ABBIATEGRASSO – Gennaio apre la porta sul nuovo anno carico di attese e di speranze. E’ anche uno dei mesi più freddi, anche se consola il fatto che le giornate pian piano si allunghino sempre di più. Lo sottolinea anche un antico proverbio recitato in dialetto dalle nostri parti: “San Mául, un fréc da diául, Sant’Antóni, un fréc da demóni, San Sebastiàn, un fréc da càn”. San Mauro (15 gennaio), Sant’Antonio (17 gennaio) e San Sebastiano (20 gennaio) erano considerati, infatti, i mercanti della neve, che portavano tanto freddo, ma erano ben accolti perché la neve era ritenuta benefica per le colture di frumento e segale, come si usava dire “sotto la neve c’è pane, sotto l’acqua la fame”.

C’è poi il detto “Sant’Agnés, la lusérta la cur in de la scés”, che tradotto suona così: “A Sant’Agnese (21 gennaio) la lucertola corre nella siepe”, un auspicio del ritorno di temperature meno rigide, anche se dovevano ancora arrivare, a fine mese, i “tri dì de la merla”, ritenuti i più freddi dell’inverno. Ai nostri giorni ci consoliamo di tanto freddo gustando le dolci “carsense”, che fanno capolino nelle vetrine dei fornai sin dai primi giorni di gennaio, e i “firòn” di castagne, che dalle valli cuneesi arrivano in città in questo periodo a fare bella mostra di sé su una bancarella in piazza Marconi. Entrambi preannunciano la tradizionale festa di Sant’Antonio, quando risplenderanno i bagliori dei falò e in molti si stringeranno attorno al fuoco scoppiettante, per scacciare i rigori dell’inverno e sperare di poter esorcizzare gli eventi negativi dell’esistenza, allontanando dal nostro cammino mali, malattie, tristezze e guai. M.B.

 

 

 

 

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