TREZZANO S/N – Domenica 9 ottobre una delegazione di Trezzano sul Naviglio ha partecipato alla marcia per la pace Perugia-Assisi.  La prima marcia si svolse su iniziativa di Aldo Capitini e la sua immagine, giustamente, appariva bene in vista, a ricordo di quella prime ventimila persone che marciarono nel 1961.  Quest’anno si contavano 100mila partecipanti, protetti dalle preghiere del Papa e dei Francescani di Assisi. “Ci chiediamo – hanno detto i frati francescani – chi ascolta queste grida di dolore che salgono dalla terra. Non i potenti che si arricchiscono producendo e commerciando armi! Non gli Organismi internazionali che appaiono sempre più distratti, impotenti e insensibili! Chi darà una risposta alla giovane donna della Repubblica centroafricana che ci ha chiesto: ‘Perché voi paesi ricchi continuate a mandare armi in Africa’. L’Italia come risponde a questa domanda? Che fa?”. Applaudito l’intervento di don Luigi Ciotti, anche lui ha parlato del “fare”. “Se c’è una malattia veramente mortale – ha detto il fondatore di Libera – credo sia la rassegnazione, la delega e l’indifferenza. Non basta commuoversi. Ogni ora  800 bambini muoiono di fame e malattie sulla faccia della terra. Abbiamo quindi bisogno di fare meno parole e più fatti”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è rivolto ai giovani. E di giovani la marcia era piena. Dai bambini che indossavano la kefiah camminando tra bandiere della Palestina, agli immigrati aiutati da varie associazioni; dai giovani musulmani ed ebrei, ai ragazzi delle scuole medie che cantavano slogan pacifisti a squarciagola. La pace non ha religione: erano presenti atei, cristiani, ebrei e musulmani. La pace non ha età: c’erano anziani e ragazzini con i loro insegnanti e genitori. La pace non ha colore di pelle e di credo politico: era presente il sindaco di Monselice, a capo di una coalizione che unisce Lega Nord, Forza Italia e Nuovo Centro Destra ed era presente il sindaco di Trezzano sul Naviglio Fabio Bottero, con i compagni della lista civica e del Partito Democratico. Con lui marciavano le assessore Sandra Volpe e Cristina de Filippi, tutti a mantenere sollevato bene in vista il manifesto che mostrava le scritte degli studenti trezzanesi: “Abbiamo diritto di crescere in pace!”, “Pace Amore Gioia!”, eccetera. I ragazzi di Amatrice erano presenti per “andare avanti”; la loro scuola ha riaperto ospitando anche studenti di Accumuli, con spirito di accoglienza. Lo stesso spirito di “movimento, azione ed accoglienza” che muove le associazioni che si occupano dei profughi, sbarcati sulle coste italiane dopo viaggi allucinanti. Pace significa anche Libertà e l’Articolo 21 c’era, per veicolare il suo messaggio di libera manifestazione del pensiero. La stessa libertà crudelmente negata a Giulio Regeni, ricercatore italiano torturato a morte in Egitto, e Vittorio Arrigoni, pacifista morto perché si prodigava come giornalista per la risoluzione del conflitto israeliano-palestinese. Gli sarebbero piaciute le parole di Papa Francesco, che ha voluto ricordare che: “Attraverso il dialogo e i negoziati possono trovare la loro composizione le controversie e le divergenze che stanno causando terribili sofferenze, soprattutto ai più deboli”. Occorrono i fatti, nel segno del dialogo vero, quello attivo. Valentina Bufano

 

 

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