ABBIATENSE – La prima ordinanza è quella del sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, che venerdì 7 gennaio ha scritto: “Covid 19 | Ordinanza chiusura scuole Cassinetta di Lugagnano-Vista l’emergenza pandemica in corso e la diffusione dei contagi a Cassinetta di Lugagnano, che ad oggi conta n. 106 casi positivi al Covid-19 e n. 22 contatti stretti di caso, visti i dati forniti da ATS Città di Milano Unità di Epidemiologia in data 5 gennaio 2021 relativi all’incidenza settimanale dei casi del distretto Ovest-Milano, che indicano a Cassinetta di Lugagnano un valore pari 2880 casi/100.000, ovvero di oltre undici volte superiore alla soglia di 250 casi/100.000 abitanti, ho ritenuto necessario ed urgente adottare idonee misure da mettere in campo immediatamente per arginare il contagio. Sentito anche il Dirigente Scolastico, ho pertanto emesso Ordinanza al fine di evitare al massimo l’esposizione a rischi della popolazione scolastica e del personale in servizio e, dunque, al fine di contenere ulteriormente il contagio da Covid-19 e l’emergenza epidemiologica in corso, che prevede la sospensione delle attività didattiche in presenza, della scuola dell’infanzia e primaria sino al 14 gennaio 2022”. Una decisione che ha suscitato numerose e diverse reazioni, tanto che lo stesso Finiguerra il giorno dopo ha sentito l’esigenza di motivare e argomentare meglio la sua decisione con quanto segue:“Perché ho deciso di non riaprire le scuole. Ho emesso ordinanza di chiusura delle scuole di Cassinetta di Lugagnano, assumendomi la responsabilità, da sindaco, di una decisione presa in qualità di autorità sanitaria locale, valutata la reale incidenza dei contagi in paese nonché confrontandomi con la dirigenza scolastica: autorità che ha diretta contezza delle criticità legate alla riapertura nonché dell’andamento epidemiologico all’interno della scuola. Ricordo che sono oltre 2000 i Presidi che stanno chiedendo il differimento dell’apertura in presenza delle scuole, soprattutto in Lombardia. Non è una decisione che ho preso a cuor leggero conscio delle difficoltà che possono nascere all’interno delle famiglie nella gestione dei figli ma l’ho fatto con estremo pragmatismo, scevro dalla retorica del ‘Si deve riaprire la scuola in presenza senza se e senza ma’. Il mantra della scuola ‘è un ambiente sicuro’ lo lascio a chi probabilmente in una scuola non ci mette i piedi da un po’. Dire cha a scuola è possibile rispettare il distanziamento, l’uso delle mascherine e la corretta areazione (in pieno inverno…) è semplice propaganda. Propaganda che scarica sulla scuola e sulle famiglie l’onere di gestire quarantene che scattano alla presenza di un positivo per l’infanzia e due per la primaria (fatto più certo che probabile considerato che ci insegnano che la Omicron ha la stessa o addirittura maggiore contagiosità del morbillo); quarantene che metterebbero ancor più in difficoltà le famiglie che, a quel punto, non potrebbero neppure affidare il minore ai nonni o a soggetti terzi. Compito dell’autorità sanitaria locale è mettere in campo tutte le strategie volte a contenere il diffondersi del virus a tutela della salute pubblica. In questo momento ATS è in grave affanno nel garantire il tracciamento, molti servizi pubblici essenziali si trovano con personale decimato (ospedali, trasporti, banche…); far finta che siamo nella normalità per non assumersi la responsabilità di chiusure scomode e impopolari e lasciare che un vero e proprio lockdown incontrollato avvenga in modo naturale per il gran numero di persone malate, non è governare l’emergenza ma farsi travolgere da una emergenza che rischia di diventare ingestibile con gravi ripercussioni anche dal punto di vista economico e sociale. Comprendo lo scoramento ed il disappunto di tutti, non solo come amministratore ma anche da cittadino e genitore. E’ il terzo anno scolastico consecutivo strappato ai nostri figli tra DAD, presenze parziali, entrate scaglionate, incertezza e discontinuità. I nostri figli, gli unici a non avere colpe, sono invece coloro che stanno pagando il prezzo più alto dell’inadeguatezza della politica. Nessun investimento è stato fatto sull’edilizia scolastica, esistono sistemi di areazione forzata che potrebbero rendere gli ambienti sani ma che non sono stati adottati, in molte realtà le classi continuano ad essere classi-pollaio, i mezzi di trasporto per raggiungere gli istituti scolastici sono insufficienti tanto da essere sovraffollati o da saltare le fermate per raggiunti limiti di capienza. Questa è la realtà con cui purtroppo ci dobbiamo misurare”. La decisione di Finiguerra è stata condivisa, dopo febbrili consultazioni con i dirigenti scolastici, anche dai sindaci di Albairate e Cisliano, una scelta sofferta ma ritenuta prudente e indispensabile visto il dilagare dei contagi nelle classi. Al contrario il sindaco Cesare Nai ha espresso sabato 8/1 una decisione opposta per Abbiategrasso, ha infatti comunicato che:  “In linea con quanto stabilito a livello governativo, fatte salve nuove e diverse indicazioni nazionali o regionali, si comunica che le scuole cittadine, qualora non già riaperte nella giornata di venerdì 7 gennaio, riprenderanno regolarmente la loro attività didattica a partire da lunedì 10 gennaio”. Lunedì 10 quindi, data di ripresa della scuola, prevista in tutta Italia dal Governo, rivelerà realtà molto diverse, in Campania e in Sicilia i governatori hanno deciso per la chiusura e le lezioni in DAD, a distanza, dove la scuola invece sarà aperta mancheranno bidelli e insegnanti, una situazione che più caotica non si può, con i genitori che non sanno più come fare per organizzarsi con i figli a casa e non sanno più chi ascoltare e cosa è meglio scegliere per tutelare la salute fisica ma anche quella psicologica dei più piccoli. Un tutti contro tutti che non giova a nessuno. E.G.

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