GAGGIANO – Continuano senza sosta le razzie di metalli nobili nei comuni dalla zona, il fenomeno non è certo specifico di Gaggiano ma vede coinvolta tutta la zona, decisamente diffuso anche a livello nazionale, ad esempio si può citare il caso del giovane che versa in gravissime condizioni dopo avere subito una potentissima scarica elettrica nel tentativo di furto di cavi di rame in una cabina di derivazione Enel in Emilia Romagna. Fenomeno odioso dicevamo che ha visto agire nuovamente i predoni di metalli nel camposanto del nostro comune. I casi di furto di rame, quando il metallo era ampliamente utilizzato per le coperture, le scossaline, le grondaie e le tubazioni di scarico da noi è quasi scomparso, perché di “oro rosso” non è rimasto più nulla o quasi, quindi non c’è più nulla da rubare. Adesso i razziatori si accontentano anche del meno prezioso bronzo, metallo con cui sono realizzate numerose statue ad immagine sacra, vasellame, lucerne, croci e decorazioni varie che abbelliscono molte tombe dei defunti gaggianesi. Nella notte tra venerdì 1 e sabato 2 maggio, un numero imprecisato di ladri è penetrato nel cimitero di Gaggiano, tagliando la catena di un cancelletto laterale, e una volta all’interno hanno fatto razzia di oggetti in bronzo, molti di piccole dimensioni, vasi, croci, lucerne, piastre, ma anche alcune grosse statue, una in particolare che raffigurava un cristo con la croce sulle spalle, di grandi dimensione e di peso rilevante. Altre statue sono state scalzate dai basamenti ma sono state abbandonate sul posto, altre ancora, che erano già state bersaglio di razzie precedenti ed erano state rifatte in pasta marmorea con la sola colorazione in bronzo, sono state sradicate ed abbandonate sul posto una volta resisi conto che non erano di metallo rivendibile. Vista la tipologia di materiale asportato si pensa che possano aver trasportato la refurtiva caricandola su un grosso furgone o su un camioncino, considerazione che deriva dal fatto che diversamente da altri casi precedenti (dove si è potuto accertare che si erano serviti di una o più autovetture che avevano lasciato evidenti tracce di pneumatici sull’erba ghiacciata, casi in cui gli oggetti asportati erano numerosi ma di modeste dimensioni), questa volta alcune statue erano decisamente ingombranti, impossibili da caricare su un’autovettura, per questo motivo si ritiene possano essersi serviti di un mezzo più grande per trasportare la refurtiva. A subire i danni di questa ultima razzia sono stati i singoli cittadini che hanno visto danneggiate le tombe dei loro cari, non si registrano in questo caso danni alla struttura cimiteriale. Antonio Varieschi

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