla vendita del testo servirà per sostenere economicamente le attività del gruppo organizzatore del festival.

Entrando nel vivo dell’incontro, iniziato sabato alle 16.30, i membri di Scarpanō hanno coinvolto gli spettatori con degli esperimenti originali di sensibilizzazione su questo tema. A ciascuno degli attori è stato chiesto di pescare una delle parole contenute nell’abecedario e di interpretarla con una coreografia improvvisata a proprio piacimento.

Si sono andati così a creare dei paesaggi scenici estemporanei, attivati dai temi e dalle suggestioni che le parole stesse generano. Poi è stato il pubblico ad assumere il ruolo di protagonista. I componenti dell’associazione teatrale hanno messo a nudo i partecipanti, mettendoli in gioco, anche per conoscere l’altro ed esercitandoli a mettersi nei suoi panni. Le persone sono state divise in coppie. In ciascuna di queste, uno dei due componenti raccontava all’altro un aneddoto della sua vita dove è emerso uno stereotipo legato a una sua caratteristica, e viceversa.

Dopo alcuni minuti, gli spettatori hanno dovuto cambiare partner, al quale ripetere la storia ascoltata da quello precedente. Alla fine di tutto, chi voleva poteva condividere con tutti la testimonianza che gli è stata trasmessa, permettendo così agli attori di trasferire le sue sensazioni tramite una performance teatrale. Arrivati a questo, sembrava che i partecipanti avessero compiuto tutto il loro lavoro, ma manca un’ultima lezione: quella del doppio.

Il doppio è la parte che interpreta i sentimenti dei personaggi coinvolti nella storia; ciò che non viene trasformato in parola, ma che l’attore e qualcuno o qualcuna del pubblico cerca di trasferirlo verbalmente. La serata è terminata con la possibilità di acquistare l’“Abecedario dei luoghi comuni” e usufruire di un piccolo servizio di rinfresco organizzato dal collettivo Picabù. Paolo Borrelli

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