ABBIATEGRASSO – Le strade diventano un ring in cui non solo se le danno di santa ragione ma sempre più spesso spuntano anche coltelli o simili, scopriamo che anche Abbiategrasso e dintorni è sempre più un far west dopo 15 mesi di pandemia e il lockdown partito l’8 marzo 2020, quando si diceva “andrà tutto bene” e speravamo che dovendo superare una dura prova, saremmo migliorati, dobbiamo invece prendere atto di un disagio dilagante, anche emotivo. Ultimo episodio in ordine di tempo è la rissa con la comparsa di armi da taglio di domenica 13 giugno alle 21 nei pressi della stazione. Prima di andare in stampa, lunedì mattina, abbiamo contattato i Carabinieri, che confermano una rissa tra soggetti sudamericani, alterati dall’abuso di alcol, residenti a Milano, solo occasionalmente ad Abbiategrasso, in zona stazione perché in attesa del treno. Due i feriti, un 32enne e un 39enne, con ferite da arma da taglio, non trovata dai Carabinieri, che sono stati chiamati da testimoni, scioccati dalla violenza a cui hanno assistito. Dei due feriti, uno ha rifiutato le cure e l’altro è stato trasferito in ambulanza in codice verde al P.S. dell’ospedale di Magenta. Altre indagini sono in corso. La conflittualità è in crescita e la ripartenza presenta conti salati non solo economici. I giovani, meno strutturati, a cui è venuto meno l’aiuto della socializzazione a scuola ma a cui  spesso viene meno anche un controllo familiare, esplodono all’esterno o implodono per rabbia, frustrazione, generando situazioni ad alta tensione e ad alto rischio come la recente maxi rissa a Vermezzo con spari e per fortuna solo feriti lievi. La festa di fine scuola nel parcheggio della Fiera di via Ticino, martedì 8 giugno, con abuso di alcol, assembramento, schiamazzi notturni, è uno dei tanti esempi, culminato però con l’iniziativa dei Carabinieri che, quando sono arrivati sul posto, hanno identificato i ragazzi e chiamato i loro genitori invitandoli ad andarseli a riprendere. Ma l’aumento della trasgressione e dell’aggressività non riguarda solo i giovanissimi, infatti ogni settimana vengono segnalati episodi di risse con feriti anche tra adulti e non solo tra bande di extracomunitari, vedi gli accoltellamenti tra egiziani nei pressi della stazione. E’ di giovedì 10 giugno, verso le 19.30 in pieno centro nei pressi del Carrefour, la lite con il ferimento di un 46enne, aggredito per aver guardato una volta di troppo la donna che era con l’aggressore. Può uno sguardo scatenare tanto livore da estrarre un taglierino e avventarsi per sferrare un colpo che, durante una colluttazione, certo non puoi controllare più di tanto e può sfociare in una tragedia? L’impulso è di voler “difendere” la donna da uno sguardo di apprezzamento perché la si ritiene forse una “proprietà privata” e quindi uno sgarbo subito personalmente e imperdonabile? Qualunque sia il motivo di tanta rabbia, può essercene uno considerato valido per aggredire e recare danni fisici come in questo caso? La percezione di insicurezza è sempre più diffusa e la domanda di sicurezza è in aumento. Le forze dell’ordine sono sotto organico e fanno del loro meglio, rischiando anche la loro vita, ma le richieste di intervento sono in aumento e devono anche fare i conti con una “giustizia” che il giorno dopo, in molti casi, vanifica i loro sforzi, liberando chi, impunito, c’è da scommetterci, tornerà a delinquere. Serve una profonda riflessione politica ma anche personale di ognuno, per promuovere un cambiamento culturale per pretendere innanzitutto il rispetto per l’altro e perché il dialogo sostituisca l’aggressione fisica che mette a rischio tutti e soprattutto i più giovani. Ai giovani dimostriamo attenzione e affetto non “difendendoli” da insegnanti e adulti autorevoli che chiedono loro conto di comportamenti scorretti ma alleandoci con chi indica loro la strada per diventare adulti responsabili che tutelano una convivenza civile e armoniosa per tutti. E.G.

 

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