ABBIATEGRASSO – Il Tribunale per i Minorenni di Milano ha emesso la sentenza per i nove ragazzi, tutti minorenni all’epoca dei fatti, accusati di far parte della baby gang che ha commesso numerosi reati, rapine, estorsioni, lesioni, soprattutto a carico di coetanei. I responsabili sono stati individuati nel mese di marzo, il giudice ora li ha condannati a pene meno severe di quelle richieste dal Pubblico Ministero. Ai due che risultano latitanti, che sono fuggiti dalle comunità a cui erano stati affidati, la condanna è di 3 anni e 10 mesi, per gli altri, che ancora non sono maggiorenni, è stata decisa la “messa alla prova”. Un’opportunità di cambiamento e di reinserimento che consiste in un programma di trattamento che prevede attività obbligatorie come l’esecuzione di lavori di pubblica utilità, una prestazione gratuita a favore della collettività. L’attuazione di condotte riparative, volte a eliminare le conseguenze dannose derivanti dal reato. Il risarcimento del danno e, se possibile, l’attività di mediazione con la vittima che ha subito il reato. Il programma può prevedere l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche. Questa misura non può essere concessa più di una volta ed è esclusa nei casi in cui l’imputato sia stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza. Nella fase di esecuzione, il giudice riceve dall’UEPE le informazioni sull’andamento del programma, dispone le eventuali modifiche e, se necessario, i provvedimenti di revoca, in caso di grave inosservanza delle prescrizioni o di commissione di nuovi reati non colposi. Al termine del periodo fissato, valuta in udienza l’esito della prova e, in caso positivo, dichiara l’estinzione del reato. Il giudice può revocare anticipatamente la misura, con ripresa del processo, per grave e reiterata trasgressione del programma di trattamento o delle prescrizioni. Una possibilità che, si spera per loro e per l’intera comunità, i ragazzi sappiano ben utilizzare per assicurarsi un futuro migliore, diventando persone responsabili, abbandonando la violenza e l’aggressività che, oltre a far male agli altri, distrugge anche il loro futuro.  Un monito anche per altri ragazzi che, come loro, devastano spazi, bene pubblici e privati, per noia, per rabbia, per  essere accettati dal branco, per ragioni, qualunque siano, comunque sbagliate per tutti. E.G.

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