ABBIATEGRASSO – Una serata di incontri tra i Club Rotary Abbiategrasso e Rotary Cairoli di Vigevano, relatrice la presidente di quest’ultimo, Bianca Garavelli, scrittrice ma anche impegnata presso il Dipartimento di Italianistica e Comparatistica dell’Università Cattolica di Milano, curatrice di saggi e manuali, giurata in diversi concorsi di poesia. Da diversi anni organizza e fa parte della giuria del premio “La Provincia in giallo”che vuole valorizzare la narrativa giallo-noir ambientata nella provincia italiana. Ampia anche la sua produzione narrativa, dal commento alla Divina Commedia alle traduzioni di autori francesi, vincitrice di vari premi, insomma una “superesperta” che ha proposto un’interessante indagine senza delitto questa volta, in cui l’indagato speciale è stato “il giallo italiano”. La definizione di “giallo” indica il romanzo che altrove viene definito thriller, poliziesco, crime story, ecc. Una prima curiosità sul perché il nome “giallo” è stata soddisfatta con la slide della copertina di colore giallo della collana “I gialli Mondadori” che inizia nel 1929 con la prima pubblicazione, opera di S.S.Van Dine, pseudonimo di Williard Huntington. Il primo autore italiano pubblicato sarà invece Alessandro Varaldo nel 1931. Il genere di romanzo “giallo” che era già apprezzato da tempo in Europa, in Italia ha avuto più difficoltà ad affermarsi, c’era una sorta di “diffidenza” per questo genere perché c’erano delle regole a cui attenersi: un crimine, un’indagine, una soluzione, una serie di passaggi che vincolavano l’autore, oltretutto erano gli anni in cui il regime fascista non ammetteva che si parlasse di “crimini in Italia”, chiedeva che l’assassino fosse straniero e l’investigatore italiano. Gli intellettuali dell’epoca come Savinio considerano “il giallo un assurdo”, ma ci sono autori anticipatori come De Angelis, nel suo “il banchiere assassinato” il suo investigatore è il capo della Squadra Mobile di Milano, un uomo normale che anticipa e ricorda Maigret. Il giallo in Italia si ispira sempre più a misteri e intrighi storici. Un romanzo extra-giallo-umoristico è quello di Luciano Folgore, pseudonimo di Omero Vecchi, si può affermare che il “giallo” italiano nasce e affronta l’indagine in modo diverso e si assiste a una vera e propria rinascita negli anni ’60 con autori come Scerbanenco, un milanese venuto dall’est che si sta ripubblicando. Con “Il nome della rosa” di Umberto Eco, nel 1980 il “giallo” muta, proponendo un romanzo intellettuale e storico in cui si fondono diversi generi. Anche l’ultimo romanzo di Sciascia “Una storia semplice” è un romanzo giallo. Negli anni ’90 gli scrittori italiani si riuniscono in gruppi, a Bologna prevale “il gotico rurale”, a Milano “la scuola dei duri” che predilige le indagini giornalistiche. Ma perché il “giallo” piace tanto? Forse perché rivela realtà nascoste, parla alla nostra parte oscura, sfida il nostro acume, soddisfa l’esigenza di giustizia scoprendo il colpevole? Il “giallo” ci interroga. E.G.

 

 

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