ABBIATEGRASSO – Confesso che, non so cos’hanno provato i molti, risultano migliaia, che hanno visto l’intervista in diretta ad Alberto Amodeo, ma per me che la conducevo è stata emozionante, nel conoscere questo ragazzo, straordinario non solo come atleta, una gran bella persona. L’intervista è iniziata con questa presentazione: Alberto Amodeo, il ragazzo dei miracoli, ha partecipato per la prima volta alle Paralimpiadi di Tokyo ed è tornato nientemeno che con una medaglia d’argento, è qui con noi, disponibile per i lettori dell’Eco della città. Sei tornato ieri, domenica sera, dopo il lungo viaggio dal Giappone, sei encomiabile per molti motivi e… ci fai battere incredibilmente il cuore. E’ successo per la tua salute quando hai avuto a 12 anni quel brutto incidente, dopo tanta apprensione è subentrato il sollievo quando hai finalmente lasciato l’ospedale. Ci hai rifatto battere a 1000 il cuore in questi giorni, in cui sei stato una sorpresa fantastica a dir poco, il filmato della finale nei 400 stile libero ha tenuto tutti col fiato sospeso, in apnea, in un crescendo di emozioni, incontenibili anche per i commentatori. Ma vogliamo sentire raccontare da te la tua prima avventura Paralimpica.  Alberto: “Questa è stata la mia prima Paralimpiade, obiettivo di quest’anno era essere convocato, una volta arrivato là tutto il resto era un di più, però vincere questa medaglia nei 400 ha… (lo fermo con un ‘tira fuori la medaglia’, Alberto apre l’elegante scatola blu e la indossa dicendo…) Ogni volta che la vedo si rinnova l’emozione e ripaga tanti sacrifici, il tempo in acqua ad allenarsi… sapevo di poter competere, di portare a casa magari qualcosa (lo interrompo con: ‘un quasi oro, diciamolo’). A posteriori – aggiunge – rivedendo la gara, mi sono resoconto che sì, poteva esserci, ma già questo risultato è stato qualcosa di incredibile”. Intanto ripone la medaglia nella sua scatola e io dico: “Ho conosciuto la presidente dell’ass. Polha Paralimpica, l’allenatore, in una serata organizzata dal Rotary Club Abbiategrasso, a cui avete partecipato anche tu con Simone, Federico, Arianna…  Il Club dopo aver conosciuto la vostra realtà ha voluto contribuire, organizzando nel 2019 la Rotary Marathon… Cos’ha significato per  te entrare a far parte di Polha? Alberto risponde: “Sicuramente la Polha mi ha aperto un mondo. Ho conosciuto gli attuali miei migliori amici, gli allenatori… Senza la Polha non sarei mai arrivato qua, non mi sarei messo a nuotare, io prima facevo pallanuoto poi quando ho conosciuto la Polha sono passato al nuoto (interrompo: eravate 7 atleti…). Sì, non siamo messi male neanche come medagliere (Polha ha contribuito con una decina di medaglie)”. Cos’hai provato quando sei salito sul secondo gradino del podio, al tuo debutto alle Paralimpiadi? “Dalla fine della gara al giorno dopo ero completamente esaltato, ogni tanto mi fermavo a pensare, o Dio cosa sta succedendo? Non è vero, e iniziavo a darmi pizzicotti per capire se stessi sognando o no”. Mi fai ripensare alle parole dei commentatori durante la diretta della tua finale. Uno dei due gridava: “Alberto, enorme, immenso, forse la sorpresa più incredibile” e tu subito dopo, in un’intervista, hai detto: “Non mi sembra vero ma anche… ho trascurato molte cose…” Alberto: “Sì, perché per ottenere questi risultati ho dovuto sacrificare, anche a causa del Covid, non potendo rischiare di vanificare gli allenamenti, di vedere amici, familiari, dovrò recuperare con gli interessi…” Quali sono ora le tue priorità? Cosa pensavi alla partenza per Tokyo? E cos’è cambiato ora? Quali sono le tue emozioni… Risponde così: “Adesso la priorità è divertirmi, sistemare un po’ la testa. Poi dovrei ricominciare anche con l’università (anche il Politecnico-gli dico- scommetto che vorrà festeggiare te e Simone, vi hanno già contattati?) Sì, andremo a parlare col Rettore, sarà una bella esperienza e poi ad ottobre ricominceremo con la preparazione… Adesso un po’ di relax e svago servono, è stato un anno molto impegnativo che ha richiesto massima dedizione, ma serve un po’ di leggerezza, dopo i risultati ora siamo più rilassati vedendo che il lavoro è servito…” Il lavoro serve sempre, non so se ti rendi conto di quanto è importante quello che avete fatto tu, Simone e gli altri atleti? Siete, sei riuscito a trasformare una prova durissima in un’opportunità, testimone del miracolo che il coraggio, la volontà, l’essere positivi  possono fare. Il tuo argento ha un valore inestimabile. Grazie Alberto, continueremo a seguirti, sei e rimarrai il nostro grande Campione! Enrica Galeazzi 

 

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