ABBIATEGRASSO – Una serata importante per il Pd dell’Est Ticino che ha affollato la sala consiliare del Castello Visconteo per accogliere Walter Veltroni, politico, giornalista, scrittore, ora anche regista, ideatore e primo segretario del Partito Democratico dopo aver fatto anche il sindaco di Roma, eletto per la seconda volta con il 61,8% dei voti, dimettendosi poi per candidarsi alle politiche del 2009. Marco Re, segretario Pd di zona, ha spiegato che la serata fa parte del ciclo di incontri sulle figure storiche tese a favorire dialogo e riforme come Enrico Berlinguer. Dopo Francesco Biglieri, giovane segretario locale, interessato a conoscere e far conoscere una delle figure più importanti del ‘900, il sindaco Arrara ha espresso il suo apprezzamento per Veltroni “che avendo fatto il sindaco – ha detto – ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire essere a contatto della gente”. L’on. Prina ha spiegato che per lasciare il maggior spazio possibile per ascoltare Veltroni, sono stati scelti 3 spezzoni del film della durata di 2 ore sulla figura di Enrico Berlinguer, “una serata con uno spessore formativo, con il primo spezzone dedicato soprattutto ai giovani”. E dalle interviste ai giovani è emerso che “Berlinguer non risulta conosciuto, mentre con Aldo Moro è stata una delle icone più importanti della nostra storia recente”. Per questo e per svariati motivi, ha spiegato Veltroni: “Ho fatto il film per favorire un giudizio storico e per personale riconoscenza verso Enrico Berlinguer, schivo, riservato, piccolo anche fisicamente…Ma non confondiamo memoria con nostalgia perché memoria è conoscenza, nostalgia invece è già un giudizio. Non ho nostalgia di quegli anni tormentati dal terrorismo…” Un esordio utile a riconoscere senza indugio le peculiarità di Veltroni, personalità poliedrica, colta, appassionata e generosa, come risulterà da tutte le risposte che ha dato. Ha insistito sull’aspetto della memoria “è essenziale la sua profondità, siamo sempre più bombardati da tanti eventi che non riusciamo a spiegarci, ne vediamo solo l’aspetto emotivo che ci espone però a un grande pericolo. In Germania e in Italia Hitler e Mussolini venivano applauditi, in nome dell’emotività si perde il lume della ragione, quando nel ’38 furono promulgate le leggi razziali non ci furono scioperi…a volte le cose anormali sembrano normali. L’antidoto all’emotività è la memoria che ti dà la coscienza del tuo cammino. Il futuro è una costruzione, sulla base della nostra consapevolezza, sulle possibilità che la storia ha scritto”. Di Enrico Berlinguer traccia un ritratto, fino alla sua morte durante un comizio nell’84, che coglie soprattutto la sua lungimiranza e il suo coraggio “…in 4 anni trasforma il PCI portandolo dal 25 al 34%, lo fa con grande determinazione e solitudine, quando propone il patto con la DC non suscita entusiasmo… la politica ed il potere non sono la stessa cosa. Ora – continua Veltroni – non ho alcun ruolo politico ma non ho smesso di fare politica, ora faccio film”. Dopo il secondo spezzone di film, si parla degli anni ’70, gli anni delle stragi, in cui “Berlinguer non voleva fare un governo di sinistra, temeva che un governo solo di sinistra avrebbe comportato una reazione eversiva, per questo bisogna trovare alleanze con il nemico storico, anche Aldo Moro la pensava così, condividevano l’idea dell’alternanza. Il giorno del rapimento Moro cambia tutto”. Veltroni, dopo l’esperienza dell’Ulivo, dice di aver pensato al Pd, un nuovo partito non di ex ma con un’identità propria che, come si deduce anche dal film riprende l’aspetto morale della politica che rimanda a Berlinguer anche se la crisi culturale e morale non è la stessa degli anni ’70. “Essere di sinistra significa assumere la questione morale come centrale, occorre stabilire un confine della politica che meno gestisce e meglio è, occorre un protagonismo diffuso non solo privato e pubblico ma anche del privato sociale, ossia persone che partecipano alla gestione della cosa pubblica, un protagonismo sociale diffuso in cui ciascuno partecipa direttamente ed è consapevole delle difficoltà. La comunità è il luogo dello scambio tra le persone, in cui ciascuno ha qualcosa da dare, una rete di valori, il giusto equilibrio tra politica e società civile. Serve una politica snella, senza troppi veti, veloce nelle decisioni e con una forte possibilità di controllo… conoscere il passato con lo sguardo sul futuro e sulla speranza”. Enrica Galeazzi

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