ABBIATEGRASSO – Il  15 dicembre incontriamo Marina Baietta, già preside di scuole medie del territorio, ora direttrice di una delle aziende di famiglia, il nuovo albergo Italia, molto conosciuta  non ha certo bisogno di presentazione ma ha anche un ruolo meno noto ma non meno importante, è infatti consigliere della Fondazione degli Ospedali di Abbiategrasso,Cuggiono, Legnano, Magenta, il cui Presidente è Norberto Albertalli, Direttore Generale  Paolo Pigni, con lei come consiglieri: Angelo Gazzaniga,Roberto Rancilio, Giorgio Cerati. Immagino che ciascuno di voi rappresenti uno dei 4  ospedale. Le chiediamo: quando è nata e perché, di cosa si occupa la Fondazione? Risponde: “La Fondazione nasce nel 2013, è una Onlus, con riconoscimento di Regione Lombardia, è stata pensata dall’allora Direttore Generale dott.ssa Carla Dotti. Il compito di questa realtà voleva essere quello di rendere efficace l’azione di cura dell’azienda ospedaliera sostenendo i diversi soggetti che interagiscono in questo compito della cura: medici, infermieri e oltre a loro i familiari con uno sguardo attento anche a quelle associazioni di volontariato che interagiscono anche dall’esterno dell’azienda, quindi un compito vasto di sostegno e di promozione di quello che ogni ospedale vuol essere per i pazienti e per il territorio, questo quello che i consiglieri hanno cercato di interpretare al meglio nel primo mandato della Fondazione. Effettivamente non è semplice questa funzione perché non sempre questi soggetti riescono a interagire tra loro e sicuramente ognuno svolge la propria funzione al meglio soprattutto nel proprio ruolo di medico e paramedico ma difficilmente riesce a incontrare i bisogni espressi dalle famiglie e dai pazienti. La Fondazione dovrebbe riuscire a coniugare queste diverse esigenze. Ci siamo mossi cercando, ogni consigliere, di conoscere le diverse realtà e su due fronti: raccogliere le esigenze di tutti e quattro gli ospedali e di guardare, ciascuno, a quello che in particolare si  rappresenta”. In concreto, cos’ha fatto per conoscere meglio la nostra realtà? “Rilevando i bisogni, la prima azione nel 2013 è stata quella di un supporto al reparto di eccellenza del piede diabetico, a disposizione non solo per Abbiategrasso, abbiamo fatto 2 o 3 iniziative di raccolta fondi per acquistare una bilancia particolare per pesare il paziente e intervenire con una cura adeguata”. Per quanto riguarda le esigenze espresse dalle associazioni? “Non ho avuto incontri personali, ma l’associazione di cui ho sentito di più le richieste, mettendomi in una posizione di ascolto, sono soprattutto le richieste del Movimento del Malato”. In questi giorni, esattamente mercoledì 13 di pomeriggio, un anno e un giorno dalla chiusura del P.S. di notte, è stato organizzato un momento di festa per gli ‘auguri natalizi’ anche presso il Cantù. Non c’eravamo, ci è stato detto che avevamo ricevuto una mail che però non abbiamo trovato, si dev’essere trattato senz’altro di un disguido. Ci sono giunte subito dopo diverse segnalazioni, non proprio positive e che esprimono preoccupazione per il nostro ospedale. Ci sono arrivate anche fotografie, tre di queste riguardano l’auto del direttore generale Lombardo parcheggiata davanti al Pronto soccorso sotto al cartello Rimozione Forzata, e si chiede se le regole non valgono per tutti. Chi ha partecipato al momento si è detto perplesso, riferendo che ciascuno di voi, lei compresa, soprattutto il direttore generale avrebbe assicurato che ‘l’ospedale non verrà depotenziato quando in realtà si assiste a un continuo decrescimento di servizi, dagli interventi chirurgici solo di minore importanza, non si operano più i femori per esempio, nonostante le sale operatorie nuove e d’avanguardia. Ma soprattutto il Poas, il Piano Organizzativo Aziendale Strategico, documento fondamentale che dice quali sono le direttrici di sviluppo di ogni ospedale secondo l’Azienda, è un documento che delinea il Cantù, solo come una succursale del Fornaroli di Magenta, a cui è accorpato come distretto Magenta-Abbiategrasso, facendo perdere di fatto al Cantù la peculiarità di essere un ospedale vero e proprio’. Lei ha letto il Poas? Cosa ne pensa? Può rassicurare, visto il suo ruolo, che ci sarà un’inversione di tendenza? “Parto dalla festa, una tradizione natalizia della Fondazione, gli auguri al personale che si teneva solo a Legnano, quest’anno si è voluto fare in ogni ospedale, un segno che la Fondazione vuole essere all’interno del Cantù. Per quanto riguarda il Poas, ho segnalato più volte che oltre a sentirci periferia dell’impero per motivi logistici, ogni volta che vado in Fondazione infatti impiego dai 40 ai 50 minuti, un problema grosso quello della distanza. Il giorno 13 il direttore Lombardo ha voluto ribadire una linea di percorso che non vediamo corrispondere alla realtà, anche il sindaco Nai ha sottolineato la preoccupazione che il nostro ospedale non si riduca a una dependance di Magenta, il Poas dice questo, c’è poco da fare. Mi colpisce che quando in Fondazione si valutano le varie realtà risulta chiaro che per i pazienti anche un percorso inverso da Legnano ad Abbiategrasso è oneroso da un punto di vista di tempo e fatica, quando valutiamo la realtà ci si rendiamo conto della ragionevolezza di quello che chiediamo  ma dalla direzione generale non c’è riscontro e attenzione. Non ascoltano la Fondazione”. Secondo lei cosa succederà al nostro P.S.? Sara riaperto di notte? Pensa di poter fare qualcosa in proposito? Contiamo anche su di lei come rappresentante dell’ospedale di Abbiategrasso. “Dobbiamo contare su tutti, credo di avere più voce come cittadina, il ruolo della Fondazione è laterale…” E.G.

 

 

 

 

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