L’incontro al Ministero si chiude senza il nome dell’investitore e senza un progetto industriale definito. La proprietà si è impegnata a chiarire capitali e prospettive entro l’11 agosto. I sindacati chiedono l’amministrazione straordinaria in assenza di una soluzione concreta.

ABBIATEGRASSO – Il futuro della BCS resta sospeso, ma il tempo concesso alla proprietà si è ormai ridotto a sette giorni.

Il tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non ha consegnato le risposte attese dai lavoratori, dalle organizzazioni sindacali e dai territori coinvolti. L’azienda avrebbe confermato la possibile presenza di un acquirente, senza tuttavia comunicarne il nome né presentare il piano industriale destinato a sostenere il rilancio del gruppo. Il Ministero ha quindi fissato un nuovo passaggio per martedì 11 agosto, data entro la quale la proprietà si è formalmente impegnata a dimostrare la disponibilità dei capitali necessari e a illustrare un progetto capace di garantire la ripresa produttiva e occupazionale.

Per gli oltre cinquecento dipendenti degli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara, l’ultima proroga assume il carattere di un confine: da una parte la possibilità di una soluzione industriale; dall’altra l’apertura dell’amministrazione straordinaria.

Un incontro giudicato «deludente»

Antonio Del Duca, segretario generale della Fiom Cgil Ticino-Olona, ha definito «deludente» l’esito del confronto.

Secondo quanto dichiarato dal rappresentante sindacale, l’ingegner Castoldi avrebbe confermato l’esistenza di un possibile acquirente, senza però fornire informazioni sulla sua identità o sui contenuti dell’operazione. È una dichiarazione sindacale, riportata dalla stampa locale, e non equivale alla conferma pubblica dell’esistenza di un’offerta vincolante.

Il punto centrale resta proprio questo: una manifestazione di interesse può aprire una trattativa, ma non costituisce ancora un salvataggio. Occorrono capitali verificabili, un perimetro industriale definito, investimenti e garanzie sulla continuità dei siti produttivi.

Il richiamo del Ministero alla proprietà

Nel corso dell’incontro, il Ministero avrebbe rivolto una critica netta ai vertici aziendali, sottolineando che il tavolo istituzionale non può essere utilizzato per discutere esclusivamente la tutela della proprietà.

La sede ministeriale deve produrre risposte sul futuro dell’impresa, sui livelli occupazionali e sulla solidità del piano di risanamento. Su richiesta aziendale sono stati concessi altri sette giorni, ma la nuova scadenza viene descritta come non ulteriormente rinviabile. Già il 27 maggio il Mimit aveva indicato come obiettivi la salvaguardia del patrimonio industriale, del know-how produttivo e dell’occupazione. Il gruppo conta poco più di cinquecento dipendenti distribuiti tra Abbiategrasso, Cusago e Luzzara.

Il ministro Adolfo Urso aveva allora affermato che BCS non doveva soltanto essere salvata, ma rilanciata. A distanza di oltre due mesi, il rilancio resta però ancora privo di una struttura pubblicamente illustrata.

La richiesta dei sindacati: amministrazione straordinaria

Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la richiesta di porre l’azienda sotto protezione attraverso l’amministrazione straordinaria qualora l’11 agosto non emergano novità sostanziali.

Nel comunicato unitario citato da Il Giorno, i sindacati considerano questo strumento l’unica risposta in grado di tutelare i lavoratori, evitare il fallimento e sottrarre il gruppo a una gestione che, a loro giudizio, non ha ancora prodotto una soluzione industriale concreta.

Questa è la posizione delle rappresentanze dei lavoratori. L’eventuale accesso all’amministrazione straordinaria richiederebbe l’avvio delle procedure previste dalla legge e non può essere considerato automatico prima della scadenza indicata.

Che cosa dovrà accadere entro l’11 agosto

La proprietà si è impegnata a presentare tre elementi fondamentali:

  • un piano di rilancio;
  • la prova della disponibilità dei capitali;
  • le condizioni per la ripresa occupazionale a settembre.

Solo dopo la presentazione di questi elementi sarà possibile valutare se l’interlocutore evocato dall’azienda rappresenti una soluzione credibile e quale parte del gruppo intenda effettivamente acquisire.

Restano ancora senza risposta alcune questioni decisive: il possibile investitore è interessato all’intero gruppo o soltanto ad alcuni stabilimenti? Quanti posti di lavoro intende mantenere? Quali produzioni continueranno ad Abbiategrasso? Quali risorse saranno destinate alla ripartenza?

Fino alla diffusione del piano, ogni previsione resta un’ipotesi.

Una crisi che riguarda l’intero territorio

BCS non rappresenta soltanto una delle principali realtà produttive di Abbiategrasso. La sua presenza alimenta un tessuto formato da fornitori, imprese artigiane, trasportatori, attività commerciali e famiglie che dipendono direttamente o indirettamente dalla continuità degli stabilimenti.

Il rischio non si misura quindi soltanto attraverso il numero dei dipendenti. La perdita o il ridimensionamento del gruppo produrrebbe conseguenze sull’intero sistema economico locale e sulla capacità del territorio di conservare competenze industriali costruite in decenni di attività.

Per questa ragione, l’11 agosto sarà molto più di una nuova data sul calendario ministeriale. Sarà il momento in cui promesse, contatti e manifestazioni di interesse dovranno assumere la forma di un progetto verificabile.

Fatti confermati, dichiarazioni e scenari

Sono confermati la conclusione del tavolo senza la presentazione di un piano industriale, la concessione di sette giorni e l’impegno della proprietà a presentare entro l’11 agosto capitali e progetto di rilancio. Sono dichiarazioni sindacali il giudizio negativo sull’incontro, la presenza di un possibile acquirente riferita dall’azienda e la richiesta di amministrazione straordinaria.

Restano da verificare l’identità dell’investitore, la consistenza della disponibilità finanziaria, il perimetro dell’eventuale acquisizione e il numero dei posti di lavoro realmente tutelati.

Il futuro della BCS non è ancora scritto. Questa volta, però, il margine per rinviare le risposte sembra essersi esaurito.