Il Comune è tra le amministrazioni del Milanese e del Pavese che chiedono una deroga straordinaria nella gestione della risorsa idrica. Riso e colture estive nella fase decisiva della stagione. Il Verbano è in condizioni di siccità estrema e continua a scendere.

ABBIATEGRASSO – L’acqua che manca nelle campagne dell’Abbiatense ha origine molti chilometri più a nord. Il Lago Maggiore continua a perdere quota, i rilasci verso valle sono sempre più difficili da sostenere e nelle risaie il calendario non concede molto altro tempo.

Abbiategrasso è tra i Comuni del Milanese e del Pavese che hanno chiesto agli enti competenti un intervento urgente e la possibilità di una deroga straordinaria nella gestione dell’acqua, con l’obiettivo di garantire alle aziende agricole la risorsa necessaria per completare il ciclo delle coltivazioni. La richiesta assume un peso ancora maggiore alla luce dei dati aggiornati sul sistema idrico del Nord Italia. L’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po ha confermato il 6 agosto una condizione di severità idrica alta a scala distrettuale e ha indicato proprio il Lago Maggiore come la situazione più critica tra i grandi laghi regolati: il riempimento era sceso al 5,3%, con valori prossimi ai minimi storici.

L’acqua del Verbano alimenta le campagne dell’Abbiatense

Per comprendere la preoccupazione degli agricoltori bisogna seguire il percorso dell’acqua.

Il Lago Maggiore alimenta il Ticino e, attraverso il sistema delle derivazioni e dei canali, una parte fondamentale dell’agricoltura irrigua della pianura occidentale lombarda. Il reticolo gestito dal Consorzio Est Ticino Villoresi ha quindi un ruolo decisivo anche nell’Abbiatense, territorio nel quale riso, mais e foraggere restano componenti importanti dell’economia agricola.

La disponibilità idrica si è però ridotta proprio durante una delle fasi più delicate della stagione.

Per il riso agosto coincide con la spigatura e con il completamento del ciclo produttivo. Una drastica riduzione dell’irrigazione in questa fase può tradursi in una perdita di resa che non sarebbe più recuperabile con eventuali precipitazioni tardive. Anche Coldiretti segnala una situazione particolarmente difficile nelle aree risicole del bacino del Po e indica riso, mais, soia, pascoli e colture estive tra le produzioni maggiormente esposte alla siccità in corso.

La richiesta dei Comuni

L’appello è stato sottoscritto da amministrazioni comprese tra il Sud-Ovest milanese e la provincia di Pavia. Tra quelle indicate dalle fonti figurano, oltre ad Abbiategrasso, Besate, Binasco, Gaggiano, Motta Visconti, Rosate, Vermezzo con Zelo e diversi Comuni del Pavese.

La richiesta è rivolta a Prefetture, Regione Lombardia, consorzi irrigui e organismi responsabili della regolazione delle acque.

L’obiettivo non è ottenere un rilascio indiscriminato, ma verificare tecnicamente la possibilità di utilizzare una quota ulteriore della risorsa disponibile per accompagnare le coltivazioni fino al termine della fase decisiva della stagione.

È una distinzione importante perché la gestione del Verbano deve tenere contemporaneamente conto dell’agricoltura a valle, degli equilibri ambientali, della navigazione e della necessità di non esaurire una riserva già arrivata a livelli eccezionalmente bassi.

La proposta: utilizzare una parte della riserva residua

Nel dibattito è intervenuto anche Giovanni Nidasio, consigliere del Consorzio Est Ticino Villoresi e presidente del Consorzio Fiume Olona.

Secondo Nidasio, il raggiungimento dell’attuale limite di regolazione non significherebbe l’esaurimento fisico della risorsa utilizzabile: vi sarebbe ancora un margine sul quale valutare una deroga temporanea. Nidasio quantifica tale margine in circa 90 centimetri.

Si tratta, è bene precisarlo, della valutazione espressa da Nidasio, non di una decisione già adottata dagli organismi regolatori.

L’utilizzo di ulteriori volumi richiede infatti un bilanciamento tecnico tra interessi diversi e autorizzazioni degli enti competenti.

Il Lago Maggiore continua a scendere

Il dato più preoccupante arriva dall’evoluzione del Verbano.

Già il 6 agosto l’Autorità di Bacino del Po classificava il lago in siccità estrema, indicando livelli e portate prossimi ai minimi storici. Le rilevazioni riportate il 10 agosto mostrano una situazione ancora critica: alla stazione di Brissago il livello è stato indicato attorno a 192,19 metri sul livello del mare, circa dieci centimetri sopra il minimo storico di agosto riportato dalla stessa serie di misurazioni. Gli afflussi risultano inoltre nettamente inferiori ai deflussi.

In altre parole, entra nel lago molta meno acqua di quanta ne esca.

E senza precipitazioni consistenti sul bacino, invertire rapidamente la tendenza appare difficile.

Una crisi che non riguarda soltanto questa estate

Il problema, tuttavia, non nasce ad agosto.

Già il 10 luglio Est Ticino Villoresi, riportando i dati dell’Osservatorio ANBI, indicava per la Lombardia una carenza superiore al 36% della riserva idrica, pari a circa 709 milioni di metri cubi. Il Lago Maggiore presentava allora una delle situazioni più difficili dell’intero sistema. A maggio era stata invece completata una modifica importante nella regolazione del Verbano: dopo un lungo periodo sperimentale, il livello massimo regolato era stato portato a +140 centimetri sullo zero idrometrico di Sesto Calende, creando teoricamente una maggiore capacità di accumulo da utilizzare proprio durante i periodi siccitosi.

L’estate 2026 sta però mostrando quanto rapidamente anche quella riserva possa ridursi quando precipitazioni scarse e temperature elevate persistono per settimane.

La partita dei prossimi giorni

Per l’Abbiatense i prossimi giorni saranno decisivi.

L’obiettivo delle amministrazioni è ottenere acqua sufficiente per accompagnare le coltivazioni verso la conclusione del ciclo senza compromettere ulteriormente un sistema idrico già sotto pressione.

Non è ancora possibile quantificare il danno economico specifico per le aziende agricole di Abbiategrasso, né affermare che la deroga richiesta sarà concessa.

Altrettanto improprio sarebbe attribuire la crisi esclusivamente alle modalità di gestione del Lago Maggiore: la situazione deriva da un deficit idrico molto più ampio che interessa l’intero Distretto del Po.

Il fatto incontrovertibile è però più semplice: nelle campagne l’acqua serve adesso.

Fra qualche settimana, quando il ciclo del riso e delle altre coltivazioni sarà concluso, eventuali nuovi rilasci arriveranno troppo tardi. È questo il tempo stretto dentro il quale Abbiategrasso e gli altri Comuni stanno chiedendo alle istituzioni di decidere.