ABBIATEGRASSO – La lettera è comparsa sul sito della Mivar, marchio importante tra i produttori di televisori dal 1963 fino alla crisi dovuta all’avvento delle nuove tecnologie che hanno spazzato via una dopo l’altra, in primis le aziende europee. Il nuovo edificio di ben 120 mila mq, progettato con grande e minuziosa cura dal patron Carlo Vichi, attende, completamente vuoto, dal 2000 di essere utilizzato per quanto è stato programmato. Nel vicino storico stabilimento di via Dante sono rimasti i dipendenti che si occupano dell’assistenza ai prodotti Mivar, tv a tubo catodico compresi. L’indomito Vichi ha compiuto domenica scorsa, 5 febbraio, i 94 e come un ragazzino pensa al futuro, recentemente ha espresso la sua creatività in tavole e sedie ‘razionali’, concepite per regalare ordine e confort. Ma il suo pensiero fisso, il più ricorrente, è sempre l’elettronica a cui sono da sempre destinate le sue fabbriche, così ha scritto quanto segue: “Signori Imprenditori asiatici, siete gli unici costruttori della componentistica elettronica. Venite a  rendervi conto dei vantaggi che potreste avere assemblando in Italia 3 milioni all’anno dei vostri televisori, la Mivar vi concederebbe l’uso gratuito di un complesso industriale unico al mondo in provincia di Milano, come pure il supporto necessario a una vostra presenza in Italia. Il governo stesso darà il benvenuto a una industria costruttrice di televisori. Signor Presidente della Samsung, mandi un suo incaricato a verificare personalmente come stanno le cose, non le costerà nulla”, segue lo stesso appello, che Vichi ha tradotto in inglese. Lunedì gli abbiamo fatto gli auguri non solo per il compleanno ma perché arrivi una risposta e si realizzi il suo desiderio di rivedere i grandi, efficienti spazi, ora vuoti, brulicare di attività. Ha calcolato che per produrre 3 milioni di televisori l’anno servono 1200 operai, e le migliaia dei suoi operai che negli anni hanno lavorato in Mivar sono sempre stati considerati la sua ‘famiglia allargata’. Perché se non ci si ferma alle sue provocazioni e uscite a dir poco sconcertanti, se si va oltre le apparenze, se si cerca l’empatia con quest’uomo che a volte predica male ma razzola bene, si scopre un uomo generoso, intelligente, geniale. Un ragazzino che filosofeggia anche sul fine vita, sull’al di là, che alterna citazioni di Kant a poesie di Trilussa, che mentre prepara l’orazione funebre scrive una proposta al presidente Samsung per ridare vita alla Mivar e alle sue maestranze. E.G.

 

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