Dopo mesi di crisi arriva il passaggio più concreto nella vertenza dello storico gruppo di Abbiategrasso. Sottoscritto un accordo quadro vincolante che prevede la cessione di BCS a Italica e l’affitto del ramo operativo a I-Vision, con il sostegno industriale e finanziario del Gruppo Fulchir. L’operazione deve ora completare i passaggi societari, notarili e sindacali previsti dalla legge.

ABBIATEGRASSO – Dopo mesi trascorsi tra tavoli ministeriali, scadenze, proposte e rinvii, la crisi della BCS di Abbiategrasso arriva al passaggio più concreto dall’inizio della vertenza. La società ha comunicato la sottoscrizione di un accordo quadro vincolante destinato a disciplinare il percorso verso la cessione delle azioni di BCS e, contestualmente, l’affitto del ramo operativo d’azienda.

L’intesa prevede due operazioni distinte ma coordinate: BCS dovrebbe essere ceduta a Italica S.r.l., mentre il ramo operativo sarà affidato in affitto a I-Vision. A sostenere la ripartenza entrerà inoltre il Gruppo Fulchir, chiamato a mettere a disposizione capacità industriali e risorse finanziarie.

È una svolta sostanziale rispetto alla situazione di appena un mese fa, quando l’ultimatum fissato al tavolo ministeriale era scaduto senza la presentazione del piano industriale e delle garanzie economico-finanziarie attese.

La prudenza resta tuttavia necessaria: la cessione non può ancora essere considerata perfezionata. Devono essere completati gli atti societari e notarili e dovrà svolgersi la procedura di informazione e confronto con le organizzazioni sindacali prevista dall’articolo 47 della legge 428/1990 per i trasferimenti d’azienda.

Dall’incertezza all’accordo vincolante

La differenza rispetto alle numerose tappe precedenti della vertenza è rilevante. All’inizio di agosto il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva registrato due manifestazioni di interesse, ma nessuna operazione poteva allora essere considerata definita.

Due giorni dopo, il nuovo tavolo si era chiuso senza il nome dell’investitore e senza un progetto industriale completo, con sette giorni concessi alla proprietà per presentare capitali, piano di rilancio e condizioni per la ripresa produttiva.

Anche la scadenza dell’11 agosto era trascorsa senza la soluzione attesa, riportando al centro della discussione persino l’ipotesi dell’amministrazione straordinaria.

A poco più di un mese di distanza, il quadro è cambiato. Esistono ora soggetti identificati, un’architettura dell’operazione e soprattutto un accordo quadro vincolante, pur restando ancora da completare gli adempimenti necessari affinché cessione e affitto diventino effettivi.

Italica, I-Vision e Fulchir: come è costruita l’operazione

L’accordo individua ruoli differenti. Italica S.r.l. è il soggetto indicato per l’acquisizione delle azioni di BCS, mentre I-Vision dovrebbe assumere in affitto il ramo operativo.

Il Gruppo Fulchir interviene invece a sostegno della ripartenza attraverso risorse finanziarie e capacità industriali. È questo uno dei passaggi decisivi per un gruppo che negli ultimi mesi ha dovuto confrontarsi con una grave crisi economico-finanziaria e con la conseguente difficoltà di garantire la normale continuità dell’attività.

L’obiettivo dichiarato è riportare progressivamente BCS alla piena operatività, assicurando continuità alla produzione, ai servizi, alla fornitura dei ricambi e ai rapporti con la rete commerciale italiana e internazionale.

Il patrimonio da preservare comprende infatti non soltanto gli stabilimenti e gli impianti, ma anche competenze tecniche, marchi, filiali e relazioni commerciali costruite in decenni di presenza sui mercati della meccanizzazione agricola.

Il nodo dei lavoratori

È sul terreno occupazionale che l’accordo sarà osservato con maggiore attenzione.

La vertenza riguarda attualmente circa 430 lavoratori distribuiti tra gli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara. Secondo il piano illustrato in questa fase, l’intero organico dovrebbe confluire nella nuova struttura operativa, mentre è prevista l’attivazione della cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione durante il progressivo ritorno alla piena attività.

L’obiettivo indicato è accompagnare gradualmente il rientro delle maestranze e raggiungere il pieno impiego entro l’inizio del 2028.

Anche su questo punto è importante distinguere il progetto dalla sua completa attuazione: la salvaguardia dell’intero perimetro occupazionale costituisce uno degli elementi centrali dell’operazione, ma i passaggi formali con le organizzazioni sindacali devono ancora essere completati.

Le assemblee negli stabilimenti sono previste per il 22 settembre, quando il piano sarà illustrato ai lavoratori.

Capitali per far ripartire la produzione

Il progetto prevede inoltre l’immissione immediata di risorse per sostenere la ripartenza e il capitale circolante. La disponibilità indicata è compresa tra 5 e 10 milioni di euro di capitale proprio, ai quali dovrebbero affiancarsi linee di credito bancarie dedicate all’operazione.

È un elemento particolarmente importante alla luce di quanto accaduto durante l’estate. Nei precedenti confronti proprio la disponibilità effettiva delle risorse finanziarie era stata uno dei nodi sui quali Ministero e rappresentanze dei lavoratori avevano chiesto risposte concrete.

La prospettiva indicata dal nuovo piano è quella di riavviare la produzione a partire da ottobre, attraverso un percorso progressivo destinato a ricostruire la piena operatività del gruppo.

Una vertenza seguita dal Ministero

La crisi BCS ha ormai da mesi una dimensione nazionale. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva aperto il tavolo sulla società già il 27 maggio, indicando come priorità la tutela del patrimonio industriale, del know-how produttivo e dell’occupazione.

Allora il gruppo contava poco più di 500 dipendenti e il ministro Adolfo Urso aveva sintetizzato la posizione del Governo sostenendo che BCS dovesse essere non soltanto salvata, ma rilanciata.

Da allora la situazione occupazionale si è progressivamente modificata e il percorso industriale ha attraversato numerosi passaggi senza arrivare, fino ad oggi, a una soluzione strutturata.

Per Abbiategrasso una partita industriale decisiva

BCS appartiene alla storia produttiva di Abbiategrasso dal 1943. In oltre ottant’anni il gruppo ha costruito competenze, occupazione e una presenza internazionale nel settore delle macchine agricole, diventando uno dei nomi industriali più riconoscibili della città.

Per questo la crisi non ha mai riguardato soltanto gli addetti direttamente impiegati negli stabilimenti. Intorno alla società gravitano fornitori, imprese, servizi e un patrimonio professionale difficilmente ricostruibile una volta disperso.

L’accordo quadro firmato segna dunque un cambio di fase netto rispetto all’incertezza dell’estate, ma non rappresenta ancora il punto conclusivo della vicenda. Restano da perfezionare la cessione, l’affitto del ramo operativo e il confronto previsto con le rappresentanze dei lavoratori.

Per la prima volta dopo mesi, tuttavia, il dossier BCS dispone di elementi che vanno oltre manifestazioni d’interesse e ipotesi: ci sono un accordo vincolante, soggetti industriali identificati, risorse indicate e un percorso per la ripartenza produttiva.

Saranno le prossime settimane a misurare quanto rapidamente questo impianto potrà trasformarsi nella ripresa effettiva delle linee produttive e nella stabilizzazione dell’occupazione.