L'eco della città

Un caso di abuso preso in carico dall’associazione “Dalle Ande agli Appennini” per aiutare Lara a riavere il suo piccolo Manuel

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CESANO BOSCONE – La signora Rita A. racconta la sua storia . Quella di una nonna che ha visto portare via il nipotino di 5 mesi e mezzo. “Il 25 giugno ha compiuto 2 anni. Adesso sta in una Comunità a Zinasco che accoglie i minori da 0 a 3 anni condotti per provvedimento del Tribunale”. La madre e la nonna del piccino sono riuscite ad ottenere la sospensiva di adottabilità e stanno facendo più rumore possibile attorno alla vicenda, anche rivolgendosi all’associazione “Dalle Ande agli Appennini” che si prende cura dei diritti degli ammalati psichiatrici e li difende dagli abusi accertati subiti nelle strutture psichiatriche, ospedaliere, di accoglienza.
La storia di Lara è lunghissima e noi possiamo così riassumerla: Lara T., 39 anni, resta incinta di un uomo di Bergamo che rifiuta di trasferirsi a Milano. Questo basta perché il rapporto tra i due si deteriori fino alla decisione finale di Lara di crescere da sola il figlio. Quando il piccolo ha poco più di cinque mesi Lara e sua madre Rita hanno un litigio, come ci racconta la stessa Rita: “Avevamo delle discussioni come ne hanno tutti! Ad esempio capitava che io volessi aiutarla nell’accudimento di Manuel e lei mi dicesse che la mamma era lei. A volte le madri sono troppo invadenti, ma si trattava di una discussione senza vera importanza. Eppure il medico curante ha allertato il Cps”. In effetti le strutture sociosanitarie hanno pensato di avere tra le mani un caso di disagio familiare e di dover intervenire. Seguono mesi da incubo con Lara costretta ad assumere psicofarmaci che lei rifiuta con la motivazione che deve allattare e accudire il figlio e non può farlo in preda agli effetti di sostanze che rallentano i movimenti del corpo e le capacità mentali. All’interno della struttura di accoglienza nella quale viene portata contro la sua volontà, ma nella quale se non altro può restare col figlioletto, viene costantemente monitorata. I professionisti che seguono il caso apprendono che Lara e Rita si sono affidate ad un avvocato per denunciare quello che definiscono un caso di abuso e all’associazione “Dalle Ande agli Appennini” che il 18 dicembre 2013 ha proposto una conferenza stampa nella quale veniva messo alla sbarra degli imputati il Dipartimento di Salute Mentale di un Ospedale di Milano. Ebbene, il giorno dopo il Cps stabiliva che la paziente dovesse assumere non solo il farmaco neurolettico Risperdal, ma anche sottoporsi ad una iniezione ‘depot’ ogni 14 giorni: non è finita: il 17 gennaio 2014, in occasione della terza iniezione depot di Risperdal, il CPS aggiunge anche il farmaco antidepressivo Citalopram. Insomma, Lara viene imbottita di farmaci contro la sua volontà. Gli effetti sono pressochè incompatibili con la necessità di dimostrare di essere una buona madre. Ormai cammina lentamente, guardinga ed esitante; parla lentamente, con i lineamenti del viso immobili. Quando le si pongono delle domande ci mette sempre qualche secondo prima di rispondere. Ogni tanto deve soffocare uno sbadiglio. E’ costretta a chiedere alle operatrici della struttura di accoglienza di aiutarla a cambiare il pannolino a Manuel, perché una volta le è caduto e ha il terrore che l’incidente si ripeta. Ci racconta Rita che: “L’assistente sociale ha prelevato Manuel che era un gioiellino. I vicini di casa mi domandano: “Dov’è il principino?”. E allora come si spiega la descrizione fatta dai sanitari, cioè che il piccino era “atono, senza espressione nel volto, poco reattivo, carente nello sviluppo piscomotorio del linguaggio”? Potremmo proporre tali dichiarazioni come didascalia delle fotografie che mostrano invece un bel bimbo sano e sereno? A casa di Manuel c’è una culla vuota e tre raccoglitori gremiti di fotografie. Vi si vede Manuel allattato al seno dalla sua mamma e la nonna che lo coccola teneramente. C’è uno scritto appeso alla parete dell’anticamera, “Il Valore di un Sorriso”, un sorriso che dona coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina. “Stavamo crescendo Manuel con questi valori” dice nonna Rita. E senza il sorriso di Manuel la prova è davvero difficile, straziante. Rita e Lara chiedono aiuto. V.B.

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