ABBIATEGRASSO – Come annunciato, da questo numero fino al 25 novembre, Giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne, cogliendo l’invito di Iniziativa Donna e della Commissione Pari Opportunità, intervistiamo  “uomini che ci mettono la faccia” accettando di rispondere alle domande, sempre le stesse proposte dalle ideatrici alla stampa, che chiedono di esprimere esperienze e riflessioni personali su quella che, purtroppo, è sempre più un’emergenza.

Questa settimana abbiamo intervistato Salvatore Rampinelli che, dopo una lunga presenza lavorativa nel gruppo BCS come Responsabile dei processi di verniciatura e, per oltre 10 anni, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, ora ha un ruolo istituzionale come assessore alla Polizia Locale, Sicurezza, Piani di solidarietà, Protezione civile del comune di Albairate.

1) Perché ha accettato l’intervista o meglio ha accettato di condividere un pensiero, di rendersi utile agli altri per migliorare luoghi comuni di pensiero?

“Ogni volta che un malessere sociale si incunea nel nostro quotidiano, se non abbiamo il coraggio di affrontarlo con chiarezza e determinazione, corriamo il rischio che alla lunga ci si rassegni alla sua presenza e quella del disagio venga considerata quasi  una condizione da accettare. Non condividendo ed anzi, temendo questo atteggiamento mentale, come individuo cerco in ogni modo di  confrontare il mio pensiero con quanti mi circondano. Credo fortemente nel valore dell’incontro tra persone, per fare gruppo e affrontare i problemi. Diciamo che tendenzialmente… io non mi giro dall’altra parte”.

2) Come agisce nella sua quotidianità per evitare che si verifichino fatti di violenza?

“Cerco sempre di pormi nei confronti dell’altro moderando gli atteggiamenti verbali e comportamentali, affinché l’interlocutore non sia prevenuto e non si metta sulla difensiva nei miei confronti. Anche per il ruolo politico che ricopro, tengo in buon conto il saper ascoltare. Credo sia la base di ogni comunicazione non violenta”.

 3) Le è capitato di avere a che fare con donne maltrattate? Se sì come ha reagito, come le ha aiutate e come si è comportato nei confronti dell’aggressore?

“Non in prima persona, ma ho conosciuto situazioni di famiglie nelle quali la violenza era elemento significativo nella gestione dei rapporti. Credo però che uno dei problemi maggiori nella nostra società sia ancora legato alla concezione che abbiamo della figura maschile, alla quale per una forma educativa retrograda, si concedono  ancor oggi molte cose. L’uomo è stato da sempre abituato ‘a farsi largo’, nella vita, nel lavoro, nello sport. Si è per lungo tempo pensato non avesse bisogno di chiedere, ma potesse pretendere e, soprattutto, non è stato abituato da piccolo a sentirsi dire molti no. Per questo va innanzi tutto rieducato al rispetto e al riconoscimento non solo della sua forza, ma anche della sua fragilità, che deve imparare ad accogliere e ad apprezzare.

 

4) Quali sono le azioni che si possono mettere in campo per arginare questa piaga sociale?

“Per quanto mi riguarda, sto promuovendo una campagna di sensibilizzazione contro la prostituzione, ma non tanto con intenti moralizzatori o repressivi nei confronti delle donne sfruttate, bensì rivolta in primis al pubblico maschile, per una nuova consapevolezza della figura femminile. La volontà è soprattutto quella di far prendere coscienza che violenza, soprusi, prostituzione, portano inevitabilmente a un degrado della società, peggiorando anche l’etica sociale di tutti noi. E, soprattutto, non basta non commettere determinati atti per sentirsi con la coscienza a posto: siamo arrivati a un punto tale, per cui è richiesto a qualunque persona civile fare del suo meglio per evitare che altri li commettano. E ciò è possibile sia proponendo una adeguata formazione, sia semplicemente smettendo di sdoganare o sottovalutare la gravità di certi atteggiamenti, giudizi, abitudini, celandosi dietro a frasi stereotipate tipo ‘…è sempre stato così, da che mondo è mondo’”. A cura di Enrica Galeazzi

 

 

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