ABBIATEGRASSO – Un riuso più proficuo per tutti dei beni confiscati alla mafia, un ‘laboratorio’ a cui han lavorato Stefano Balzarotti, conosciuto consigliere comunale di  Per Abbiategrasso, grazie soprattutto al suo lavoro dobbiamo  il ritorno  del Giudice di Pace ad Abbiategrasso, si occupa di assistenza legale e consulenza alle imprese, e la prof.ssa Simona Cazzaniga, che molti abbiatensi conoscono perché durante gli anni di liceo frequentava il classico al Cairoli di Vigevano e lavorava all’Altra Libreria.  Ora il suo curriculum è sorprendente, interessante, prestigioso, impossibile citare tutti gli incarichi assunti dopo la laurea in Diritto Industriale, come docente universitaria a Milano e in Europa, molte le menzioni e i riconoscimenti a livello internazionale. La prof.ssa Simona Cazzaniga fa anche parte come Managing Partner del noto Studio Legale Sutti con sedi ovunque, a Milano da oltre 50anni opera nei campi dei servizi all’impresa. E si deve ai due collaboratori abbiatensi di questo studio legale l’iniziativa che prevede, venerdì 23 giugno alle 10.30 presso la Sala Lauree di via Conservatorio 7, la presentazione di progetti imprenditoriali sviluppati dai team di studenti del “Laboratorio riuso beni confiscati alla mafia”, sotto l’egida di città metropolitana di Milano e partner quali il Politecnico, Endolam, Centro Studi Città di Milano. Chiediamo a Stefano Balzarotti in che cosa consiste il progetto, risponde:

 

“Il progetto consiste nel riutilizzare e valorizzare in maniera innovativa i beni sequestrati alla criminalità in Provincia di Milano, donando loro una seconda vita con effetti positivi che ricadano su tutta la comunità. Più in particolare, per consentire un recupero proficuo di tali beni, occorre valorizzarli dal punto di vista imprenditoriale, pur non sforando il fine sociale che sta alla base della normativa del settore. Ad oggi la maggior parte di tali beni giace in uno stato di degrado e abbandono, o utilizzati esclusivamente per scopi assistenziali (finalità importantissima ma che non può coinvolgere la totalità di questi beni), occorre invertire questa tendenze e utilizzare tali beni per creare lavoro e sviluppo nei territori colpiti da questo fenomeno. Con questa base di partenza abbiamo, con la collaborazione essenziale degli studenti dell’Università degli Studi di Milano iscritti al corso di Management dell’Innovazione e dell’imprenditorialità, svolto una mappatura di tali beni e contattato i Sindaci dei Comuni coinvolti, i quali si sono mostrati subito disponibili ad intraprendere il progetto. Con queste sinergie, i gruppi di lavoro degli Studenti, guidati dal Prof. Mario Benassi, hanno elaborato idee, progetti, proposte concrete che nella conferenza pubblica del 23 giugno presenteranno ai Sindaci”.

 

Potete  anticiparci quali sono gli eventuali beni tolti alla mafia? E quali sono a grandi linee le proposte per un loro proficuo recupero?  

Risponde Simona Cazzaniga: “Gli immobili che ad oggi risultano essere stati sottratti alle mafie in Lombardia sono ben  1.706 dei quali 1.006 nella provincia di Milano. Ci sono immobili di tutti i tipi: villette, appartamenti, negozi, magazzini, capannoni, terreni e perfino parte di parchi! I ‘miei’ giovani studenti universitari, sia del Politecnico – Design, che della Statale di Milano – Management dell’Innovazione e dell’Imprenditorialità hanno fatto davvero un ottimo lavoro, sono orgogliosa di loro. Presenteranno e divulgheranno le loro proposte il 23 giugno ma sono convinta che questa iniziativa non si fermerà con l’edizione 2017, ci sono i presupposti perché coinvolga altri giovani, mi auguro anche del territorio dell’abbiatense e del magentino”. E.G.

 

 

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