ABBIATEGRASSO – Inaugurata venerdì 11 maggio nella suggestiva cornice dei sotterranei del Castello di Abbiategrasso  la mostra fotografica di Fabrizio Delmati “Gioia, fatica e dolore” lavoro improntato sul ciclismo.Quale sport avrebbe potuto esprimere meglio queste sensazioni se non il ciclismo!
Un diluvio improvviso ha costretto l’organizzazione a rimandare l’aperitivo organizzato in concomitanza della presentazione, questo però non ha fermato alcuni appassionati e addetti ai lavori nel presenziare all’inaugurazione. Oltre al Sindaco Nai, alcuni collaboratori e Andrea Ruboni, presenti il giornalista Sergio Meda, per lustri impegnato nel raccontarci il ciclismo, e naturalmente l’autore delle foto. Lo spazio dei sotterranei,  oltre ad ospitare i lavori di Delmati, permetterà ai visitatori  di apprezzare diverse fotografie che raccontano i 70 anni di impegno e sfide del Velo Sport, entrambe le mostre saranno visitabili fino al 27 maggio. Gli organizzatori del Comitato Tappa Abbiategrasso hanno presentato l’iniziativa, rimarcato l’onere e l’onore di ospitare la partenza della 18^tappa del Giro d’Italia e poi hanno lasciato che gli autori e Meda presentassero le due mostre. Il giornalista ha sottolineato la bellezza dei lavori di Delmati, soffermandosi sulla scelta del fotografo di regalarci questo racconto svuotandolo dalla confusione dei colori. Attimi immortalati dall’obbiettivo del fotoreporter che per oltre 30 edizioni ha seguito i più grandi corridori di tutti i tempi.La scelta artistica vincente di Delmati si è rivelata il bianco e nero. I due colori regalano agli scatti una poesia, un’emotività che spesso il colore può sovrastare.
I giochi di ombre sui volti dei ciclisti ne esaltano le espressioni; la gioia, la fatica, il dolore, trovano nel bianco e nero il loro linguaggio segreto. Diversi i campioni raffigurati negli scatti: da Indurain e Moser fino a Nibali, Pellizzotti e Cavendish, passando da Bugno, Saronni e Chiappucci, toccanti le fotografie di Pantani e Ballerini.
Il tema della mostra non sono i ciclisti, ma quanto in realtà il ciclismo possa esprimere attraverso le loro imprese. La fatica dipinta sul volto del corridore impegnato in salita, il dolore del ciclista appena rovinato sull’asfalto o sbalzato fuori strada, poi la gioia, espressione di gioia strana quella del vincitore, è strana perché ricca di tutte e tre queste sensazioni. Il campione che taglia il traguardo ed esplode in un gesto di esultanza non esprime solo gioia, forse quella potremmo vederla nei volti dei tifosi, nel suo di viso esplodono incontrollati soddisfazione, fatica e dolore. Nel ciclismo non esiste una soddisfazione che possa fare a meno di fatica e dolore; senza queste ultime non potrà mai esserci gioia per il corridore.
Delmati con i suoi lavori riesce a racchiudere tutto questo in una foto, in un attimo, immobile, immutabile e fermo nel tempo. In un tempo in cui veniamo subissati d’ informazioni, immagini e colori, telecamere che indugiano sui volti dei nostri campioni, mostrandoci financo le imperfezioni della pelle, il soffermarsi a leggere ciò che l’istante racchiude, senza colori che ci possano distrarre e lasciandoci guidare dalla “musica” del bianco e nero,è qualcosa che ogni appassionato  (e non solo ) dovrebbe provare.
Il ciclismo è poi lo sport perfetto per la fotografia, l’immobilità dell’immagine catturata dalla macchina fotografica, si sposa benissimo con la lentezza e la durata di questo sport di altri tempi.
Come ci confiderà Meda: “Spesso anche i veri appassionati si annoiano con le lunghe dirette di questo sport, capisco chi segue solo gli ultimi chilometri…” Ma è proprio quell’attesa, quella noia, quel tempo lento che passa, a far apprezzare il ciclismo. Mentre tutto corre: gli impegni, le scadenze, gli appuntamenti, quelle lente ore spese ad aspettare l’emozione diventano un piacere. Chi ama il ciclismo sa sentire il tempo che scorre lento e non scappa via, per una volta. Inaugurazione finita, informazioni ed impressioni registrate, il tempo non accenna a migliorare, diluvia, quasi quasi è meglio attendere che spiova… Ma osservando una foto della mostra, un ciclista incurante della neve che scollina sul Gavia, si pensa a quanti chilometri lui ed altri migliaia di corridori possano aver affrontato sotto neve e pioggia… E allora che sarà mai una corsa sotto l’acquazzone fino al parcheggio? Non è “il Gavia” di certo… forse solo una delle tante, piccole e grandi “imprese”, che ognuno di noi affronta ogni giorno nell’entusiasmante percorso della vita. Luca Cianflone

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